L’imbroglio dei libri digitali nella scuola

Sisa – Su alcuni quotidiani vi è chi si spertica in avveniristici progetti di classi 3.0 con lavagne digitali e banchi interattivi, quando la maggioranza delle scuole italiane cade a pezzi, non ha il wi-fi, a volte nemmeno un computer più o meno connesso a internet in sala professori. A ciò si aggiunge la storia dei libri digitali nella scuola, davvero farsesca.

Non solo perché molti professori usano la versione cartacea e danno indicazioni agli studenti come se la versione digitale fosse ugualmente cartacea, salvo che poi a volte le pagine non corrispondano, con evidenti complicazioni fantozziane, ma anche perché le famiglie sono obbligate a comperare il libro digitale, pagandolo più o meno come il cartaceo, ma non lo possono rivendere, né tenerlo, alla fine dell’anno scolastico.

Come compare a settembre sul tablet, così il libro scompare a giugno. Un assurdo che nega due diritti ai ragazzi e alle loro famiglie, ovvero quello di conservare alcuni libri e di rivenderne altri. Una astuta furbata degli editori scolastici.

Se fosse stato così ai miei tempi, la Divina Commedia tutta appuntata delle superiori non l’avrei potuta usare all’università. In più i libri multimediali sono quasi sempre solo e soltanto una mera e mediocre versione pdf del libro di testo, non offrono alcuna possibilità interattiva, o molto raramente, non vi si possono prendere appunti o aggiungere note, se non con una certa difficoltà. Risultato?

I ragazzi tengono accessi i tablet sul banco, ma senza guardarli, i loro occhi corrono veloci sui cellulari, sempre connessi, tra facebook, la musica di youtube e mille altre attrattive. Varrebbe allora la pena tenere il libro di testo classico, cartaceo e appuntabile a margine, e permettere ai ragazzi di tenere il cellulare connesso, indirizzandoli ogni tanto su pagine di wikipedia o di qualche altra più antica e prestigiosa enciclopedia, riuscendo così a utilizzare in maniera creativa l’interattività multimediale, creando un allargamento dei contenuti del testo e delle conoscenze dell’insegnante e offrendo ai ragazzi la scoperta, certo non piccola, di come internet offra molto di più dell’ennesimo “mi piace”, sparato con inusitata velocità e debordante e ripetitiva stanchezza, all’ultimo commento sull’ultima fotografia fatta in classe, dal vicino di banco.

Davide Rossi
Segretario generale

27 maggio ’13
90° anniversario della nascita del più grande pedagogista italiano del Novecento:
don Lorenzo Milani

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

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