Quota 96. “Le risorse c’erano, ma sono state spostate su altro”. Balletto di cifre tra MIUR e Inps, a breve soluzione, pesa la possibile caduta del Governo

di Daniela Sala – Dopo il caos sulle cifre dei giorni scorsi, i tecnici del Ministero dell’Istruzione e del Bilancio dovrebbero incontrarsi di nuovo oggi pomeriggio, giovedì, o domani. Lo fa sapere Manuela Ghizzoni, deputata Pd in commissione Cultura.

Intanto però la sorte dei “Quota 96”, cioè i dipendenti della scuola esclusi dalla salvaguardia introdotta per i cosiddetti “esodati”, dopo l’entrata in vigore della riforma delle pensioni targata Fornero, resta legata alle sorti incerte dell’attuale Governo. In commissione Lavoro è stato infatti discusso la scorsa settimana un testo unificato delle due proposte sui “Quota 96”, una a prima firma Manuela Ghizzoni (Pd) e l’altra Maria Marzana (M5s). Proposte che chiedono una deroga mettendo in evidenza le specificità del comparto scuola, rispetto ad altri settori anche pubblici perché i lavoratori possono andare in pensione un solo giorno all’anno, il primo settembre, indipendentemente dalla data di maturazione dei requisiti. Di tale specificità, sottolineano le proposte, la riforma Fornero non ha tenuto conto.

Il problema è  trovare la copertura finanziaria: “In realtà non è che  le risorse non ci fossero – spiega l’avvocato Domenico Naso, che segue il caso -, la copertura finanziaria ovviamente c’era ma poi le risorse sono state spostate su altro. Il Miur poi avrebbe tutto l’interesse a collocare in quiescenza queste persone, il cui stipendio è molto più alto dei neo-assunti che li rimpiazzerebbero.  L’onere sarebbe a quel punto trasferito sull’Inps. In ogni caso anche Francesco Boccia (presidente della commissione Bilancio, Ndr) ci ha rassicurato sulla disponibilità della commissione ad approvare il testo”.

Certo se il Governo cadesse cambierebbero tutte le carte in tavola, senza contare il recente balletto sui numeri: i “Quota 96” sarebbero infatti 9mila secondo l’Inps, 3970 per il Miur. La stima del Miur, fa sapere Ghizzoni sarebbe stata determinata  “sulla base di analisi della serie storica delle cessazioni del personale, docente e ATA, a partire dal 2000 ed è stata calcolata sui possibili beneficiari che conseguono i requisiti contributivi e anagrafici al 31 agosto. Pertanto, se i beneficiari sono circa 4000 per 8 mesi, su 12 diventano 6000”. La discordanza tra le cifre potrebbe dipendere “dal fatto che il Miur ha applicato una percentuale alta di mancata ‘propensione al pensionamento‘”.

Intanto comunque i “Quota 96” hanno iniziato a muoversi tramite vie legali e sono arrivate le prime sentenze.
9mila mi sembra davvero un numero esagerato – commenta Naso –. Per quanto mi riguarda posso dire che i ricorrenti che seguo per Uil sono circa 2400 a cui ne vanno aggiunti ulteriori 650-700”. E anche  l’Anief ha alcune cause in corso: “Circa 500”, conferma il presidente Marcello Pacifico che aggiunge: “È una situazione ridicola: non si capisce perché si debbano trovare risorse quando per le forze dell’ordine le stesse regole non valgono. E parliamo di persone che due anni fa pensavano di aver iniziato l’ultimo anno di lavoro e si ritrovano oggi a dover lavorare forse anche per i prossimi 5 anni. Sullo stato dei contenziosi attendiamo l’udienza del 17 novembre della Corte costituzionale che interverrà sulla legittimità della riforma Fornero. Intanto la Corte dei conti dell’Emilia Romagna e della Puglia ha sospeso il giudizio in attesa della Consulta e anche per tutti gli altri ricorsi stiamo chiedendo la remissione alla Corte costituzionale”.

C’è stata intanto anche un’ordinanza di un giudice del lavoro di Roma (resa nota ora, ma risalente all’agosto 2012) che ha collocato in pensione a partire dal 1 settembre 2012 una docente di “Quota 96”. Attenzione però ai facili entusiasmi, mette in guardia Naso: “In realtà è un’ordinanza che lascia il tempo che trova. Innanzitutto perché è ormai stato riconosciuto che la competenza non è del giudice del lavoro ma della Corte dei conti. Inoltre probabilmente la conclusione positiva per la docente è dovuta al fatto che con l’estate di mezzo l’amministrazione non ha fatto in tempo a presentare il reclamo (che corrisponderebbe in questo caso al secondo grado di giudizio) e così la sentenza è diventata definitiva. Insomma non ci aiuta a definire la questione a livello giudiziale”.

C’è stata intanto anche la sentenza di primo grado della Corte dei conti della Sardegna, che rigetta la richiesta: “Attendiamo le motivazioni che saranno rese note tra 30 giorni, ma sicuramente faremo appello alla Corte centrale di Roma”.

Infine un’altra questione è ancora aperta: “Il Miur avrebbe dovuto emanare la norma applicativa per la legge 137 del 7 agosto 2012 relativa alle situazioni di esubero. Ancora non è stato fatto e questo è un motivo di ulteriore incertezza per cui abbiamo inviato delle diffide ad adempiere al Ministero. Visto che abbiamo il quadro completo sulla mobilità e gli organici bisogna consentire alle persone in esubero di presentare la domanda di collocamento in quiescenza entro l’1 settembre”.

Mi aspetto che le sentenze di secondo grado saranno a nostro favore – conclude Naso – certo è che i tempi sono lunghi e a questo si aggiunge il fatto che siamo vincolati all’anno scolastico per cui sarà molto difficile risolvere prima dell’1 settembre”.

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

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