CHI HA PAURA DELLA SCUOLA DIGITALE? RIFERIMENTI UTILI PER CONFUTARE LE POSIZIONI DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE

Rileggo alcune dichiarazioni a proposito degli eBook a scuola riportate tra virgolette in un articolo uscito suRepubblica. Gli editori avrebbero affermato che “l’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche”, e il ministro avrebbe detto “fermiamo tutto, l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva, voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi”.  Le rileggo perché sono abituato a non reagire in modo istintivo alle provocazioni, e anche perché mi annoia un po’, ormai, anno dopo anno, tornare a discutere sugli stessi argomenti senza che si vada avanti, senza che si esca dal confronto (sterile) tra posizioni palesemente dettate da interessi di parte, atteggiamenti di pura resistenza al cambiamento (lascio volentieri lo sviluppo del tema agli psicologi), inutili battibecchi pregiudiziali e varia umanità. Tuttavia, anche in questa occasione, anche se c’è un nuovo ministro a ripetere parole già ascoltate, o forse proprio per questo, vale la pena di intervenire nel cuore stesso del dibattito che si è già acceso in rete in proposito, anche solo per rammentare a chi afferma di voler governare l’Italia che non tutti sono al mare e che non si può far passare alla chetichella – approfittando per di più del fine settimana – l’ennesimo rinvio di una decisione su un tema a mio parere essenziale per tutti coloro che hanno davvero a cuore il ruolo della scuola rispetto al futuro del nostro paese. Ma ora basta con la retorica. Affido a questo post il compito di argomentare le mie opinioni in proposito. Che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur leggere un articolo in formato digitale! Lo scopo di questo articolo è confutare punto per punto la posizione del ministro in carica in relazione alle affermazioni degli editori, per dimostrarne l’inconsistenza.

Prima di tutto, vorrei confutare il riferimento alla presunta accelerazione sulla questione dei libri digitali a cui il ministro fa riferimento. Non c’è stata alcuna accelerazione, come è già stato fatto notare da più parti. Di eBook e di contenuti digitali per la scuola si parla da oltre 10 anni. Per quanto mi riguarda, posso citare esempi e ipotesi di sperimentazione che risalgono al 2003 [cfr. eBook: un’ipotesi], ma anche invitare il ministro a rileggere quanto meno i contributi di autori più importanti di me, come Eletti, Roncaglia o Maragliano, e a riflettere sul fatto che ci sono editori che hanno cominciato a proporre contenuti didattici digitali tra il 2007 e il 2008 [cfr. Gli e-Books, finalmente…]. Di quale accelerazione stiamo parlando? Capisco che rispetto a qualche dinosauro che evidentemente suggerisce atteggiamenti prudenti tutto il resto appaia drammaticamente veloce, ma oltre 10 anni di dibattito sull’argomento, per restare all’Italia e senza voler tirare in ballo la ricerca ancora più stratificata e consolidata che a partire dai primi anni ’90 si è occupata della relazione tra contenuti digitali e apprendimento, non mi sembrano affatto una brusca accelerazione, anzi.

E qui veniamo al secondo punto. Secondo gli editori e il ministro manca una “seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale” che possa per così dire giustificare l’apertura di un credito nei confronti degli eBook come opzione per la scuola. Si potrebbe obiettare all’affermazione anche soltanto osservando che se non si incentiva la sperimentazione è evidentemente più difficile verificare il reale impatto di questa così come di altre tecnologie su un determinato scenario. Ma sarebbe troppo semplice e inutilmente polemico. Rispondo piuttosto elencando alcuni post pubblicati su questo stesso blog (che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur seguire un link!), non tanto in nome di un’autoreferenzialità che personalmente detesto, ma perché gli articoli che sto per citare fanno riferimento a sperimentazioni, convegni, documentazione e ricerche sia italiane che internazionali che dimostrano come sull’argomento ci sia stata ricerca e si siano delineate prospettive interessanti. Ecco alcuni punti di partenza per cominciare a esplorare lo scenario:

A partire da questo elenco, che potrebbe essere arricchito da diversi colleghi sperimentatori con ulteriori contributi (penso ai già citati Eletti, Roncaglia e Maragliano, ma anche a Agostino Quadrino, Maria Grazia Fiore e molti altri), ho verificato a mia volta lo stato della ricerca internazionale sull’impatto degli eBook a scuola e nelle università, e insieme a Michela Bini e Paola Zamperlin ho pubblicato all’inizio del 2010 un libro (anzi, un eBook) dedicato in modo specifico agli effetti di queste tecnologie in ambito didattico:

Rotta M., Bini M. & Zamperlin P. (2010), Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi. Roma, Garamond. [scheda ed estratti su: Un eBook sugli eBook]

La ricerca ha documentato che gli eBook, oltre a migliorare le abilità di lettura dei ragazzi e a modificare il loro stesso atteggiamento nei confronti della lettura, producono un primo impatto positivo sulle capacità epistemologiche e critiche, in parte legato al fatto che i dispositivi di lettura digitale agevolano l’uso integrato di una molteplicità di contenuti e l’accesso immediato a riferimenti incrociati e possibilità di confronto, in parte legato a fattori motivazionali; con la conseguenza che da un lato tendono a migliorare alcune capacità cognitive, dall’altro si creano i presupposti per un’evoluzione del setting metodologico verso formati didattici più centrati sui problemi e sulla socializzazione dei percorsi cognitivi che possono portare alla loro soluzione. Ma non è il caso di riassumere tutti i risultati che sono stati documentati richiamando ricerche e sperimentazioni nordamericane, inglesi e di altri paesi europei. Che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur leggere un libro in formato digitale! posso solo aggiungere che è a partire dal contributo citato che ha preso il via la prima sperimentazione integrale sull’utilizzo dei dispositivi mobili personali e dei contenuti digitali a scuola, una sperimentazione che è stata monitorata e analizzata e i cui risultati, più che incoraggianti, sono stati a loro volta pubblicati già nel 2011:

Bardi D., Castelli C., Cusconà S., Mora P., Morosini E., Rotta M., Testa S. & Testoni C. (a cura di) (2011), Oltre la carta: in aula con gli iPad e gli eBook Reader. Strategie, strumenti, appunti e riflessioni per una sperimentazione sull’uso integrato di mobile device e contenuti digitali personalizzati nella scuola secondaria superiore: il caso del Liceo “F.Lussana” di Bergamo. Con il contributo di Giuseppe Colosio, Cesare Quarenghi, Annamaria Romagnolo e gli studenti della 4L. Milano, Nova Multimedia Editore. [scheda ed estratti su: Oltre la carta: come integrare le tecnologie della conoscenza nella scuola]

Merita infine qualche riflessione anche l’affermazione circa i possibili danni alla salute dei bambini e dei ragazzi prodotti dai dispositivi tecnologici. Va detto che è molto nobile da parte degli editori preoccuparsi così tanto su questi aspetti: è singolare se mai che a condividere questa preoccupazione sia il ministro di un governo che non riesce a difendere i ragazzi dall’invadenza delle sale giochi, che non fa nulla per regolamentare seriamente la vendita di alcolici e tabacco ai minori e che accetta di buon grado che tutti, bambini compresi, possiedano e usino cellulari e altri dispositivi forse un po’ più invasivi di un eReader che fino a prova contraria, è di fatto un dispositivo spento nel momento in cui si sta leggendo, non va ricaricato tutti i giorni (e neanche tutte le settimane) e non è retroilluminato, ovvero non affatica gli occhi durante la lettura. Per non parlare delle ricadute positive indirette che gli eBook e gli eReader avrebbero sul peso degli zaini (di cui si leggerà sui giornali a settembre, un appuntamento classico ormai) e perfino sulla riduzione di emissioni nocive nell’atmosfera nell’eventualità (sostenuta a buon diritto da più parti) che gli eBook possano contribuire a un calo significativo nella produzione e nel consumo di carta. Potrei citare vari contributi in proposito (alcuni sono citati qui: Per una formazione ecosostenibile), ma non voglio neppure pensare che non ci si possa arrivare da soli. Che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur trovare il sito di Greenpeace cercandolo su Google!

Detto tutto questo, sperando di aver confutato in modo serio e circostanziato le posizioni che il ministro sembra esprimere o avvalorare, che cos’altro si può dire o fare per evitare che anche questa discussione si riduca a una polemica di 36 ore in rete? Penso che si debbano suggerire azioni precise, invitando tutti non tanto e non solo a indignarsi, ma a prepararsi al nuovo anno scolastico ricordando almeno che:

  • Non esistono (almeno che io sappia) normative vincolanti sull’obbligo dell’adozione dei libri di testo (di qualunque tipo o formato) e che imporre l’adozione può essere anche considerata una violazione sia del principio dell’autonomia scolastica che dell’articolo 33 della Costituzione. Questo significa che gli insegnanti possono opporre un semplice “no grazie” agli editori tradizionali e provare, se lo ritengono utile per la loro impostazione didattica, a orientarsi su soluzioni alternative, come l’uso di contenuti digitali aperti ad esempio.
  • Allo stato attuale è possibile per i ragazzi frequentare la scuola e svolgere qualsiasi programmazione didattica utilizzando dispositivi semplici e leggeri e contenuti poco costosi o addirittura gratuiti: è bene che i genitori lo sappiano e siano consapevoli del fatto che è un loro preciso diritto chiedere conto alle scuole delle ragioni per cui dovrebbero accollarsi oneri di spesa consistenti e costringere i ragazzi ad andare in giro con una decina di kilogrammi di carta sulle spalle quando è possibile (non obbligatorio, ma possibile) fare scelte diverse.
  • La ricerca educativa, le sperimentazioni e le evidenze empiriche sull’impatto e le ricadute dell’uso integrato di dispositivi mobili e contenuti digitali a scuola è ormai consistente e può offrire a dirigenti, insegnanti e genitori solide basi per impostare attività didattiche in grado di agire positivamente sia sulla motivazione che sulle competenze dei ragazzi, restituendo alla scuola (mi si perdoni l’enfasi) un ruolo significativo rispetto al futuro delle nuove generazioni.

Certo, in un paese normale non dovrebbe esserci neanche il bisogno di tornare ancora una volta a parlare di tutto questo. Si accetterebbe semplicemente l’ipotesi che la scuola debba o quanto meno possa tener conto dell’evoluzione tecnologica come opportunità per migliorare l’accesso alla conoscenza e la rielaborazione delle conoscenze. Ma l’Italia, si sa, è una sorta di paese interrotto, dove il futuro va cercato sfuggendo ai predatori della nostra cultura perduta…

 

da http://www.mariorotta.com/knowledge/

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

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