Anticipo scuola a 5 anni per diplomarsi a 18?

inviato da Riccardo – gentile Orizzontescuola, vorrei dire la mia su una questione centrale per l’assetto scolastico italiano. Ho letto pareri e soluzioni diverse volte a far terminare il ciclo di studi a 18 anni. Fin qui io sarei anche d’accordo, ma non si può essere affrettati o tirare la coperta sempre dalla propria parte.

L’ultima soluzione che ho letto, ma che già ventilava da tempo, è  stata l’anticipo della scuola a 5 anni. Ecco, questa sì che sarebbe una vera pazzia da incompetenti. E mi fa quasi impressione che a proporla sia un’associazione denominata APEF, Associazione Associazione Professionale Europea Formazione.

Chiunque abbia messo piede anche solo per qualche mese in una scuola primaria, si sarà reso conto della differenza, spesso “abissale”, che c’è tra una bambino di 5 e uno di 6 anni. Mettiamo che esista, perché  esiste, anche una minoranza di bambini che a 5 anni è già pronta per la scuola. Ma gli altri? Perché forzare i tempi della crescita? Perché  non rispettare la naturale e progressiva crescita psico-cognitiva del bambino? Come si può pensare che tutti i bambini, a 5 anni, siano in grado di affrontare un percorso impegnativo come la scuola primaria?

Perché fare questo torto agli insegnanti, che vorrebbero lavorare alla primaria e non a un’infanzia-bis? Ma soprattutto, perché fare questo torto ai bambini sottraendo loro un anno in più di gioco? Perché  trasformare la scuola primaria in un’appendice della scuola d’infanzia?

Sinceramente io non ci sto, anche perché non si possono avanzare proposte ridicole sulla pelle di insegnanti e bambini, specie se sono altri insegnanti a farle. Allora la soluzione potrebbe essere un’altra: accorciamo il percorso scolastico, ma istituiamo più ore nella scuola secondaria: salveremo insegnanti, didattica, istruzione e, soprattutto, resteremo sempre attenti ai nostri ragazzi.

O ancora: unifichiamo il percorso di scuola primaria e medie rendendolo di 7 anni, lasciando poi un biennio di secondaria superiore comune e un triennio specialistico.

Insomma, le soluzioni potrebbero esserci, basta però pensarle con calma e prenderci il tempo della riflessione, che sempre più manca in questa società, ma che non deve mancare in noi insegnanti.

La mia paura, però, è che a spuntarla sarà ancora una volta la “lobby”  (sì, la chiamo così) degli insegnanti di scuola secondaria che hanno sicuramente molto più “peso politico” di noi della primaria. Spero invece questa volta possiamo rimanere uniti. cordialmente

 

da orizzontescuola.it

 

 

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