Consulta provinciale degli studenti: non serve a nulla?

Consulta provinciale degli studenti: non serve a nulla?
di P.A.
Studenti.it mette in luce, a suo giudizio, l’inutilità della Consulta provinciale degli studenti che tra scarsi finanziamenti e giochi di partito, un organo importante finisce per essere irrilevante
Mentre si eleggono i componenti della Consulta Provinciale degli Studenti, CPS, in tutti gli istituti secondari superiori d’Italia, per il sito degli studenti c’è il motivato sospetto che molti degli eletti non abbiano le idee chiare su che cosa sia effettivamente Cos’è la consulta? E un organismo di rappresentanza degli studenti presente in tutte le province italiane, in cui i due membri di ogni scuola, con carica biennale, eletti direttamente dagli studenti, sono chiamati a riunirsi in assemblea con gli altri rappresentanti delle scuole della provincia. È un organo creato dal Ministero della Pubblica Istruzione dal 1996 e da questi finanziato tramite una percentuale di un fondo adibitogli per decreto. A cosa serve? Qui starebbe, secondo Studenti.it, l’ignoranza della maggioranza. Formalmente la CPS ha l’ovvio, quanto importante, ruolo di comunione tra studenti: garantisce un confronto diretto tra scuole per la realizzazione di iniziative, fornisce un contatto con enti e associazioni locali e con il mondo del lavoro, abitua i ragazzi alla collaborazione interscolastica per l’esecuzione di progetti più ampi del raggio d’azione del singolo liceo. Inoltre ha il ruolo fondamentale di controllo sull’attuazione dello Statuto delle studentesse e degli studenti. Ma negli ultimi anni la CPS starebbe sempre più perdendo importanza, tant’è che durante lo scorso mandato l’assemblea plenaria della provincia di Roma è stata convocata una volta sola. Quale il motivo? Forse la scarsità dei fondi? In effetti le percentuali stanziate sono piuttosto esigue ed è difficile attuare progetti su larga scala che renderebbero noto. La scarsa coesione? Con due rappresentanti da un cospicuo numero di plessi, differenti tra loro per indirizzo, ideologia politica, anche semplicemente per il luogo di provenienza, è difficile trovare immediatamente un punto d’incontro tra le necessità e le aspirazioni di ogni singola scuola: questo oltretutto fa gioco a gruppi politici organizzati già presenti e con rappresentanze nella Consulta che sfruttano la disorganizzazione e disomogeneità dell’assemblea per portare avanti le proprie battaglie. Inoltre, sostiene Studenti.it, la CPS non ha né l’attenzione né le possibilità che dovrebbe avere. La comunicazione e la cooperazione tra scuole e tra scuole e MIUR dovrebbe essere favorita e sostenuta a tutti i costi, non lasciata a languire nella noncuranza. Gli studenti si meritano un organismo di rappresentanza con veri poteri di delibera e di attuazione, non una pallida imitazione di un consiglio. È possibile o sono troppo utopistica?
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