«Meno ripetizioni grazie al digitale Ma la scuola italiana non è pronta»

da Corriere della Sera

app e portali per aiutare gli studenti. «non ci sono però infrastrutture e formazione»

«Meno ripetizioni grazie al digitale Ma la scuola italiana non è pronta»

Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche: con le nuove piattaforme si abbatterebbero le barriere tra casa e aula

Applicazioni per il tablet e lo smartphone che ti seguono passo dopo passo mentre risolvi un’espressione. Il tutor online che traduce insieme a te dal latino, spiegandoti l’ablativo assoluto o la perifrastica passiva. Piattaforme multimediali che ti aiutano a ripassare o a esercitarti con test mirati e rapidissimi meccanismi di autocorrezione. Forme di assistenza 2.0 allo studente. Sempre più sofisticate, interattive e personalizzate. Da far pensare  che, presto, il professore che ti segue  al pomeriggio con i compiti e ti spiega quello che non hai capito, potrebbe soffrire di solitudine. «Potenzialmente i nuovi strumenti digitali collegano l’insegnante della classe con i suoi studenti anche fuori dall’orario scolastico, consentendo di abbattere le barriere tra casa e aula e rendendo meno necessarie le ripetizioni» spiega Paolo Ferri, professore di Tecnologie didattiche all’università Bicocca di Milano e autore di La scuola 2.0. Verso una didattica aumentata delle tecnologie (Spaggiari, e 39, pp. 303). Se non fosse che in Italia, quando si parla di istruzione e innovazione, il problema è sempre lo stesso: mancano le condizioni di partenza. «Solo in pochissimi casi le scuole sono dotate dei dispositivi tecnologici e delle infrastrutture di base, come il wi-fi   -precisa Ferri -,  né i docenti sono ancora formati per usare i nuovi strumenti elettronici» .

APP E PIATTAFORME – Almeno l’offerta dei prodotti, però, sta crescendo. Ne seguiamo ogni settimana lo sviluppo su e-school, il blog del canale Scuola di Corriere.it dedicato alle nuove tecnologie per la didattica. Si va dalle App molto semplici come Risolvi espressioni dello sviluppatore Matteo D’Ignazio (aritmetiche, letterali, con frazioni, potenze, numeri periodici e decimali, svolte passaggio per passaggio) fino ai tutor online della casa editrice Loescher. Cicero, il più richiesto: un uomo (virtuale) dai capelli bianchi, vestito da antico romano, che – riga per riga – aiuta lo studente a fare la versione di latino e che, al contempo, invia al professore ogni  mossa del ragazzo così da valutare il suo stadio di apprendimento. Piattaforme ancora più elaborate sono state messe a punto dai principali gruppi editoriali impegnati nella scolastica.   Come la serie MyLab  di Pearson. Con MyMathLab, ad esempio,  allo studente in difficoltà con un esercizio si dà la possibilità di consultarne un altro (guidato) della stessa tipologia   e, se non bastasse, gli viene offerto un  sistema di tutoring. Da giugno, inoltre, in vista del ripasso estivo, Rcs Education arricchisce DigiTest – la piattaforma  con cui gli insegnanti possono creare e inviare le verifiche agli studenti – con MyDigiTest. Ovvero un  ripensamento interattivo del libro delle vacanze, in cui viene dato spazio soprattutto agli esercizi e all’autovalutazione. Apprendimento e correzione fai-da-te sono possibili anche con Libro più web,  l’ambiente digitale di Mondadori Education costruito attorno ai manuali digitali. Video che assomigliano alle vecchie lavagne nere in cui vengono spiegate algebra, geometria e trigonometria sono inoltre messi a disposizione, anche in italiano, sul sito di Khan Academy, l’organizzazione non-profit che fornisce materiali gratuiti per l’istruzione attraverso l’e-learning.

«L’APPRENDIMENTO  È UNA RELAZIONE»  – «Questi strumenti digitali funzionano ma è necessario che siano usati all’interno di un contesto, sotto la guida dell’insegnante – aggiunge comunque Paolo Ferri -.  Non sostituiranno mai l’essere umano, perché l’educazione resta innanzitutto una relazione. I nostri studi rivelano che l’autoapprendimento attraverso la sola tecnologia, anche nel caso che a imparare siano gli adulti, viene abbandonato nel 95 per cento dei casi». «I supporti digitali – continua – servono piuttosto a  espandere la relazione educativa fuori dalla classe, a personalizzare l’insegnamento, a correggere le verifiche velocemente lasciando tempo a maestri e professori di concentrasi su altri aspetti della didattica». «Se non saranno messe a disposizione più risorse economiche, tuttavia,  non solo per le infrastrutture, ma anche per pagare gli insegnanti e garantire che gli alunni trascorrono più tempo a scuola, o comunque sotto la supervisione digitale dei professori – osserva Ferri – è chiaro che le ripetizioni resteranno inevitabili». O al massimo, saranno gli insegnanti del pomeriggio ad avvalersi di tablet, app e piattaforme multimediali per espandere la relazione educativa con gli alunni a pagamento e migliorare il loro apprendimento.

Alessia Rastelli
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