Licei quadriennali, il forse del Ministro, certezze sui tagli. In Europa solo metà dei paesi con diploma a 18anni

Un argomento da “approfondire” ha detto ieri il Ministro dell’istrruzione Giannini relativamente alla sperimentazione avviata dal Ministro Carrozza sulle superiori quadriennali.

Sulla riduzione della scuola superiore da 5 a 4 anni ”c’è un punto di domanda” e ”un approfondimento doveroso” da fare. Lo ha affermato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ai microfoni di ”Prima di tutto” su Radio uno. La sperimentazione del liceo in 4 anni è un punto che il ministro ha ”personalmente bisogno di approfondire. Io non ho nulla pregiudizialmente in contrario – ha spiegato – perché è chiaro che se questi ragazzi escono prima e ben preparati va bene. Però bisogna vedere se quella è la strada. Ho l’impressione che ci sia un’ottima scuola primaria, licei e scuole superiori con punte di eccellenza, ma la scuola inferiore dovrebbe essere rivisitata”.

Una riforma dei cicli è comunque in cantiere e le scuole medie entrano nel lessico del Ministro, come settore da riformare, perché visto come “buco nero”.

Di certo abbiamo dei numeri, quelli del risparmio, se il percorso di studi venisse decurtato di un anno. Ne abbiamo già ampiamente discusso e per primi riportato i numeri.

La decurtazione di un anno del percorso di studi si traduce in un risparmio di 1.380 milioni di euro. Numeri che l’ex Ministro Profumo aveva preventivato venissero utilizzati per potenziare la didattica.

Ma in gioco ci sono anche 40mila cattedre e l’eventuale gestione dei soprannumerari, per i quali era sceso in campo l’allora sottosegretario Marco Rossi Doria, che ha proponeva l’istituzione di un organico funzionale per ammortizzare i “senza cattedra”.

Organico funzionale che permetterebbe alle scuole di autodeterminare il numero necessario di docenti in base alla sua offerta formativa e alla necessità di sostituzione dei docenti, incidendo sui posti lasciati liberi dai pensionamenti, ma anche sui posti a disposizione dei docenti precari.
Insomma, alla fine della catena di toppe a farne le spese sono sempre i più deboli

Una delle argomentazioni che punta a giustificare un eventuale taglio di un anno di studi o una rivisitazione dei cicli che permetta di diplomarsi a 18 anni è la solita, quella dell’Europa e di presunti standard europei.

In realtà, solo la metà dei paesi europei permette il conseguimento del diploma a 18 anni. Terminano, infatti, a 19 anni i sistemi di istruzione di Bulgaria, Danimarca, Estonia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia dove il percorso scolastico, però, si realizza su 12 anni perché l’obbligo inizia a 7 anni. In Scozia sono gli istituti professionali e in Germania il liceo e alcune scuole professionali a durare fino a 19 anni.

La domanda che ci poniamo è, dunque, se si tratta di una riforma necessaria, o se si nasconde dietro una volontà di risparmio

da orizzontescuola.it

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