Test per l’università anticipati: così le scuole aiutano i ragazzi

Antonella De Gregorio

Arianna ha tenuto duro, ma nella sua classe, una quinta liceo dello scientifico Pasteur di Roma, diversi compagni hanno rinunciato: martedì 8 aprile non si presenteranno al test di Medicina. Anche tanti professori hanno fatto un passo indietro: niente interrogazioni e compiti in classe nelle settimane prima della temutissima prova con cui i loro alunni si giocano il futuro. L’anticipazione dei test d’accesso alle facoltà a numero chiuso ha sparigliato le carte: nel periodo più «caldo» dell’anno, quello dedicato allo sprint finale per la maturità, toglie energie allo studio per l’esame di Stato. Oppure costringe i meno determinati a chiudere il sogno del camice bianco nel cassetto E i dati, in calo, sugli iscritti effettivi ai test di quest’anno lo provano: 64.187 per Medicina contro i 74.312 dello scorso anno (ma i partecipanti effettivi alle prove furono poi 69.073); 6.940 candidati per la prova di Veterinaria del 9 aprile contro gli 8.902 di un anno fa; 11.884 candidati per il test di Architettura del 10 aprile contro i 16.651 iscritti effettivi dello scorso anno.

 

 

«Un dramma»

«Un dramma, per tutti», dice Innocente Pessina, preside del liceo classico Berchet di Milano. «I professori sono arrabbiati, i ragazzi in difficoltà. E in questo periodo bisogna fare i conti anche con le vacanze di Pasqua e le gite di istruzione. Difficile portare a termine i programmi». Senza contare la tesina, le simulazioni della prima e della seconda prova scritta. E quella terribile «terza prova», fatta di quiz su tutte le materie, che in molti casi vale come compito in classe ed entra nella media dei voti.

 

 

 

Tra corsi e proteste

Molti istituti hanno organizzato corsi pomeridiani propedeutici ai test: «Da noi è stato proposto un modulo di 15 ore. Siamo una sessantina a frequentarlo – dice Arianna – E i prof in questi giorni non interrogano». Ma dopo il 12 maggio, quando si conosceranno i risultati e sarà stilata la graduatoria nazionale, è facile prevedere che gli insegnanti si troveranno a dover affrontare la delusione di molti ragazzi «bocciati» ai quiz. E intanto dagli scrutini usciranno voti più bassi del solito.
Ansia per i ragazzi. Perplessità per i docenti. Alcuni presidi stanno pensando di mettere nero su bianco i motivi del malcontento in una lettera da indirizzare al ministro dell’istruzione, Stefania Giannini. Anche le associazioni degli studenti si stanno muovendo: ScuolaZoo, seguitissima community studentesca, sta raccogliendo segnalazioni e proteste da parte degli studenti e ha predisposto una lettera da sottoporre a presidi e insegnanti per chiedere la loro opinione: «Vi trovate di fronte classi affaticate dal peso di una doppia preparazione? Ragazzi assorbiti dai quiz? Rischio di voti finali più bassi?» E ancora: «Quali soluzioni proponete?».

«Niente test»

All’ultima domanda il preside Pessina risponderebbe senza incertezze: «Niente test, sono contrario, derivano da una cultura anglosassone che non è la nostra e impediscono a studenti meravigliosi, con vocazioni forti, di seguire il proprio destino. Piuttosto le università cerchino di accaparrarsi i più motivati attraverso dei colloqui, e selezionando con esami rigorosi nei primi anni. Non hanno spazi? Glieli diamo noi: le scuole sono vuote, al pomeriggio».

Fuori 6 sui 7

Se i numeri rimarranno quelli della vigilia – 69mila iscritti per 10mila posti (erano 84mila lo scorso anno) – sei candidati su sette rimarranno fuori. Inevitabile la frustrazione di aver sprecato del tempo, abbassato le medie, ritardato la preparazione. Ma c’è da prevedere che il giorno del test – 60 domande a scelta multipla, ciascuna con 5 opzioni di risposta – i candidati saranno meno del previsto. Spaventati dalla mole dei programmi, dalla lotteria a cui si devono sottoporre: «Biologia e chimica sono le materie che preoccupano di più – dice Arianna – Bisogna riprendere in mano programmi svolti negli anni passati in maniera superficiale e rifare tutto da capo».

Favoriti

Ad essere favorito, quest’anno è chi non va a scuola, quelli che tentano il test magari per la seconda o terza volta e hanno già superato lo scoglio della maturità. Se si continuerà su questa strada, in futuro chi vorrà tentare l’ingresso nella facoltà dei sogni dovrà studiare con almeno due anni d’anticipo e scegliere un liceo dal taglio più scientifico, con materie più attinenti ai test.

Il calendario

L’anno scorso i test d’ingresso erano stati retrocessi a luglio, poi, dopo il caso bonus-maturità, sono slittati nuovamente a settembre. Quest’anno il calendario è riuscito a fare peggio. Anche se, a sorpresa,un sondaggio di Skuola.net ha trovato un 33% di studenti favorevoli alle nuove scadenze: 1 su 4 pensa che in questo modo si abbia tempo per cercare alternative in caso non vada come ci si aspetti, mentre un 8% crede che così si presenteranno i ragazzi più determinati, e i concorrenti meno interessati si elimineranno da sé.
La scelta è stata dettata da una decisione del Consiglio nazionale universitario, che ha individuato quella data per il possibile allineamento con le altre scuole internazionali, visto che non in tutti i Paesi la scuola finisce a giugno come in Italia. Anticipare le prove d’accesso all’università, può anche attrarre studenti stranieri: in Italia sono ormai disponibili diversi corsi di laurea in lingua inglese. Vantaggi, però, che non sono proporzionati alle difficoltà che stanno incontrando gli studenti.

da corriere.it

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