Valutare i docenti per modernizzare la scuola

da Tecnica della Scuola

Valutare i docenti per modernizzare la scuola
di Pasquale Almirante
Giannini ritorna, nel corso dell’audizione in Commissione cultura al senato, su un argomento scottante e delicato per i docenti: la loro valutazione
Il riferimento della ministra Giannini va al regolamento 80/2013 sulla valutazione nazionale del sistema di istruzione che da settembre sarebbe avviato in tutte le scuole. “L’applicazione sistematica di tale regolamento in tutte le scuole a partire da settembre: è un impegno politico che assumo”, ha detto infatti la ministra, “il singolo capitolo che può decidere da solo se saremo in grado di dare al Paese una scuola moderna nella funzionalità e negli obiettivi e anche nella sua missione fondante, o se accettiamo di tenerci quella del Novecento”. “Presto dovremo iniziare la discussione sul contratto degli insegnanti. Per una volta, vorrei che i temi da cui partire fossero il valore della formazione, la valorizzazione delle figure che contribuiscono all’autonomia scolastica, la carriera professionale per arrivare a dire che la retribuzione degli insegnanti non può più essere basata solo sull’anzianità”. Su questa specifica materia, come abbiamo più volte scritto e come dai sondaggi effettuati da talune organizzazioni sindacali si evince, i docenti sono ben disposti ad accettare di avere valutato il loro lavoro e il loro impegno, ma a condizione imprescindibile che tali “giudizi” siano assolutamente oggettivi, senza fughe in vanti e senza demagogie, come quella che vedrebbe nei dirigenti il Minosse che a “seconda che avvinghia” decide il girone. Stesso discorso se si dà potere agli alunni e ai loro genitori. L’argomento è dunque estremamente “sensibile” e guai a trattarlo usando la falce che miete tutte le erbe senza distinzione. Ricordiamo pure che il tentativo di Luigi Berlinguer, di valutare i docenti con un concorso, ebbe esiti esiziali per il ministro stesso che, a causa del massiccio e quasi unanime sciopero dei prof, fu costretto a dimettersi. Anche Mariastella Gelmini ci provò con delle sperimentazioni in varie scuole, molte delle quali le rifiutarono, mentre di quelle che si resero disponbili non si conoscono ancora i risultati.
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