I contenti digitali per l’apprendimento sono oggi uno dei principali temi di dibattito nella scuola e tra gli operatori del settore: Miur, case editrici educational, dirigenti e insegnanti. La circolare  del Ministero del 9 aprile 2014 che regola le adozioni dei “libri di testo” e dei contenuti digitali costituisce un passo avanti importante nella direzione delle liberalizzazione del mercato educational e, finalmente, rende i contenuti digitali “obbligatori” almeno per le nuove adozioni. Inoltre è significativo come la circolare renda finalmente attuativa la norma sul carattere facoltativo delle adozioni che era già presente del DM 781/2013 del ministro Carrozza sui “libri digitali” da me già commentato su queste pagine. Come ulteriore misura di liberalizzazione viene, poi, abolito il blocco di sei e cinque anni prima di poter cambiare i “testi” in adozione ed è quindi possibile scegliere i nuovi libri digitali o misti già dal nuovo anno scolastico.

Analizziamo più in dettaglio il provvedimento. Dal nuovo anno scolastico 2014/2015 le “nuove adozioni” di materiali e contenuti didattici devono obbligatoriamente essere in formato digitale o misto e non possono più essere adottati “corsi” in formato solo analogico. La nuova liberalizzazione delle adozioni spinge quindi verso i “contenuti digitali” e non solo quelli prodotti dagli editori … ! Possono essere oggetto di adozione anche contenuti acquisiti indipendentemente, reperibili in rete o prodotti attraverso il lavoro individuale o collaborativo dei docenti, ed eventualmente  anche attraverso il coinvolgimento degli studenti.

La circolare invita e permette, anche, ai docenti e ai dirigenti di utilizzare contenuti editoriali o risorse educative digitali aperte (Open Educational Resources, Oer), che presentino caratteristiche di modularità e  riusabilità. Prevede anche la possibilità di utilizzare  strumenti digitali interattivi e di simulazione come i videogiochi educational o serious games. Si comprende, in questo modo, come la transizione ai contenuti digitali per l’apprendimento possa rappresentare anche una svolta nelle metodologie della didattica. Disporre di una classe dotata di tablet o notebookper la fruizione dei contenuti digitali significa anche ridisegnare in modo centrato sull’attività dello studente il “setting didattico” dell’aula. Si tratta del metodo della flipped classroom –la classe ribaltata – che mette al centro l’attività di piccolo gruppo degli studenti e cambia il ruolo dell’insegnante. Da “istruttore” ed erogatore di nozioni a studenti “passivi”  a coach e allenatore che promuove e motiva l’interazione attiva e collaborativa degli studenti nel produrre soluzioni a problemi.

La svolta verso i contenuti digitali non è quindi solo solo un modo per moltiplicare l’offerta di risorse per l’apprendimento ma un “grimaldello” per trasformare la didattica (Ferri, P., Il futuro nella flipped classroom). Nella circolare (art. 3) vengono anche definite norme interne alla scuola di validazione dei contenti e, di concerto con il Ministero, quelle per la distribuzione “gratuita” dei materiali digitali autoprodotti dalla scuola. E’ quest’ultima, a nostro avviso, la parte meno “efficacie” della circolare sulle adozioni: infatti, il non prevedere un “equo compenso” per il lavoro autoriale dei docenti rappresenta un potenziale e rilevante ostacolo nel motivare un corpo insegnante che è il meno pagato d’Europa e che oltre che formato andrebbe “incentivato” nella transizione al digitale.

Anche con questi limiti l’insieme del provvedimento che prevede la liberalizzazione delle adozioni,  lo sblocco all’adozione delle novità, e l’obbligo di adottare, in questo caso, solo libri digitali o misti può, come abbiamo visto, rappresentare un passo avanti notevole nella “faticosa” strada verso la digitalizzazione della scuola che coinvolge insieme tutti gli stakeholder. Gli editori dovranno forzatamente dare maggior qualità alla loro offerta di contenuti digitali anche per limitare la “concorrenze” dei contenuti free già disponibili in rete (Khan Accademy e Ted tra tutti, ma anche Treccani ed esempio) e dei materiali didattici prodotti dagli insenanti e dalle scuole. L’obbligo di adottare contenuti digitali dovrebbe costringere il Miur ma anche i dirigenti e gli insegnanti più riottosi e “gutenberghiani” ad avviare azioni di sistema per la transizione alla Scuola 2.0.

Il che significa dotare la scuola delle infrastrutture che permettano un reale utilizzo dei contenuti digitali in classe: la connessione a banda larga di tutte le aule, una massiccia e capillare azione di formazione degli insegnanti che li renda consapevoli delle trasformazioni del loro ruolo; un forte investimento per dotare le scuole di ambienti virtuali per l’apprendimento per insegnanti e studenti, e di software gestionali per agevolare i dirigenti nei processi amministrativi. Forse i 3,5 miliardi che il Def stanzia per la scuola dovrebbero tener conto del fatto che non si tratta solo di mettere in sicurezza gli edifici, ma anche di mettere in grado gli insegnanti di lavorare in Scuole 2.0.