Dedicato ai nostri ragazzi alle prese con gli esami di maturità: fregatevene dei numeri

Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:

“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.
La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza.”

 

 

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

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    • GIAGIO
    • 28 giugno 2014

    Grazie per questo bel pensiero. Mi solleva pensare che nel mondo della scuola ci siano ancora degli insegnanti illuminati, nonostante tutto e spesso contro tutti. Ieri mio figlio ha avuto la sua prima vera lezione di vita che speravo tanto di potergli risparmiare e che so di aver contribuito a creare, per aver avuto il coraggio di esprimere le mie idee contro un sistema di fare scuola che non posso condividere. Ho deciso di non restare con la testa nascosta sotto la sabbia come, oggi, buona parte della comunità ritiene doveroso fare, e mio figlio ne ha pagato le conseguenze. Mi consola il fatto, però, che l’immeritata valutazione non gli abbia fatto perdere la sua stima per me e soprattutto per se stesso.

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