TABLET E COMPUTER NELLA SCUOLA, UNA IATTURA O UNA OPPORTUNITA’ ?

 

L’uso del tablet e di altri strumenti tecnologici all’interno della scuola rappresenta un tema quanto mai attuale. Un tema che produce accesi dibattiti tra i sostenitori dei pro ed i sostenitori dei contro. Se da un lato si fa un gran parlare di nuove strategie, integrazione e quant’altro, condite da una serie di neologismi sconosciuti ai più, dall’altro fioccano i risultati disastrosi di varie sperimentazioni, soprattutto relativamente all’uso dei tablet e anche numerose critiche circa l’uso improprio di tali strumenti da parte dei ragazzi.

 

Ho deciso di scrivere quest’articolo confrontando il mio punto di vista di insegnante di scuola dell’infanzia con quello di un collega, Salvo Amato, esperto di informatica, alle prese ogni giorno con l’impiego di questi nuovi strumenti tecnologici. Abbiamo voluto ipotizzare un dialogo tra le parti che possa evidenziare le principali ragioni dei pro e dei contro, in modo da far emergere problematiche e al contempo proporre soluzioni, qualora ce ne siano.

 

Salvo, ho letto in rete molte cose sulla questione del tablet a scuola. Veramente questo strumento potrà fare qualcosa per rinnovare la nostra scuola? Non sarebbe meglio occuparsi di qualcosa di più urgente, come riparare i tetti che rischiano di crollare?

Ci sono sperimentazioni in corso con risultati contrastanti e questi alimentano senza dubbio discussioni sull’efficacia o meno degli strumenti tecnologici nella scuola. Quanto all’urgenza, credo che il problema didattico prescinda dal problema relativo all’edilizia scolastica. E’ ovvio che ci sono priorità, ma la scuola è soprattutto fatta di persone competenti che hanno il dovere di aggiornarsi per quanto riguarda l’introduzione di questi nuovi strumenti.

 

Tornando ai tablet, come è possibile che ci siano differenze sulle reali ricadute? In fondo, se si applica l’uso di uno strumento in un contesto didattico come la scuola primaria dovremmo avere risultati confrontabili un po’ ovunque.

In rete si discute spesso di questo aspetto e ascoltando molti pareri sono arrivato a qualche mia personale considerazione che, ovviamente, rimane mia poiché frutto di un mio resoconto, piuttosto che di uno studio scientifico con metodi rigorosi.

 

Ce la esponi?

Spesso si scambia il fine con il mezzo. Molti confondono l’uso dello strumento come mezzo per imparare e studiare, con il fine stesso. Così facendo demonizzano lo strumento, che viene ridotto a mero esecutore materiale di comandi predefiniti che non sviluppano alcuna competenza nell’alunno, anzi lo danneggiano. Molto probabilmente sono conclusioni a cui arrivano coloro i quali lo strumento non lo hanno attentamente valutato e studiato, in funzione del valore integrativo nell’attività didattica. E’ ancora più probabile che manchi una adeguata preparazione di base, la quale consentirebbe di conoscere a fondo lo strumento ed usarlo bene, riprogrammando le attività didattiche che ne prevedono l’inclusione. Inoltre, alcuni si aspettano realmente risultati migliori, ma l’obiettivo potrebbe solo essere quello di fare una scuola di qualità che di certo non si misura solo con i voti che gli alunni saranno in grado di prendere.

 

Parliamo di bambini di sei anni per quanto riguarda la scuola primaria, ma anche di bambini di tre, quattro e cinque anni, se pensiamo che l’uso di tali strumenti sarà presente anche nella scuola dell’infanzia. L’uso del tablet o del pc può avere effetti negativi sulla concentrazione e sulla capacità di socializzare dei bambini. Per non parlare del fatto che a quest’età i bambini hanno bisogno di scoprire toccando, giocando, sporcandosi le mani… Il lato emotivo, poi, verrebbe completamente annullato. La percezione della voce della maestra che racconta una storia o la sua mano su quella del bambino per aiutarlo ad impugnare bene il colore. Tutti gesti che creano una simbiosi emotiva tra maestra e alunno, che verrebbero completamente annullati.

Di certo sarebbe assurdo distruggere le abilità manuali dei bambini. Qui parliamo della nascita di un nuovo modo di fare scuola, integrando non solo attività manuali, ma anche uso del tablet. Ci sono studi che dimostrano come il cervello in evoluzione sia particolarmente stimolato in presenza di un gioco interattivo. Hai comunque ragione da vendere quando parli degli effetti sulla concentrazione e sulla socializzazione e non c’è dubbio che il fattore tempo è importante. Potrei portare ad esempio l’uso della TV. Tutti sappiamo quanto siano devastanti gli effetti di una lunga esposizione e quindi cerchiamo di far stare i nostri figli davanti alla tv per un tempo responsabilmente limitato. E’ ovvio, quindi, che sarà importante stabilire un limite di tempo massimo da dedicare all’uso dello strumento. Infine, l’aspetto della materia è una cosa che con piacere mi fai scoprire. Il tablet rischia di essere freddo, impalpabile a differenza degli oggetti a disposizione dei bambini. Colorare col tablet non è la stessa cosa che colorare con i colori vivi. E’ per questo che io sono convinto che alcune cose vadano evitate, ma questo non può deporre a favore dell’esclusione di uno strumento come il tablet. Ad esempio l’aspetto dei suoni e dell’interattività è qualcosa di interessante che non puoi riprodurre facilmente in altro modo.

 

Un altro aspetto sul quale vorrei soffermarmi riguarda la formazione degli insegnanti e degli stessi alunni, specie se si considera la fascia d’età adolescenziale. Non credi che il docente, oltre ad essere formato sull’’uso dello strumento nella didattica, dovrebbe insegnarne anche l’uso consapevole? Non è che magari si danno tablet in comodato ai ragazzini e poi questi a casa ci giocano tutto il pomeriggio?

La formazione del docente è importante sempre, anche in casi in cui non è finalizzata ad introdurre uno strumento tecnologico. E’ evidente che questa debba esserci, così come è evidente che dovrà esserci la piena disponibilità dei docenti a formarsi. Occorre un po’ di entusiasmo, crederci e soprattutto un po’ di buona volontà. Occorre uno sforzo enorme e una apertura al cambiamento che stenta ad arrivare. Tutte le grandi innovazioni tecnologiche hanno avuto bisogno di un periodo di tempo più o meno lungo per essere assorbite totalmente dalle persone. Tutti o quasi viaggiamo in auto, ma nessuno sogna di demonizzarla perché non ci consente di scendere le scale o di scalare una montagna. Semplicemente la usiamo in modo intelligente per percorrere strade che già abbiamo percorso con altri mezzi e che in questo caso ripercorriamo con un mezzo nuovo, che magari ci fa risparmiare tempo e fatica, ma ci conduce lo stesso all’obiettivo finale. Ecco, io vedo l’introduzione del tablet proprio così. Uno strumento che vada usato sapientemente all’interno di un completo percorso formativo. In molte scuole primarie si sta sperimentando l’uso del tablet anche come strumento per la lettura dei libri di testo. Questo fa sì che si sia esposti ad un uso prolungato dello strumento, anche a casa. La connessione in rete e la possibilità che si possa fare di tutto, comporta la certezza (non tanto il semplice rischio) che si sia esposti a fenomeni di dipendenza cronica. So di scuole dove sono state create classi con l’eslusivo utilizzo di ipad. Ecco, questo è da evitare e gli strumenti per farlo ci sono tutti. Un progetto di introduzione del tablet non è fatto solo da un acquisto, ma da un piano organico e funzionale dove l’acquisto è una banale tappa. Si può fare in modo di impedire l’uso dello strumento in determinate fasce orarie, impedirne anche l’uso sconsiderato o l’uso di alcune applicazioni. Ci sono strumenti di parental control che consentono di organizzare e programmare al meglio l’attività didattica. In questo, anche i genitori a casa hanno le loro responsabilità e vanno formati e informati.

 

Insomma…la scuola cambia…deve cambiare per adeguarsi alle novità, alla tecnologia che avanza e ai tempi che si evolvono. A me, però, resta un po’ di nostalgia della scuola di un tempo, di quando ero piccola… Del profumo dei libri e dei quaderni nuovi, del profumo dell’inchiostro della penna che si appoggiava sui fogli bianchi, dello sguardo che si incrociava con quello del maestro che spiegava la lezione del giorno… Ma tutto si evolve.. L’importante è farlo, ma con la consapevolezza e la voglia di mantenere l’entusiasmo e gli slanci di sempre.

Ieri ho trascorso un’ora del mio tempo libero alla Feltrinelli e ho fatto proprio questa riflessione. Saremo in grado di rinunciare alla componente emotiva della lettura che ci viene anche dal supporto cartaceo? Non credere che io ne sia tanto convinto, tuttavia è chiaro che è in atto una rivoluzione della scrittura e della comunicazione seconda solo ai tipi di Gutenberg.

 

Quindi, volendo concludere, mi sembra di capire che prima di parlare di uso o meno del tablet sarebbe opportuno conoscerlo meglio, capirne le potenzialità e tentare una programmazione didattica adeguata, no?

Certamente. Come possiamo valutare una tecnologia senza averla conosciuta e adeguatamente utilizzata? Io devo dire che sono molto fiducioso, tuttavia, occorre che ci siano delle vere indicazioni nazionali che prendano in considerazione i diversi aspetti, compresi anche eventuali fasi di monitoraggio di progetti vari. E’ ovvio che poi passare da una fase di sperimentazione ad una fase di applicazione massiva costituirà un altro problema da affrontare. Speriamo di ottenere buone notizie dal nostro ministero!

 

http://www.cgmagazine.eu/articoli%202014/giugno%202014/MARIELLA%20GERARDI/tablet.htm

 

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