Arte o Storia dell’Arte?

 

Canto 184 Domanda imbarazzante, non certo per la Ministra dell’istruzione, e non dell’educazione. Che, se Ministra dell’educazione, certo se la porrebbe.

 

Alla Ministra dell’Istruzione certamente imbarazzo non pone la Storia dell’Arte senza l’Arte.

Del resto, non si studia forse la Storia della Filosofia senza la Filosofia, la storia della Letteratura senza la Letteratura, la Storia delle Storia senza la Storia?

Certo, cento anni fa non si studiava la storia della Televisione, e la storia digitale corrispondeva alla storia fatta con le dieci dita delle mani.

Sembrerebbe che la storia non possa esistere senza l’oggetto storico.

Se Pinco Pallino non esiste non ne posso raccontare la storia!

Insomma, se io non ho mai conosciuto le patate, non ne posso studiare la storia.

E, invece, no!

I giovani a scuola non imparano a dipingere, ma studiano la Storia della Pittura.

I giovani a scuola non imparano a suonare, ma studiano la storia della Musica.

I giovani  − gli studenti, mica i professori!− a scuola non si preoccupano di andare a conoscere le realtà architettoniche della propria città, ma studiano la Storia dell’architettura.

D’altra parte, non è anche vero che gli studenti studiano la morfologia e la sintassi della lingua tedesca, ma non conoscono il tedesco.

Ma che discorsi!

Non è forse attraverso lo studio della fonologia, della morfologia, della sintassi che si impara a parlare la lingua tedesca, quella inglese, quella francese, quella cinese?

Ma, a prescindere!

A prescindere dalla Storia −che è sempre utile conoscere, perché l’umanità è la sua storia, e l’uomo, il singolo uomo, è la sua storia− a prescindere, non sarebbe cosa bella e cosa buona se gli studenti a scuola −nel normale orario scolastico, con i docenti già pagati, e non nell’orario pomeridiano, orario aggiuntivo, pagato dai genitori− imparassero a suonare il flauto dolce per costruire, per scoprire, per conoscere le note prima dello studio del pentagramma?

Siccome è storia, ricordo che a Maiori, provincia di Salerno, sulla Divina Costiera Amalfitana, Andrea, bravo pittore e maestro, trasformò l’atrio della scuola in laboratorio di pittura, con tanti cavalletti costruiti alla buona da un discreto falegname, utilizzando fogli di carta della vicina macelleria e terre colorate sciolte in acqua e vinavil, riempiendone barattoli di vetro a non finire.

Unica spesa era quella dei pennelli e delle pennellesse messe a disposizione dal Patronato scolastico che al tempo soccorreva gli studenti bisognosi.

La mostra che allestì a fine anno attrasse genitori ed amministratori comunali. Il Provveditore agli studi delegò il suo Vice e considerò in regolare servizio i funzionari che vennero ad ammirare come non si faceva storia della’arte, ma arte della pittura.

Facile no?

Per la Pittura.

Ma la musica è altra musica!

E, sì!

Francesco, direttore, ascoltò come e quanto esaltavo Giovanni, maestro di scuola e maestro di musica, e lo invitò a tenere −con pagamento di un misero compenso per le ore di fatica− un corso di aggiornamento musicale per tutti i docenti del suo circolo didattico.

Io non seppi nulla.

L’anno scolastico successivo, alla fine del primo trimestre, il Direttore mi trascinò per le maniche della giacca in una delle otto aule delle classi prime.

Tolta la cattedra, i maestri, ciascuno nella propria aula,  salirono sulle pedane e, con la bacchetta di bambù in mano, diedero il SI e la musica uscì dai flauti dei ventisette bambini.

Una classe dopo l’altra!

A fine anno, una cerimonia finale, con videoregistrazione, per la gioia delle mamme e dei papà.

Ma anche mia, ispettore che mai ispezionava, ma sempre nelle aule andava a giocare a logica coi bambini!

Che c’entra la logica con la musica?

Mi sembra logico che la storia della musica si impari dopo aver fatto musica!

E la storia della pittura dopo aver fatto pittura.

O forse è logico il contrario, come dice la logica della Ministra dell’Istruzione?

 

Pubblicato in

http://www.edscuola.it/dida.html

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