Archive for the ‘ Appuntamenti ed Eventi ’ Category

Venerdi 30 ottobre: LIB(E)RIAMOCI: serata di letture ad alta voce al Liceo Città di Piero

In occasione delle giornata dedicate alla lettura ad alta voce, promosse dal Miur col progetto LIBRIAMOCI,

il Liceo Città di Piero, ed in particolare il Dipartimento di Lettere,

vi invita venerdi 30 ottobre ore 21.00 presso sede triennio del Liceo

alla serata evento dal titolo LIB(E)RIAMOCI

in cui verranno proiettati i video realizzati dagli studenti dedicati alla lettura ad alta voce.

Chiunque vorrà potrà leggere durante la serata un breve estratto di un libro a sua scelta.

La serata sarà anche l’occasione per l’inaugurazione della nuova biblioteca del liceo Città di Piero.

Per l’ingresso è richiesto il possesso…di un libro!

locandina

Vi aspettiamo!

Gli insegnanti del Liceo Città di Piero

Annunci

“IO NE AMO SOLO TRE”: IL NUOVO ROMANZO DI ANDREA FRANCESCHETTI

Dopo “Grammatica e Canzoni”, saggio “pentagrammatico” del 2013, e l’esordio come narratore nel 2014 col romanzo “Bianco”, ecco il nuovo libro di Andrea Franceschetti, “Io ne amo solo tre”, sempre per i tipi “Fuori Onda Editore”, collana “45 giri”.

L’anteprima nazionale si è tenuta Mercoledì 29 Luglio, a Pieve Santo Stefano.

Il libro (impostato secondo un racconto sperimentale, in una narrazione che si nutre del dettaglio della forma, quasi l’amore, il tormento e la morte meritassero le parole più sofisticate) è stato presentato nell’ambito di una chiacchierata molto leggera e divertente, con l’autore che si è dovuto “difendere” (così recitava la locandina) dalle “partecipazioni (stra)ordinarie di Francesco Franceschetti (parente), Diego Dalla Ragione (amico) e Massimo Marini (genio)”.

A conferma della leggerezza lo slogan della serata: “evviva le donne, evviva il buon vino… evviva un buon libro!”.

Il secondo romanzo di Andrea Franceschetti condensa (in sette giorni di involontaria ma ineluttabile autodistruzione) la vicenda di un giovane a cui non manca niente e quindi tutto. Dal Lunedì alla Domenica, in un’anonima afa estiva, nell’insonnia del dolore e nel sonno della volontà, il protagonista dovrà trovare una giustificazione al coltello piantatogli sulla schiena da una donna che non è riuscito a vedere in faccia, come le tante che ha fatte sue senza ricordarsi neppure che volto avessero. Le donne conquistate da Don Giovanni e le ansie accumulate da figlio si materializzeranno come ombre, allucinazioni e fantasmi, e grideranno vendetta come corpi per un quarto di secolo di vita troppo pensata e poco vissuta.

I 7 capitoli (con titoli che giocano con i motivetti musicali delle più celebri hit estive italiane) sono ambientati tra un camping e una spiaggia, dentro una roulotte e sotto una tenda, sopra una sedia a sdraio e fra le onde.

“IO NE AMO SOLO TRE” può essere ordinato in ogni libreria o sulla grande distribuzione via web (Amazon, IBS, Feltrinelli, Mondadori,…): a portata di mano, in Valtiberina, presso Marisella Chieli (Piazza Torre di Berta, Sansepolcro), Libreria “Paci” (Piazza Matteotti, Città di Castello), Cartolibreria “Ricci” (Piazza Logge del Grano, Pieve Santo Stefano).

In fase di preparazione le date di presentazione a Sansepolcro e Città di Castello.

 

 

 

 (Andrea Franceschetti (Pieve Santo Stefano, 1974), insegnante (presso il Liceo “Città di Piero” di Sansepolcro) e giornalista, è tra gli ideatori del volume “Il canto del Nord” (2007), autore del saggio “Chiave” in “Oggetti della letteratura italiana” (2008) e coautore di “Lasciare una traccia” (2009). Nel 2013 ha pubblicato “Grammatica e Canzoni – Preziosismi, licenze poetiche e strafalcioni nella musica leggera (in lingua) italiana” e nel 2014, con la casa editrice “fuori|onda”, il romanzo “Bianco”)

Buona scuola, punto per punto riforme e contestazioni

Dal piano assunzioni al preside-sindaco, dall’autonomia al legame scuola azienda: i tratti distintivi della riforma e le obiezioni. E i dubbi sul piano per l’edilizia scolastica per i contributi a paritarie e docenti

di SALVO INTRAVAIA

I prof si ribellano alla Buona scuola e scendono in piazza. La riforma proposta al Parlamento dalla coppia Renzi-Giannini, dopo quasi sette anni, martedì 5 maggio porterà in scioperoalmeno mezzo milione di docenti e Ata. La discussione sui contenuti del disegno di legge presentato alla Camera sta accendendo gli animi dei diretti interessati e degli esponenti politici che si apprestano a combattere la battaglia parlamentare. Ma cosa prevede il provvedimento depositato qualche settimana fa? E quali sono i motivi che hanno indotto il popolo della scuola alla mobilitazione contro premier e ministro?

Il Piano assunzioni. E’ pronto un piano da 100mila assunzioni che si pone come obiettivo la chiusura delle graduatorie provinciali dei supplenti e il definitivo superamento della stagione del precariato scolastico in Italia. Tra i 100.701 insegnanti che a settembre potrebbero coronare il sogno del posto stabile rientrano tutti gli inclusi nelle liste dei precari della scuola primaria, media e superiore e i vincitori dell’ultimo concorso a cattedre. Rinviata per il momento l’assunzione degli insegnanti della scuola dell’infanzia, interessata dalla riforma 0-6 che dovrebbe coordinare i servizi per l’infanzia da zero a sei anni: nidi e scuole materne. In questi ultimi giorni, diversi esponenti del governo non hanno nascosto le proprie perplessità per una protesta che si contrappone anche al mega piano di assunzioni con 100mila posti in palio.
– Le obiezioni. Ma, secondo quanto rilevato da tutti i sindacati, la proposta dal governo è una soluzione solo a metà: dal piano restano fuori gli idonei all’ultimo concorso, in un primo momento assunti anche questi, e migliaia  –  forse più di 50mila  –  precari d’istituto, che hanno prestato servizio per anni, cui verrebbe dato il benservito. E, al momento, il governo non dà nessuna risposta alla sentenza che a novembre ha condannato l’Italia per abuso di precariato nella scuola. Anzi, stabilisce che dopo tre anni di supplenze si viene “licenziati”.

Il preside-sindaco. L’idea che ha in mente Renzi è quella di rilanciare la scuola assegnando più potere ai dirigenti scolastici. Tra le competenze del capo d’istituto è prevista la compilazione del Piano triennale dell’offerta formativa della scuola  –  il documento politico-organizzativo dell’azione educativa  –  che svuota gli organi collegiali di importanti poteri deliberanti. Passa nelle mani del capo d’istituto la valutazione dei docenti neo immessi in ruolo e toccherà sempre al dirigente scolastico premiare, con un corrispettivo in denaro, gli insegnanti più bravi. Il preside dell’era Renzi potrà inoltre scegliere i docenti dagli albi territoriali in cui verranno piazzati i 100mila nuovi assunti e potrà “strappare” alle altre scuole i docenti migliori.
– Le obiezioni. La novità del preside con i superpoteri ha spaventato perfino alcuni diretti interessati e terrorizza gli insegnanti che già immaginano una scuola con un deus ex machina o un dittatorello che potrà fare il bello e il cattivo tempo. Insomma, i docenti non si fidano affatto dei loro dirigenti scolastici e forse non li considerano neppure all’altezza del gravoso compito. E’ questo uno dei motivi più pressanti che porterà in piazza i docenti a maggio.

Scuole più autonome. Il piano di assunzioni e il preside “a trazione integrale” serviranno a realizzare, dopo quasi vent’anni, l’autonomia scolastica con risorse di personale ed economiche adeguate. Per queste ultime, oltre ai finanziamenti statali, sono previsti altri due canali: l’eventuale destinazione alla scuola del 5 per mille dalla dichiarazione dei redditi annuale da parte dei genitori e lo “school bonus”, eventuali donazioni in denaro da parte di privati. E gli istituti superiori potranno anche organizzare il curriculum dello studente, con materie aggiuntive da scegliere negli ultimi anni del percorso della secondaria di secondo grado. E’ anche previsto il potenziamento della musica e dell’educazione motoria all’elementare e dell’economia e della storia dell’arte al superiore. E un piano per sviluppare le competenze digitali degli studenti.
– Le obiezioni. Ma sulle nuove modalità di finanziamento sul governo sono piovute critiche feroci. La paura è che, nonostante la quota perequativa del 10 per cento prevista dal disegno di legge, si accentuino i divari tra scuole frequentate dalle élite e gli istituti ubicati in contesti disagiati.

Legame più stretto tra scuola e aziende. Si tratta della ricetta messa in campo dal governo per combattere l’enorme dispersione scolastica di cui soffre il nostro sistema educativo. Ma si tratta anche di un modo per avvicinare l’offerta formativa delle scuole e la domanda di professionalità delle imprese che spesso non riescono a reperire sul mercato alcune figure. Sarà l’alternanza scuola-lavoro  –  con almeno 400 ore in azienda nei tecnici e nei professionali nell’ultimo triennio e 200 ore nei licei  –  lo strumento per realizzare questi obiettivi.
– Le obiezioni. Coloro che criticano l’intero impianto della riforma temono che la scuola venga piegata eccessivamente sul lavoro perdendo, almeno in parte, la dimensione educativa che ha avuto finora. Proprio quando la ministra Stefania Giannini ha iniziato a parlare di questo aspetto della riforma, alla festa dell’Unità di Bologna, è scoppiato il putiferio.

Edilizia scolastica. E’ uno dei punti centrali, come ha detto nel suo discorso di insediamento il premier, dell’azione di governo. Sono quattro i miliardi di euro che si spenderanno nei prossimi anni per curare i?l sistema edilizio scolastico del Paese, con 36mila edifici non in regola. Tra gli obiettivi del governo, c’è quello di costruire “scuole innovative” e di prevedere “misure per la valorizzazione e la sicurezza degli edifici scolastici”. Ma, nonostante gli sforzi prodotti in un anno di governo, soffitti e infissi continuano a cadere. E gli scettici si convincono che non è cambiato nulla.

Paritarie e benefit per i docenti. Tra le polemiche di coloro che non vorrebbero che lo stato finanziasse neppure con un euro gli istituti privati, arriva la detraibilità delle spese sostenute per la frequenza delle scuole paritarie  –  dell’infanzia e del primo ciclo  –  con un tetto massimo di 400 euro ad alunno per anno. Uno scherzetto che costerà alla collettività 100 milioni di euro all’anno e si aggiungerà ai 472 milioni erogati ogni anno al sistema scolastico non statale. In compenso, ogni insegnante della scuola statale avrà a disposizione una Carta con 500 euro annui per spese culturali: acquisto di libri, software, abbonamenti teatrali ed altro.

http://www.repubblica.it/scuola/2015/04/28/news/buona_scuola_pro_e_contro_la_riforma_del_governo-113027719/

Ddl Buona scuola, il 5 maggio prof e studenti insieme contro la riforma di Renzi. Lo scenario della protesta

Nel silenzio generale, si avvicina a grandi passi il 5 maggio. Il giorno della mobilitazione contro il ddl della Buona scuola viene snobbato dalla “grande” stampa, eppure è tutto il sistema scolastico che è in fermento. Impossibile non avvertire il terremoto in atto. Un evento epocale che forse non si era verificato nemmeno negli anni dopo il fatidico 2008, l’inizio della mannaia Tremonti-Gelmini (8 miliardi di tagli all’istruzione).
Le fiamme covano sotto le ceneri che il ddl avrebbe sparso ridisegnando la scuola italiana. E tutto questo avviene tra flashmob, assemblee, incontri e mille iniziative in rete, mentre in commissione Cultura e Istruzione della Camera si sta procedendo a tappe forzate per approvare il ddl 2994 alias della Buona scuola. Giorni decisivi per la scuola del futuro. E se la partecipazione alla sciopero generale “L’unione fa la scuola”, questo lo slogan del 5 maggio, sarà massiccia e le scuole rimanessero chiuse, il governo e la maggioranza che faranno? Come non tenerne conto? Se così accadesse, se il governo dovesse andare avanti per la propria strada, incurante delle voci provenienti dalla società, allora avremo un’altra prova della deriva che sta prendendo questo Paese.

I protagonisti della protesta: 750mila docenti

  1. Per la prima volta dopo sette anni scenderanno in piazza tutte le sigle sindacali. E cioè: Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda, oltre a Cobas e Unicobas,che pure aveva scioperato il 24 aprile. Sono state organizzate manifestazioni in alcune città dove confluiranno i manifestanti di altre regioni. Eccole: Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo, Roma. Le mappe e i percorsi delle singole manifestazioni. A Roma un corteo partirà da piazza della Repubblica alle ore 9.30 per arrivare a piazza del Popolo verso le 11.
  2. Sono coinvolti docenti precari ma anche quelli di ruolo che vedono peggiorare la loro situazione. Il ddl, ricordiamo, che doveva stabilizzare all’origine 151mila precari delle Gae, poi è riuscito nell’impresa di lasciarne a casa cinquantamila, oltre agli idonei e coloro con più di 36 mesi di insegnamento. E il famoso decreto legge riservato solo per loro, in modo da garantirne l’assunzione a settembre, non è mai arrivato. Anzi, il fatto che la questione “precari” sia rimasta all’interno del ddl è visto come una forzatura, una sorta di ricatto, per far approvare rapidamente il testo in toto, pena la non stabilizzazione tanto attesa. Tra l’altro, sono previste anche molte deleghe lasciate al governo  in materia di semplificazione che ridisegneranno il testo unico della scuola. E quindi tanto affanno sugli emendamenti ma poi alla fine deciderà il governo sui temi che contano, come segnala molto bene Roars.
  3. Partecipano allo sciopero anche i dirigenti scolastici. “Alla “Buona scuola” non serveil preside nominato dai politici e da loro revocabile. In ognuna delle 8.500 scuole della Repubblica deve esserci un dirigente scolastico selezionato secondo il merito e attraverso un pubblico concorso”, dicono i dirigenti dei sindacati che promuovono lo sciopero. Una presa di posizione contro l’articolo più contestato del ddl, che trasformerà la scuola italiana in un’azienda guidata da un manager con tutti i poteri, sia di scelta degli insegnanti, che della loro valutazione.
  4. Partecipano in massa anche gli studenti. Con un bell’appello i ragazzi dell’Udsinvitano a scendere in piazza insieme ai prof per difendere la democrazia. Mobilitati anche gli studenti universitari del coordinamento Link che per domani 4 maggio hanno convocato alla Camera una conferenza stampa sulle modalità dell’abilitazione e del reclutamento futuro. E’ la campagna #iovoglioinsegnare. Sì, perché molti giovani che frequentano l’università vorrebbero insegnare… Il 5 maggio ci sarà anche il coordinamento Link-Rete della conoscenza in piazza: Università e Scuola insieme.

Il ddl Buona scuola e le “truffe semantiche”

Mentre il mondo della scuola si prepara a scendere in piazza il ddl è oggetto di una vera e propria prova di forza della maggioranza. Lo dice senza mezzi termini la delegazione M5s che durante la conferenza stampa del 30 aprile alla Camera, ha comunicato la propria decisione di lasciare i lavori della commissione insieme a Sel e alle altre forze d’opposizione. Il deputato Gianluca Vacca parla di “truffe semantiche”: non è vero che gli emendamenti presentati dal Pd rendono più soft la figura del preside-sceriffo. Per esempio, sostiene Vacca, l’articolo 2, comma 8 e 9, nell’emendamento della relatrice Coscia sembra che “l’elaborazione del piano triennale passi dal dirigente scolastico al collegio dei docenti, ma solo in apparenza – continua l’esponente M5s – perché i criteri generali verranno definiti dal dirigente scolastico”. Per la chiamata diretta da parte del dirigente, inoltre, il Pd farà muro, sostiene Vacca. Inoltre a partire da domani entra in funzione la “ghigliottina” per cui si potranno presentare solo 2 emendamenti per articolo. I tempi sono contingentati per permettere la votazione finale in aula il 19 maggio. E allora i Cinque stelle hanno deciso di abbandonare la Commissione, definita una farsa.

Critiche al ddl, per come è stato scritto e per le irregolarità contenute che renderebbero il suo percorso a ostacoli giungono anche dal Comitato per la legislazione della Camera, come scrive il Fatto quotidiano.

In una tale situazione di confusione arriva la giornata del 5 maggio. Per la quale un gruppo di insegnanti ha pensato un ipotetico Consiglio di classe per un ipotetico alunno chiamato Matteo, come leggiamo nel bel post di Marina Boscaino, che è, ricordiamo, tra i promotori della Lip, la legge di iniziativa popolare (relatori M5s e Sel, tra gli altri) che scritta dopo anni di consultazione dal basso, è approdata in Commissione Istruzione, nel totale disinteresse dei deputati Pd e dei burocrati della Buona scuola. La Lip promuove una Buona scuola per la Repubblica e sarebbe stato interessante vedere come poteva integrare il ddl della Buona scuola.

Cosa scrivono i prof  sull’alunno Matteo:

“Giorno 5 maggio consiglio di classe straordinario: 750.000 docenti si riuniranno per discutere sul caso dell’alunno Matteo. L’alunno mostra poca partecipazione alle diverse attività, poco sensibile ai richiami, conosce le norme che regolano la vita della comunità, ma non sempre le rispetta.  Non ha ben sviluppato la capacità di ascolto: si distrae facilmente. Maggiori lacune si manifestano nello sviluppo delle competenze della lettura e comprensione di diversi testi scritti.  Gli insegnanti, al fine di potenziare e facilitare lo sviluppo delle capacità apprenditive, presentano un programma /percorso di recupero individualizzato volto a guidare l’alunno alla conquista di capacità logiche , scientifiche ed operative, ed alla progressiva maturazione della coscienza di sé e del proprio rapporto con il mondo esterno”.

http://www.left.it/2015/05/03/ddl-buona-scuola-il-5-maggio-prof-e-studenti-insieme-contro-la-riforma-di-renzi-lo-scenario-della-protesta/

 

 

Scuola: l’insopportabile decisione di spostare il test Invalsi

C’è qualcosa di assolutamente insopportabile nella decisione dell’Invalsi di rinviare le prove nelle scuole elementari a fronte dello sciopero plebiscitario del 5 maggio prossimo, qualcosa che fa il paio con le arroganti offese del Ministro Giannini di qualche giorno fa, quando ebbe a dire che i docenti italiani, o sono squadristi (quelli che l’hanno contestata, che in realtà squadristi non sono affatto, ma solo esasperati da decenni di incuria, tagli, stipendi da fame, riforme inutili e inefficaci), o sono abulici.

Questo qualcosa ha a che fare con quelle regole generali del gioco (democratico) che sono le uniche in grado di garantire tutti, va oltre dunque la discussione sui test in sé e sulla condizione attuale e disastrata della scuola pubblica italiana.

È evidente a chiunque abbia un minimo di conoscenza delle norme che sovraintendono ai rapporti sindacali, che spostare una prova programmata da tempo, contro la quale è stato dichiarato uno sciopero, è un atteggiamento palesemente anti-sindacale, dunque contrario alla legge.

Ma è anche di più: esso è testimonianza di una visione direi addirittura a-sindacale del mondo del lavoro, di una neg-utopiadi una società in cui il parere dei lavoratori è vissuto come un inutile fastidio, qualcosa di cui liberarsi al più presto, perché può avere il solo effetto di ritardare, o impedire, procedure ritenute indispensabili. Da chi? Da coloro che le hanno decise e che da tali procedure ricavano peraltro l’unica ragione della loro costosa esistenza: l’Invalsi stesso.

Cioè: uno dei giocatori, a metà partita, cambia le regole a proprio vantaggio. E i lavoratori faranno bene a tacere. Se non è fascismo, ci manca assai poco, è certamente il segno di una visione autocratica (tecnocratica, avrebbe detto il buon Gaber, che ai tecnocrati italiani dedicò un indimenticabile brano) del mondo, dove conta solo il parere di chi comanda.

Signor Ministro, lei ha qualcosa da dire al proposito, o anche questa domanda le sembra segno di un atteggiamento ‘squadrista’? Perché devono tacere gli insegnanti italiani, magari vi chiederete? Questo l’ha spiegato bene, il Ministro, qualche giorno fa: perché gli insegnanti italiani, o sono squadristi, o sono abulici e dunque, evidentemente, non hanno i medesimi diritti degli altri lavoratori.

Va da sé che, in qualsiasi democrazia che si rispetti, un Ministro, dopo dichiarazioni come quelle di Giannini, o si scusa, o si dimette. Conosco luoghi d’Europa dove, prima si scuserebbe, per dimettersi immediatamente dopo. Un Ministro che pensa della categoria di lavoratori che è chiamato ad amministrare quello che ha dichiarato Giannini non ha altra scelta. Dicendo quello che ha detto, ha sostenuto che ci troviamo in una situazione inemendabile. Cosa pensa di fare, per rimediare, Signor Ministro? Ci imporrà le mani e, ungendoci, ci cambierà? Che cosa intende fare per ridare a questa nazione una classe insegnante che si rispetti? Perché se non lo sa, se non conta sui miracoli, allora che ci sta fare a Viale Trastevere?

Persino l’on. Fassina, che fa parte del suo medesimo Partito, l’ha invitata a scusarsi, ma lei non ha avuto tempo di ascoltarlo, era troppo impegnata a sorridere. Sì, a sorridere, perché è quella la prima regola dei giovani politici italiani: sorridere comunque ed evitare accuratamente di rispondere alle domande. Non mi stupisco dunque che, in un’Italia in cui si pretende di fare una legge elettorale a colpi di ‘fiducia parlamentare’, sembri normale che un Ministro insulti i lavoratori, né che alcuni, ubriachi di populismo, gli diano ragione.

Non mi stupisco neanche dell’assoluta irenicità con cui l’Invalsi annuncia alla nazione che le regole sindacali non lo riguardano: è la stessa di Marchionne, quando doveva liberarsi della Fiom. Stessa scuola, stesse parole, stessi scopi, stessi mandanti. Nel frattempo la scuola pubblica italiana cade, letteralmente, a pezzi, le motivazioni dei suoi insegnanti, ridotti al rango sociale più basso della storia moderna, sono ormai svaporate del tutto, i nostri figli vanno a far lezione in aule vecchie, strapiene, uno sull’altro, con insegnanti ormai (questo sì) vecchi e stanchi (io per primo) e che lo diventeranno ancora di più prima della pensione, mentre migliaia di giovani sono lasciati fuori della porta, indotti a farsi la guerra l’uno con l’altro, in una corsa al posto fisso che assomiglia disgustosamente alla corsa dei carri che si usava nel West per assegnare le terre ai nuovi coloni.

Niente male per un Partito e per un Presidente del Consiglio che avevano messo la scuola al primo posto. Questa non mi pare #unabuonanotizia. Lei che pensa, Presidente? Sorride?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/28/scuola-linsopportabile-decisione-di-spostare-il-test-invalsi/1629373/

Scuola, è ufficiale: slittano di un giorno le prove Invalsi alla primaria

Ora è ufficiale: slittano di 24 ore le prove Invalsi, in vista dello sciopero unitario dei sindacati confederali della scuola proclamato il 5 maggio. Le prove di lettura e di italiano in seconda e quinta primaria in calendario proprio il 5 maggio si svolgeranno il giorno successivo, il 6 maggio. Lo di Claudio Tucci –

Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/8fP9M3

Sciopero del 5 maggio, cosa accadrà in caso di alta adesione? Semplice: si chiude la scuola

L’adesione totale o comunque molto alta del personale Ata comporterà comunque la chiusura dell’istituto, perché non si potrebbe assicurare la vigilanza e la tutela degli alunni all’ingresso e all’interno. In pratica, non si svolgeranno lezioni laddove anche tutti i docenti sono in servizio, ma i collaboratori scolastici decidono di aderire alla protesta.

Cosa accadrà in caso di alta adesione allo sciopero del 5 maggio, contro la #riformabuonascuola, proclamato dai Cobas e a cui hanno successivamente dato la loro adesione anche Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals, Gilda e anche altri sindacati tra cui l’Unicobas? Semplicemente, le lezioni non si svolgeranno.

A ricordarlo è la Flc-Cgil, che in una nota spiega che “se tutti dichiarano di scioperare la scuola chiude e il dirigente scolastico lo comunica alle famiglie. Il dirigente è tenuto a comunicare alle famiglie, almeno 5 giorni prima, le modalità di funzionamento della scuola nel giorno dello sciopero”.

 

Il sindacato Confederale ricorda che è compito sempre del dirigente scolastico “stimare se è possibile che alcune lezioni siano garantite o meno. L’adesione totale o comunque molto alta del personale Ata comporta comunque la chiusura della scuola, perché non si potrebbe assicurare la vigilanza e la tutela degli alunni all’ingresso e all’interno dell’istituto. La scuola – conclude la specifica della Flc-Cgil – , a differenza di altri servizi pubblici, non deve garantire servizi minimi, se non in casi rarissimi, come un contingente minimo di Ata durante gli esami finali”.

In una scuola, in pratica, dove sono presenti tutti i docenti ma hanno scioperato i collaboratori scolastici, le lezioni con ogni probabilità non si svolgeranno.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/11142-sciopero-del-5-maggio,-cosa-accadra-in-caso-di-alta-adesione-semplice-si-chiude-la-scuola.html