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Il bullismo, cause e strategie di intervento

Quali persone dovrebbero trovare sul loro cammino i ragazzi che sono in crescita? Chi deve intervenire quando fanno degli errori? Naturalmente dovrebbero intervenire i genitori, ma anche la scuola perché essa è rimasta uno dei pochi spazi di aggregazione dei giovani dove possono trovare degli adulti che svolgono un’opera educativa. Non ci sono attualmente molti altri spazi per i ragazzi: c’è ancora la parrocchia, ma non per tutti e poi il suo ruolo è diminuito; gli altri spazi (discoteche, concerti, cinema…) sono di tipo commerciale; poi c’è la televisione, ma non coinvolge direttamente i ragazzi. Non restano che la famiglia e la scuola, soprattutto la scuola che è un ponte fra la famiglia e la società e quindi si trova a gestire dei giovani che stanno crescendo e che devono imparare molte cose ancora tra le quali, molto importante, come vivere in mezzo agli altri, come socializzare non solo con quelli che ti assomigliano, come i familiari, ma anche con i “diversi da te”.

In passato le classi erano più omologhe, se così si può dire, mentre oggi all’interno di esse, a scuola, ci sono ragazzini molto diversi sia come provenienza sociale – benché si dica che non esistano più le classi sociali, in realtà ci sono ancora – che come provenienza culturale, religiosa, etnica e geografica. Questa diversità pone inevitabilmente dei problemi, anche se ha degli aspetti positivi, perché può essere osteggiata o rifiutata. Molti hanno paura della diversità e reagiscono in maniera aggressiva, oppure ripiegandosi su di sé. Ciò richiede un forte impegno, un lavoro quotidiano per aiutare i ragazzi ad accettarla. Non è più sufficiente insegnare: ai docenti si richiede di occuparsi anche delle relazioni e della socializzazione. Molti di loro ribattono dicendo di non essere in realtà preparati a questo compito, oltre ad avere spesso le famiglie schierate contro. Quest’ultimo, in verità, è un problema differente che deve essere analizzato e risolto in altro modo.

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Bullismo: protagonisti e conseguenze

Chi sono i protagonisti coinvolti in episodi di bullismo?

  • Il bullo:  è il bambino o il ragazzo che mette in atto prevaricazioni ripetute verso la vittima.
    In genere è più forte e più popolare della media dei coetanei, ha un forte bisogno di potere e di autoaffermazione e desidera concentrare l’attenzione su di sé; è impulsivo e ha difficoltà nell’autocontrollo, fa fatica a rispettare le regole, è spesso aggressivo non solo verso i coetanei, ma anche verso gli adulti (genitori e insegnanti); considera la violenza come un mezzo per ottenere vantaggi e acquisire prestigio; ha scarsa capacità di empatia e scarsa consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, non mostra sensi di colpa; il suo rendimento scolastico tende a peggiorare progressivamente.
    Il comportamento del bullo è spesso rafforzato dal gruppo dei bulli gregari (o bulli passivi), che offrono il loro sostegno al bullo anche senza intervenire direttamente.
  • La vittima: è il bambino o il ragazzo che subisce prepotenze da un bullo o da un gruppo di bulli.
    La vittima passiva subisce prepotenze spesso legate a una sua caratteristica particolare rispetto al gruppo (es. l’aspetto fisico, la religione, l’orientamento sessuale); in genere è più debole rispetto alla media dei coetanei e del bullo in particolare, è ansiosa e insicura, è sensibile e tranquilla, è incapace di comportamenti decisi, ha una bassa autostima e un’opinione negativa di se stessa.
    A scuola è spesso sola, isolata dal gruppo di coetanei e difficilmente riesce a farsi   degli amici; se attaccata, spesso reagisce alle prepotenze piangendo e chiudendosi in se stessa; il suo rendimento scolastico tende a peggiorare negli anni; spesso nega l’esistenza del problema e la propria sofferenza e finisce per accettare passivamente quanto le accade, colpevolizzandosi; non parla con nessuno delle prepotenze subite perché si vergogna, per paura di fare la spia o per il timore di subire ritorsioni ancora più gravi.
    Si parla invece di vittima provocatrice quando è il comportamento di chi subisce a provocare, in qualche modo, gli atti di bullismo: queste vittime richiedono l’attenzione o l’interesse del bullo attraverso comportamenti fastidiosi o provocatori e spesso sono trattate negativamente dall’intera classe. Il comportamento di questi studenti è caratterizzato da una combinazione di ansia e aggressività e spesso causa tensione e irritazione non solo nei compagni, ma anche negli adulti.
  • Gli osservatori: sono tutti quei bambini e ragazzi che assistono agli episodi di bullismo o ne sono a conoscenza.
    Quasi sempre, infatti, gli episodi di bullismo avvengono in presenza del gruppo di coetanei, i quali nella maggior parte dei casi non intervengono, per la paura di diventare nuove vittime del bullo o per semplice indifferenza. Gli spettatori hanno un ruolo molto importante, poiché, a seconda del loro atteggiamento, possono favorire o frenare il dilagare delle prepotenze.

Quali sono le conseguenze del bullismo?

Nel caso del bullismo è importante non sottovalutare il problema ed agire tempestivamente, poiché le conseguenze del fenomeno sul piano psicologico, sia a breve che a lungo termine, possono essere gravi sia per le vittime, sia per i bulli e per gli osservatori.

Per le vittime il rischio è quello di manifestare il disagio innanzitutto attraverso sintomi fisici (es. mal di pancia, mal di testa) o psicologici (es. incubi, attacchi d’ansia), associati ad una riluttanza nell’andare a scuola. In caso di prevaricazioni protratte nel tempo, le vittime possono intravedere come unica possibilità per sottrarsi al bullismo quella di cambiare scuola, fino ad arrivare in casi estremi all’abbandono scolastico; alla lunga, le vittime mostrano una svalutazione di sé e delle proprie capacità, insicurezza, problemi sul piano relazionale, fino a manifestare, in alcuni casi, veri e propri disturbi psicologici, tra cui quelli d’ansia o depressivi.
bulli possono invece presentare: un calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta per incapacità di rispettare le regole che possono portare, nel lungo periodo, a veri e propri comportamenti antisociali e devianti o ad agire comportamenti aggressivi e violenti in famiglia e sul lavoro.
Gli osservatori, infine, vivono in contesto caratterizzato da difficoltà relazionali che aumenta la paura e l’ansia sociale e rafforza una logica di indifferenza e scarsa empatia, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema.

da http://www.azzurro.it

Come contrastare il fenomeno del bullismo? E quanto è diffuso?

Prevenire

La strategia migliore per combattere il bullismo è la prevenzione, alla base della quale c’è la promozione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di scoraggiare sul nascere i comportamenti di prevaricazione e prepotenza.. La scuola è il primo luogo di relazioni sociali per i bambini e, in virtù del suo ruolo educativo, ha la responsabilità di farsi portavoce di alcuni valori che possono aiutare a prevenire il bullismo, come promuovere la conoscenza reciproca, favorire l’autostima dei ragazzi, insegnare l’apertura verso la diversità e il rispetto degli altri, insegnare ad affrontare i conflitti invece di negarli, spiegare l’importanza del rispetto di regole di convivenza condivise.

Riconoscere

Riconoscere il bullismo non è sempre facile. Da parte di insegnanti e genitori sono necessari ascolto ed osservazione dei ragazzi.

Intervenire

Più il tempo passa, più i ruoli si definiscono e le conseguenze diventano dannose. Contro il bullismo si dovrebbero attivare sia la scuola che la famiglia: è importante che genitori e insegnanti comunichino tra loro e si metta in atto un intervento condiviso e coerente. Se un genitore ha il sospetto che il proprio figlio sia vittima o autore di episodi di bullismo, la prima cosa da fare è parlare e confrontarsi con gli insegnanti. Viceversa, se è un insegnante ad accorgersi di atti di bullismo, dovrebbe convocare i genitori, sia del bullo che della vittima, e organizzare insieme una strategia condivisa per porre fine alle prevaricazioni

Quanto è diffuso il fenomeno del bullismo?

Nonostante l’attenzione verso il fenomeno negli ultimi anni sia molto alta, quantificarlo non è semplice: numerosi sono i casi che non vengono alla luce e nei quali le vittime non riescono a sottrarsi alle prepotenze dei bulli. Secondo la Dichiarazione internazionale di Kandersteg (2007), l’incidenza media del fenomeno è di circa il 10% nel mondo. Rispetto a parametri quali sesso ed età, emerge che il bullismo riguarda sia i maschi che le femmine, ma con alcune differenze: i maschi mettono in atto prevalentemente azioni di bullismo diretto, colpendo indifferentementesia maschi che femmine; le femmine, invece, utilizzano forme di bullismo indiretto prendendo di mira principalmente altre coetanee femmine, con una prevalenza di episodi di diffusione di informazioni false o cattive sul loro conto. In generale, le azioni di bullismo diminuiscono al crescere dell’età.

Secondo l’indagine sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia condotta da Telefono Azzurro e Eurispes (2011) , condotta su 1496 studenti di scuole italiane di età compresa tra i 12 e i 18 anni, le forme di prevaricazione più comunemente messe in atto sono la diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto (25,2%), provocazioni e prese in giro ripetute (22,8%) ed essere ripetutamente oggetto di offese immotivate (21,6%). Il 10,4% dei ragazzi intervistati ha riferito di subire una continua esclusione/isolamento dal gruppo dei pari. Si riscontra una certa prevalenza di vittime di sesso maschile per quanto riguarda gli episodi di danneggiamento (13,7% di maschi contro 8,7% di femmine), minacce (7% contro 4,2%) e percosse (4,1% contro 2,5%). Le forme di bullismo indiretto (verbale e relazionale) appaiono molto più diffuse rispetto alle forme di bullismo fisico.
É stata recentemente condotta a livello europeo una rilevazione di dati per consentire un confronto della diffusione del fenomeno del bullismo in vari Paesi Europei, al fine di avere una visione più aggiornata del fenomeno che faciliti lo sviluppo di migliori politiche sociali e di nuovi strumenti educativi. Il progetto E-ABC (Europe Anti-Bullying-Project), promosso dal programma europeo Daphne III, ha riunito sei Paesi (Lettonia, Lituania, Estonia, Bulgaria, Grecia e Italia), ciascuno rappresentato da un’organizzazione nazionale che si impegna nella prevenzione del bullismo. Il Telefono Azzurro rappresenta l’Italia.

da http://www.azzurro.it/

Allarme bullismo a scuola: vittima uno studente su due

Una volta c’era l’ora di educazione civica, quella in cui i prof si limitavano a spiegare come nasce una legge e quali sono i primi articoli della Costituzione.

Oggi si cerca di andare oltre e di capire come i giovani vivono diritti e doveri.
L’Ordine degli avvocati e la Provincia di Milano hanno organizzato un corso di legalità in 19 istituti di formazione professionale. E le lezioni sono state una buona occasione per fare il punto anche sul fenomeno di bullismo. Risultato: uno studente su due denuncia episodi di violenza – fisica o psicologica – a scuola. Le pressioni e le minacce sembrano avvenire indistintamente tra maschi e femmine e sono in aumento. O meglio, i bulli operano sempre più alla luce del sole, infischiandosene di giudizi e punizioni. Da qui l’idea dell’Ordine degli avvocati milanesi di organizzare «interventi educativi e preventivi sempre più mirati».
Anche perché, bullismo a parte, il quadro che emerge è piuttosto preoccupante. Innanzitutto gli studenti (1.400 quelli che hanno partecipato alle lezioni e 240 quelli che hanno risposto a un test a fine corso) percepiscono la legalità come «un’imposizione». E poi perché reputano del tutto normali alcuni comportamenti illegali: per un adolescente su quattro è legittimo «dare un pugno a qualcuno per far valere un proprio diritto», per il 38% è nella norma «fumare saltuariamente marijuana». Altri considerano ammissibile «rubare oggetti di poco valore nei negozi», «mentire in tribunale per difendere un amico» o «guidare senza patente». Il 40% non pensa sia reato «scrivere sui muri» e altri reputano del tutto naturale «insultare un vigile urbano troppo fiscale».
In base al quadro disegnato dagli avvocati, se si va ad approfondire come mai i ragazzi trasgrediscono le regole sociali, «si evince come l’effetto gruppo o branco siano la motivazione principale che porta gli adolescenti a compiere determinati comportamenti». Chi trasgredisce lo fa perché emula un amico o perché crede di non avere nulla da perdere.
«Da parte di chi educa – sostiene Paolo Giuggioli, presidente dell’ordine degli avvocati – c’è bisogno di cervello e cuore per rispondere alla necessità dei giovani di autenticità, affiché possano a loro volta porre fiducia negli adulti. Abbiamo intenzione di intensificare il nostro intervento nelle scuole per colmare quel vuoto di valori e di partecipazione che non permette ai giovani di riempire di contenuti la propria vita». «Abbiamo deciso – aggiunge l’assessore provinciale alla Formazione Giovanni Del Nero – di accompagnare gli adolescenti in un importante percorso di consapevolezza su diritti e doveri. Troppo spesso abbiamo delegato ad altri un compito che, in qualità di adulti, ci obbliga ad essere in prima persona testimoni solidi e coerenti di modelli sani di cittadinanza».
Gli spunti su cui lavorare non mancano. Dai questionari compilati dagli studenti, emerge che il 16% crede che la correttezza sia un valore molto importante. Idem per l’onestà e l’altruismo. Poi c’è un 11% che invece confida nella furbizia. Poca, pochissima la fiducia verso le istituzioni e un po’ traballante la gamma dei modelli da seguire.

da ilgiornale.it

Prevenire e contrastare il bullismo

 

Il modello d’intervento “Stop al Bullismo” si articola in interventi differenziati per insegnanti, alunni, genitori e personale non docente.

L’;insegnante, in quanto detentore di un ruolo determinante nell’educazione degli alunni, diventa un punto di riferimento sia per la raccolta del materiale prodotto dall’intervento, sia per la successiva rielaborazione dell’esperienza e del suo adattamento all’interno del contesto di classe o scolastico.

Il programma avvia un processo di empowerment i cui obiettivi sono:

  • acquisire, affinare, rafforzare le conoscenze e le tecniche utili per prevenire il fenomeno del bullismo attraverso il raggiungimento dell’obiettivo dello “star bene a scuola”;
  • pianificare, progettare e programmare un intervento coerente con l’obiettivo e gli strumenti acquisiti;
  • attuare l’intervento in classe e verificarne la correttezza metodologica e la qualità mediante il monitoraggio e la supervisione da parte degli operatori.

Questi tre obiettivi del processo di empowerment corrispondono a momenti distinti della proposta formativa che prevede: incontri di formazione, di consulenza e di supervisione.

Tipologia dei progetti:

  • Scuola materna
  • Scuola Primaria di Primo Grado
  • Scuola Primaria di Secondo Grado
  • Scuola Secondaria
  • Progetti di classe
  • Progetti di scuola
  • Progetti di comunità
  • Formazione insegnanti
  • Formazione operatori
  • Gruppi genitori

da http://www.stopalbullismo.it/progetti.html

Il fenomeno del bullismo

Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo con caratteristiche peculiari e distintive, sulle quali c’è un vasto consenso a livello internazionale.
Il bullismo è caratterizzato da tre fattori che permettono di discriminare tale fenomeno da altre forme di comportamento aggressivo e dalle prepotenze. Questi fattori sono:

  • L’intenzionalità: il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e consapevolmente
  • La sistematicità: il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte e si ripete quindi nel tempo
  • L’asimmetria di potere: tra le parti coinvolte (il bullo e la vittima) c’è una differenza di potere, dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità quando le aggressioni sono di gruppo. La vittima, in ogni caso, ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza.

Numerosi studi, hanno identificato diverse forme di bullismo, più o meno esplicite e osservabili, a seconda della tipologia di azioni che vengono messe in atto:

  • Bullismo diretto: comportamenti che utilizzano la forza fisica per nuocere all’altro. In questa categoria sono presenti comportamenti come picchiare, spingere, fare cadere, ecc.
  • Bullismo verbale: comportamenti che utilizzano la parola per arrecare danno alla vittima. Ad, esempio, le offese e le prese in giro insistenti e reiterate
  • Bullismo indiretto: comportamenti non direttamente rivolti alla vittima ma che la danneggiano nell’ambito della relazione con gli altri. Sono comportamenti spesso poco visibili che portano all’esclusione e all’isolamento della vittima attraverso la diffusione di pettegolezzi e dicerie, l’ostracismo e il rifiuto di esaudire le sue richieste.

All’interno delle scuole il bullismo riguarda tutti gli alunni, e non solo quelli che vi prendono parte in maniera più evidente. I ruoli che possono essere assunti dagli allievi, sono sintetizzati nell’elenco seguente:

  • Bullo: chi prende attivamente l’iniziativa nel fare prepotenze ai compagni
  • Aiutante: chi agisce in modo prepotente ma come “seguace” del bullo
  • Sostenitore: chi rinforza il comportamento del bullo, ridendo, incitandolo o semplicemente stando a guardare
  • Difensore: chi prende le difese della vittima consolandola o cercando di far cessare le prepotenze
  • Esterno: chi non fa niente ed evita il coinvolgimento diretto o indiretto in situazione di prepotenza
  • Vittima: chi subisce più spesso le prepotenze.

Numerosi sono gli studi a livello nazionale, europeo ed internazionale che registrano la presenza di tale fenomeno nelle scuole.

La ricerca sul bullismo a Milano

Il campione comprende i dati di 59 plessi (33 elementari e 26 medie) per un totale di 10.513 alunni (5.426 maschi e 5.087 femmine) dei quali 4.406 delle scuole elementari (III, IV e V classe) e 6.107 delle scuole medie (I, II e III classe). L’età media del campione delle scuole elementari è pari a  9,5 anni, mentre per le scuole medie l’età media è pari a 12,6 anni.

Bullismo a Milano

Agli alunni delle classi che hanno aderito alla proposta, è stato chiesto di compilareun questionario composto da tre parti:

  1. “La mia vita a scuola – Durante questa settimana un altro mi ha…” (azioni di bullismo subite)
  2.  “La mia vita a scuola – Durante questa settimana io ho…”  (azioni di bullismo agite)
  3. Le prepotenze tra bambini/ragazzi a scuola (bullismo e intervento da parte di insegnanti e compagni)

Si sono effettuate delle rilevazioni anche di tipo qualitativo con alunni e genitori attraverso la metodologia dei focus-group

Dall’analisi dei dati il bullismo risulta molto diffuso sia nelle scuole elementari che nelle scuole medie inferiori cittadine. Addirittura un bambino su due dichiara di subire, infatti, prepotenze durante la permanenza nella scuola elementare, mentre nelle scuole medie abbiamo un ragazzo vittimizzato ogni tre. Dagli studi compiuti nello scorso decennio sappiamo però che la gravità dei singoli episodi non diminuisce nel corso degli anni, come rilevano anche le cronache cittadine che riportano periodicamente i casi più gravi accaduti nelle scuole medie.
La considerazione simultanea dei dati riguardanti gli alunni che subiscono e mettono in atto prepotenze risulta molto interessante. Infatti il numero degli studenti coinvolti nel bullismo a scuola raggiunge cifre allarmanti, rispettivamente il 64% alle scuole elementari e il 50% alle medie. Si potrebbe pensare che quello che accade ad una maggioranza sia anche “normale”. Nel caso del bullismo questo ragionamento non è applicabile. Infatti i bulli hanno maggiori probabilità di rimanere imprigionati in una carriera deviante che li porterà in molti casi ad avere problemi con le droghe e la giustizia prima dei 24 anni. Invece chi subisce ripetutamente prepotenze a scuola sviluppa, in misura maggiore rispetto ai compagni non coinvolti nel bullismo, malesseri somatici e disturbi emotivi anche gravi.

La ricerca qualitativa mostra che quasi la metà degli insegnanti ha difficoltà a riconoscere atti di bullismo che accadono nella propria classe. Allo stesso tempo, anche i genitori evidenziano delle difficoltà sia nell’avere un dialogo con i propri figli sia nell’aiutarli a trovare modalità di intervento adeguate. Ritengono inoltre di essere tenuti poco in considerazione dai ragazzi stessi per quanto concerne gli insegnamenti educativi mentre, in caso di gravi situazioni di prevaricazione, accolgono spesso la richiesta di aiuto da parte dei figli quando ormai la situazione diventa insostenibile. L’azione dei genitori, a questo punto, segue spesso una logica di allontanamento e di espulsione.

Quali considerazioni si possono fare?

È necessario prevedere programmi di prevenzione in grado di promuovere capacità relazionali nel rispetto di sé e degli altri. In particolare, poiché il bullismo è più diffuso e meno grave nelle scuole elementari, è proprio in quest’epoca che è più utile avviare programmi di prevenzione per evitare che il modello di comportamento aggressivo, tipico del bullismo, diventi una modalità preferenziale di relazione tra i ragazzi.
L’indagine mostra che i veri esperti di bullismo sono i ragazzi stessi: sanno individuare le peculiarità e le caratteristiche del fenomeno e sono a conoscenza di ciò che avviene nella classe. Questo “sapere” si traduce con difficoltà in un “saper fare”: in altre parole i ragazzi non dispongono della competenza necessaria ad intervenire efficacemente per difendere un compagno o se stessi.
L’azione educativa di una scuola attenta ai bisogni degli allievi dovrebbe tenere conto di queste evidenze e garantire un intervento continuato, strutturato e qualificato a livello di scuola. L’intervento dovrebbe prevedere:

      • Maggiore informazione che possa tradursi in aumentata sensibilità rispetto al fenomeno e in una migliore capacità di osservazione e discriminazione di situazioni di prevaricazione e prepotenza.
      • Integrazione di diversi ruoli professionali affinché ci possa essere un monitoraggio in classe e negli spazi comuni. Questo significa anche poter qualificare maggiormente il tempo che i bambini trascorrono a scuola e che comprende anche momenti come l’intervallo, lo spazio-mensa, ecc. Diversi studiosi indicano come uno dei primi interventi anti-bullismo, l’incremento della vigilanza del personale docente e non-docente sugli alunni.
      • Programmi specifici rivolti agli alunniperché possano apprendere strategie utilizzabili in caso di bullismo e perché possano sviluppare le competenze relazionali necessarie per instaurare rapporti basati sul rispetto di sé e degli altri e sull’empatia.
      • Coinvolgimento dei genitori come parte attiva di un progetto educativo più ampio.

Tratto da:

Bullismo a Milano. Rilevazione del fenomeno del bullismo nelle scuole elementari e medie che hanno aderito al progetto “Stop al Bullismo”.

A cura di Nicola Iannaccone, Federico Colombo, Stefania Di Domizio, Ilaria Veronesi.
ASL Città di Milano, marzo 2004.

da http://www.stopalbullismo.it/progetti.html