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Liceo Città di Piero (Sansepolcro AR): sciopero scrutini 11 giugno adesioni 100%

In data 11 giugno il Liceo Città di Piero ha aderito allo sciopero degli scrutini con una percentuale del 100%

Sciopero degli scrutini. In alcune province le adesioni arrivano al 90%

blocco scrutini

In Emilia-Romagna, Molise, Lazio e Lombardia, Puglia e Sicilia le percentuali dello sciopero oscillano tra l’80% e il 90%, mentre in tantissime scuole delle principali città il blocco è totale.

Anche a Torino e provincia c’è una massiccia partecipazione secondo i dati della FLCCGIL; le stime dei sindacati abruzzesi, a livello regionale, parlano di adesioni al 70-80%; in Toscana lo sciopero degli scrutini ha registrato un’adesione media dell’80% nelle scuole con punte del 90% a Prato e Pistoia.

Ed oggi, in base al calendario degli scioperi COBAS, si entrerà in sciopero in Liguria, Sardegna, Marche, Toscana, Umbria, Campania e Veneto, dove già nei giorni precedenti il blocco ha funzionato secondo il calendario di scioperi dei confederali, Snals e Gilda.

Anche nelle scuole italiane all’estero si sciopera, ad esempio ad Addis Abeba, dove tutti gli scrutini sono stati bloccati, come  hanno comunicato i docenti che lavorano nelle frequentatissime scuole di quella città.

Alcuni dirigenti non hanno affatto gradito lo sciopero, come nel caso di un Dirigente scolastico di un liceo a san Donà di Piave, che avrebbe presentato un esposto alla procura della Repubblica contro un’insegnante che ha aderito allo sciopero degli scrutini ritenendolo illegittimo.

Sciopero scrutini entra nel vivo. Come fare, è possibile lavorare di domenica e fino a tarda ora per recuperare?

da orizzontescuola.it

Susanna Camusso: “La riforma della scuola non va, privilegia i più ricchi e divide i precari”

Il segretario Cgil: “A Scampia o allo Zen di Palermo cosa succederà? Il Jobs Act non sta dando effetti perché mancano gli investimenti, soprattutto pubblici”

Camusso, ma non è paradossale uno sciopero della scuola contro una riforma che prevede 100 mila assunzioni di precari?
“Ma secondo lei  –  risponde il segretario generale della Cgil  –  un sindacato può scioperare contro delle assunzioni? La verità è che il governo non è in condizioni di farle per l’inizio dell’anno. E ha posto criteri assai discutibili che dividono in modo arbitrario i precari”.

Non è che protestate contro una legge che vi ha tagliato fuori, che ha ignorato il tradizionale potere di veto dei sindacati?
“Francamente mi paiono argomenti vecchi e strumentali. Le cose sono assai più serie. Questa è una riforma che lede il diritto costituzionale della libertà di insegnamento, che affida a un singolo, il dirigente scolastico come si chiama oggi il preside, la totale discrezionalità su chi debba insegnare o meno. Non è quello che prevede la nostra Carta Costituzionale”.

Lei pensa che sia una riforma di impianto autoritario?
“Emerge una scuola che non ha più una funzione di carattere generale, che non punta più a formare cittadini con spirito critico. È una scuola elitaria, non di tutti. Le risorse che ci sono, peraltro scarse, vanno a chi primeggia e delle scuole di Scampìa o dello Zen di Palermo che ne facciamo?”.

Abbiamo il record dei Neet e quello dei giovani disoccupati. Secondo lei perché nonostante il Jobs Act, il superamento dell’articolo 18, lo sgravio contributivo per le nuove assunzioni, le aziende non assumono?
“Perché non ci sono investimenti a partire da quelli pubblici. Perché non basta dire a un imprenditore: ti ho tolto l’articolo 18, ti ho fatto gli sconti, ora pensacitu. Non funziona così. Gli incentivi senza vincoli si traducono nella sola sostituzione di contratti. Serve una politica industriale che indirizzi e sostenga la crescita e l’occupazione”.

http://www.repubblica.it/economia/2015/05/04/news/susanna_camusso_la_riforma_della_scuola_non_va_privilegia_i_piu_ricchi_e_divide_i_precari_rinviando_le_assunzioni_-113466177/

Studiare tanto e imparare poco: il gap digitale della Scuola italiana

Una recente ricerca OCSE afferma che gli studenti italiani studiano tanto (a casa) ma imparano poco al contrario dei loro colleghi del Nord Europa: il responsabile è il digital divide della scuola italiana

di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano
Una recente indagine dell’OCSE rileva come gli studenti italiani siano, nel mondo, tra i più “afflitti” dai compiti a casa. I nostri studenti delle medie superiori trascorrono, infatti, quasi nove ore la settimana a fare i “compiti” contro una media Ocse di 4,9 ore. E’ il dato più elevato tra i paesi dell’area.

 

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Fig. 1 Tempo dedicato ai compiti a casa dagli studenti dell’Area OCSE

 

Altro dato interessante: l’Italia si distingue anche per il maggior divario, nei risultati, tra gli studenti socio-economicamente avvantaggiati che dedicano ai compiti a casa circa undici ore per settimana – e quelli con una famiglia meno abbiente che non vanno oltre le sei ore. E’ la differenza maggiore dell’intera Ocse. In questo modo anche la disparità di performance tra “ricchi” e “poveri” è tra le più elevate del mondo. In Italia, genitori e famiglie che hanno il tempo, la preparazione o le disponibilità ed economiche per fare studiare di più i ragazzi a casa hanno perciò figli più preparati e con più opportunità rispetto alle famiglie più svantaggiate, cosa che accade di meno in altri paesi OCSE.

Ma perché gli studenti italiani che studiano il doppio a casa di quelli finlandesi, e coreani non hanno gli stessi risultati scolastici ad esempio in matematica? Finlandesi e coreani che svettano nelle classifiche sulle competenze scolastiche, dedicano, infatti, allo studio in media meno di tre ore la settimana, meno della metà degli italiani. Anche Inglesi, Francesi e tedeschi hanno risultati migliori in matematica e studiano a casa molto meno dei nostri studenti!

 

 

Fig. 2 Prestazioni degli studenti di quindici anni nell’area OCSE in Matematica (punteggio di riferimento 500 punti). Rapporto OCSE PISA 2012.

L’OCSE stessa fornisce la risposta a questo mistero della scuola italiana. Dopo circa quattro ore la settimana di “compiti” a casa, il tempo in più investito sui libri ha effetti trascurabili sulla performance; nel caso dei nostri studenti cinque ore di compiti a casa sono inutili!

Altre caratteristiche del sistema scolastico di un paese, come la qualità dell’istruzione, l’infrastrutturazione tecnologica e l’organizzazione delle scuole hanno un’importanza maggiore. Ora è proprio su questo che vogliamo porre l’accento. In Finlandia, ad esempio, viene investito in istruzione, formazione e ricerca il 7,1 del PIL in Italia, un risibile 0,8 per cento. Ma è a livello metodologico e tecnologico che il gap tra la scuola italiana e quelle più avanzate è davvero elevato. I nostri insegnati sono molto preparati ma lavorano all’interno di un sistema che presenta elementi di radicale inefficienza, rispetto a quelli dei nostri cugini OCSE. Io credo che molte di queste difficoltà potrebbero essere superate elevando drasticamente il tasso di digitalizzazione dell’infrastruttura scolastica: vediamo perché.

 

L’assenza di infrastruttura tecnologica impedisce di cambiare la didattica

 

Come abbiamo più volte rilevato in questa sede, infatti, e secondo i dati forniti anche dal documento governativoLa buona scuola in Italia solo il 9%, secondo le stime più ottimistiche, delle classi è connesso ad internet. Nei paesi con i migliori risultati nei test OCSE-PISA, questa percentuale supera sempre l’80%. Noi crediamo che essere “connessi” in classe offra agli insegnati e agli studenti un insieme di opportunità molto maggiore più rispetto a insegnati e studenti che si trovano a operare in classi “non connesse”. Analizziamo più in dettaglio le differenze:

a) Accesso diretto a contenuti disciplinari che possono fare la differenza

Il semplice accesso a Internet in classe offre la possibilità di accedere a una quantità di contenuti on-line e di ambienti di apprendimento disciplinari free disponibile on-line che evidentemente non posso che migliorare il tasso di preparazione e di motivazione degli studenti. Nel caso della matematica, oggetto dell’indagine OCSE-PISA cui ci riferiamo, la differenza è lampante. Ad esempio chi ha accesso a Internet in classe può usufruire e utilizzare le “classi virtuali” i video, e i contenuti del progetto Khan Accademy. Si tratta di un’organizzazione educativa no profit creata nel 2006 da Salman Khan, un ingegnere statunitense originario del Bangladesh. L’obiettivo dichiarato, di questo progetto è quello  di “fornire un’educazione di alta qualità a chiunque, dovunque”, il sito dell’organizzazione raccoglie (a metà del 2013, oltre 4000 video-lezioni, caricate attraversoYou Tube),che toccano un’ampia gamma di discipline; in particolare la matematica ma anche la fisica, la chimica, la biologia, l’astronomia, l’economia. Ciascuna lezione dura all’incirca dieci minuti ed è corredata di esercizi e di tracce di lavoro da svolgere nella classe virtuale che ciascun docente può crearsi gratuitamente. I contenuti di Khan Accademy sono disponibili anche in versione italiana a questo indirizzohttps://it.khanacademy.org

 

b) Risparmio di circa il 60% sui contenuti per l’apprendimento

Nei paesi più sviluppati gli studenti non devo più portare a scuola pensanti cartelle piene di libri cartacei che nella maggior parte dei casi vengono utilizzati sono in minima parte. Gli studenti vanno a scuola solo con un notebook o un tablet che garantisce loro l’accesso sia all’ambiente virtuale/registro elettronico della scuola che ai contenuti digitali per l’apprendimento creati e prodotti dagli editori specificamente per i supporti digitali. Negli USA e nel Regno Unito il risparmio per le scuole e le famiglie si aggira, appunto,  intorno al 60%, ove scelgano la versione digitale degli Handbook per la scuola. Questo perché gli editori anglosassoni e del Nord Europa hanno deciso autonomamente al contrario di quelli di casa nostra di farsi sul serio concorrenza sul nuovo supporto digitale come dimostra il market place on-line Course Smart. E’ ovvio ed evidente a tutti il vantaggio e non solo quello per le schiene degli studenti, ma soprattutto quello per il budget delle istituzioni formative e delle famiglie;

 

c) Gestione  diretta dei compiti da parte degli insegnanti: meno ore di lavoro a casa per genitori e studenti
E’ veniamo al punto che ci interessa di più in questo contesto e cioè il problema dei “compiti a casa” da cui siamo partiti. E’ chiaro che nei paesi dove Internet e le metodologie didattiche attive legate all’utilizzo delle tecnologie in classe sono più diffuse (Ferri, P.  Come sarà la scuola dei veri  Nativi Digitali? Il futuro nella flipped classroom) minore è il numero di ore che vengono dedicate ai “cosiddetti” compiti a casa. Come accade appunto in Finlandia e Corea e negli altri paesi ad alta integrazione delle tecnologie nei sistemi di apprendimento. L’adozione, infatti, di metodologie didattiche attive, riduce drasticamente la quota di apprendimento nozionistico necessario agli studenti. Il “lavoro dello studente” si trasforma in lavoro di ricerca e approfondimento, guidato, in classe o a casa, dall’insegnate. La barriera tra casa e scuola viene abbattuta attraverso l’adozione di Ambienti virtuali per l’apprendimento che permettono all’insegnate di gestire direttamente il lavoro a casa degli allievi. In questo modo gli studenti “attivati” e attivi sulla rete e in classe non debbono più passare ore a casa a studiare, per lo  più a memoria, i contenuti spiegati in classe dall’insegnate. A scuola e con la guida dell’insegnate lavorano concretamente a risolvere problemi, applicando i principi dellearning by doing di Dewey.

 

Conclusioni

Siamo partiti da un problema molto sentito dai genitori italiani quello dell’eccesso di compiti a casa rispetto al risultato scolastico segnalato dall’OCSE. Ricordiamoci che secondo le stime delle associazioni dei consumatori le “ripetizioni” costano ai genitori italiani tra i 150 e 200  milioni di euro all’anno (tutti in nero!) e siamo pervenuti ad una conclusione interessante. Anche in questo caso un uso “sensato” e metodologicamente corretto delle tecnologie digitali per l’apprendimento può risolvere sia il problema dei week end di genitori e studenti che quello dei budget familiari investito in libri cartacei e in ripetizioni. Con i 150 milioni risparmiate in “ripetizioni” forse anche gli stipendi dei docenti italiani – i più bassi d’Europa – potrebbero essere aumentati e resi più dignitosi, migliorando in questo modo anche la preparazione dei nostri studenti che studiano tanto e apprendono poco o comunque molto meno di quanto potrebbero.

 

26 Gennaio 2015

http://www.agendadigitale.eu/competenze-digitali/1296_studiare-tanto-e-imparare-poco-il-gap-digitale-della-scuola-italiana.htm

“La poesia di Gregorio Tifernate” di John Butcher a cura centro studi Mario Pancrazi

Il Centro Studi “Mario Pancrazi”

in collaborazione con la Diocesi di Città di Castello

con l’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio

con il Liceo “Plinio il Giovane”

PRESENTA

La poesia di Gregorio Tifernate

(1414-1464)

 

di John Butcher

Intervengono:

l’Autore, Prof. John Butcher
il Prof. Giampiero Giugnoli, che ha curato la Prefazione
il Prof. Matteo Martelli, Presidente del Centro Studi “Mario Pancrazi”

Conduce il Prof. Don Andrea Czortek

Reading a cura di Marta Penchini e del Liceo “Plinio il Giovane”

 

Venerdì 9 gennaio 2015 alle ore 17.00

 

BIBLIOTECA DEL SEMINARIO

CITTÀ DI CASTELLO

Pomerio San Girolamo 2

Buon 2015 da Scuole Valtiberina

A novembre si rinnovano i consigli di istituto

A novembre si rinnovano i consigli di istituto

di Cinzia Olivieri

 

Premessa – Indizione

Il procedimento elettorale è disciplinato in particolare dalle norme contenute nel D.lgs 297/94 e nell’OM 215/91 come modificata ed integrata dall’OM 267/95, dall’O.M. 293/96 dall’OM 277/98.

Ogni anno il Ministero emette annualmente la circolare con la quale detta disposizioni delegando agli UU.SS.RR. di fissare la data per il rinnovo dei consigli di istituto del territorio di propria competenza.

 

Il rinnovo del consiglio è triennale. Dunque si effettueranno solo le elezioni di quelli giunti a scadenza o le suppletive in caso di impossibilità di surroga per esaurimento delle liste.

Per gli studenti l’elezione è annuale ed avviene ad ottobre con la procedura semplificata prevista per le elezioni dei rappresentanti di classe salvo che nel caso del rinnovo triennale.

I genitori di alunni, anche se maggiorenni, iscritti presso l’istituto dovranno eleggereotto rappresentanti nel consiglio di istituto delle scuole di grado inferiore e quattro rappresentanti in quello delle scuole secondarie di secondo grado con popolazione scolastica superiore a 500 alunni.

Gli studenti iscritti nella scuola secondaria di secondo grado eleggono quattro rappresentanti; otto ne scelgono i docenti in servizio, anche non di ruolo incaricati annuali e con supplenza annuale; due il personale ATA in servizio sia di ruolo sia non di ruolo supplente annuale, sempre nelle scuole con popolazione scolastica superiore a 500 alunni.

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