Archive for the ‘ News della Scuola ’ Category

Progetto Galileo nelle scuole superiori, dal 5 febbraio

Nell’ambito del protocollo d’intesa MIUR-INTEL CORPORATION S.p.A., l’avviso del 23/01/2015intende selezionare istituti secondari di secondo grado, con particolare riferimento agli istituti tecnici del settore tecnologico e gli istituti professionali del settore industria e artigianato, che saranno beneficiari dei prodotti e servizi previsti dall’Accordo
Operativo di cui sopra, al fine di favorire la sperimentazione e l’utilizzo di strumenti tecnologici per realizzare ambienti di apprendimento collaborativi, che diano la possibilità ai giovani di acquisire competenze per avvicinarsi al mondo del lavoro nell’ambito dei sistemi automatici.

L’avviso ha come oggetto la fornitura gratuita di n. 200 schede di sviluppo Intel® Galileo da distribuire ad un totale di 40 istituti di secondo grado secondo una dotazione predefinita di 5 schede Intel® Galileo per ciascuna scuola.

La documentazione e le informazioni sulla scheda sviluppo Intel® Galileo sono reperibili sul sito http://www.intel.it/content/www/it/it/do-it-yourself/galileo-maker-quark-board.html.

Possono candidarsi gli Istituti di secondo grado, e in particolare gli istituti tecnici del settore tecnologico e gli istituti professionali del settore industria e artigianato. Ciascuna Istituzione scolastica può presentare una sola candidatura.

Le domande di partecipazione dovranno essere inoltrate a partire dal giorno 5 febbraio 2015 e comunque entro e non oltre del giorno 20 febbraio 2015 dal dirigente scolastico delle isti tuzioni scolastiche interessate, esclusivamente, pena l’esclusione dalla procedura, mediante la compilazione del form on line presente nell ‘area dedicata sul sito del MIUR al seguente indirizzo http://www.istruzione.it/ProtocollilnRete/.

http://www.sinergiediscuola.it/notizie/miur/progetto-galileo-nelle-scuole-superiori.html

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Scuola, molti prof d’accordo sulla pensione. E la petizione fa il pieno di firme

Fino ad oggi, la petizione online lanciata da Mila Spicola sul prepensionamento degli insegnanti ha raggiunto 22mila adesioni. Un numero destinato sicuramente a crescere visto che gli insegnanti over 60 attualmente in servizio sono tantissimi e che una consistente fetta non vede l’ora di togliere il disturbo. Per rendersene conto basta fare un giretto nei corridoi di qualsiasi scuola. I 4mila “quota ’96” – coloro che sono stati bloccati dalla riforma Fornero con i requisiti per andare in pensione già maturati: 35 anni di servizio e 61 anni di età o 36 anni di servizio e 60 anni – sono alla ricerca di qualcuno che comunichi loro la fine dell’attesa.

E poi ci sono gli insegnanti over 50 – che in Italia abbondano davvero, visto che ammontano al 62 per cento del totale – che quando sono entrati di ruolo potevano lasciare la cattedra a 54 anni, ma che adesso si ritrovano imbrigliati in un lavoro sempre più stressante fino a 67 anni: ben 13 in più rispetto a quanto ipotizzato all’inizio della carriera. Un’eternità.

Diversi partiti, di maggioranza e opposizione, sembrano intenzionati a trovare una soluzione per il pasticcio dei Quota 96, generato dalla riforma delle pensioni. Ma anche all’interno del Pd, e del governo, sono parecchi coloro che si mostrano sensibili verso le ragioni dei prof che raccontano di una fatica del lavoro quotidiano in classe che si trasforma in realtà controproducente per l’insegnamento.

La Spicola, oltre ad essere insegnante, è anche componente della direzione nazionale del Pd di Renzi. E pur non essendo esclusivamente rivolta alla classe docente, qualche giorno fa, anche il ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, ha avanzato la proposta di una staffetta generazionale per inserire i giovani nel mercato del lavoro. Una eventualità che interessa da vicino i docenti che rappresentano circa un terzo degli impiegati pubblici italiani. Proposta che ha suscitato le critiche proprio del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che non vorrebbe innescare conflitti generazionali.

Ma resta il fatto – e la petizione pare testimoniarlo – che la vita in classe è particolarmente stressante. E che l’Italia, secondo l’Ocse, è il paese al mondo con la classe docente più anziana in cattedra. Vittorio Lodolo D’Oria, medico, già componente del collegio medico per l’inabilità al lavoro di Milano, se n’è accorto da tempo. Pubblicando articoli scientifici e saggi sulla maggiore esposizione al burnout – alla malattia psichiatrica – dei docenti italiani rispetto alla media dei pubblici dipendenti. Un fenomeno di cui si accorgono ogni giorno anche i genitori. “Ma come fate con 28 bambini in classe?”, si sentono dire sempre più spesso le maestre della scuola dell’infanzia dagli stessi genitori.

I più provati sono proprio gli insegnanti della scuola materna e di quella elementare. La petizione chiede al premier Matteo Renzi di prevedere che, “su base volontaria, i docenti di 60 anni (e perché no, anche 58) possano optare per modalità di prepensionamento o per meccanismi di riconversione ad altre funzioni strumentali all’insegnamento o alla gestione scolastica interne alla scuola, attuando una diversificazione nella carriera dei docenti e una funzionalizzazione del management scolastico che all’estero è norma e da noi non esiste”.

E sono bastati pochissimi giorni per raccogliere il favore di migliaia di insegnanti italiani. Gli oltre 22mila like alla proposta di prevedere una via d’uscita anticipata per coloro che volessero percorrerla potrebbero sembrare pochi rispetto agli oltre 700mila docenti della scuola nostrana. Ma rappresentano una percentuale considerevole – oltre il 30 per cento – rispetto ai circa 60/70 mila maestri e professori italiani over 60. Una quota eccessiva per qualsiasi sistema formativo al mondo, che di ultrasessantenni ne conta in media la metà. E che fa leva su giovani insegnanti – under 30 – che in Italia rappresentano una specie da proteggere: appena lo 0,27 per cento, poco più di 2mila.

da repubblica.it

Scuola, il governo ratifica 13mila assunzioni di personale amministrativo e docenti di sostegno

da Il Sole 24 Ore

Scuola, il governo ratifica 13mila assunzioni di personale amministrativo e docenti di sostegno

Claudio Tucci

Il consiglio dei ministri ratifica le assunzioni di docenti di sostegno e Ata, il personale amministrativo, già concordate dal Miur con Funzione pubblica e Mef. Complessivamente, il governo autorizza il ministero dell’Istruzione, per la copertura di posti effettivamente vacanti e disponibili, 13.556 assunzioni a tempo indeterminato.

La ripartizione Più precisazione si ratificano le assunzioni di 5.336 Ata per l’anno scolastico 2012/2013. Altre 3.730 Ata per il 2013-2014. Si accende l’ok anche all’assunzione di 4.447 docenti da destinare al sostegno di alunni con disabilità per l’anno scolastico 2013/2014, prima tranche del piano triennale di stabilizzazioni di docenti di sostegno previsto dal decreto Carrozza. A chiudere il conto, il governo autorizza pure l’assunzione di 43 assistenti amministrativi, 19 coadiutori, due direttori ed un collaboratore per le esigenze delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (il cosiddetto settore Afam)

Test per l’università anticipati: così le scuole aiutano i ragazzi

Antonella De Gregorio

Arianna ha tenuto duro, ma nella sua classe, una quinta liceo dello scientifico Pasteur di Roma, diversi compagni hanno rinunciato: martedì 8 aprile non si presenteranno al test di Medicina. Anche tanti professori hanno fatto un passo indietro: niente interrogazioni e compiti in classe nelle settimane prima della temutissima prova con cui i loro alunni si giocano il futuro. L’anticipazione dei test d’accesso alle facoltà a numero chiuso ha sparigliato le carte: nel periodo più «caldo» dell’anno, quello dedicato allo sprint finale per la maturità, toglie energie allo studio per l’esame di Stato. Oppure costringe i meno determinati a chiudere il sogno del camice bianco nel cassetto E i dati, in calo, sugli iscritti effettivi ai test di quest’anno lo provano: 64.187 per Medicina contro i 74.312 dello scorso anno (ma i partecipanti effettivi alle prove furono poi 69.073); 6.940 candidati per la prova di Veterinaria del 9 aprile contro gli 8.902 di un anno fa; 11.884 candidati per il test di Architettura del 10 aprile contro i 16.651 iscritti effettivi dello scorso anno.

 

 

«Un dramma»

«Un dramma, per tutti», dice Innocente Pessina, preside del liceo classico Berchet di Milano. «I professori sono arrabbiati, i ragazzi in difficoltà. E in questo periodo bisogna fare i conti anche con le vacanze di Pasqua e le gite di istruzione. Difficile portare a termine i programmi». Senza contare la tesina, le simulazioni della prima e della seconda prova scritta. E quella terribile «terza prova», fatta di quiz su tutte le materie, che in molti casi vale come compito in classe ed entra nella media dei voti.

 

 

 

Tra corsi e proteste

Molti istituti hanno organizzato corsi pomeridiani propedeutici ai test: «Da noi è stato proposto un modulo di 15 ore. Siamo una sessantina a frequentarlo – dice Arianna – E i prof in questi giorni non interrogano». Ma dopo il 12 maggio, quando si conosceranno i risultati e sarà stilata la graduatoria nazionale, è facile prevedere che gli insegnanti si troveranno a dover affrontare la delusione di molti ragazzi «bocciati» ai quiz. E intanto dagli scrutini usciranno voti più bassi del solito.
Ansia per i ragazzi. Perplessità per i docenti. Alcuni presidi stanno pensando di mettere nero su bianco i motivi del malcontento in una lettera da indirizzare al ministro dell’istruzione, Stefania Giannini. Anche le associazioni degli studenti si stanno muovendo: ScuolaZoo, seguitissima community studentesca, sta raccogliendo segnalazioni e proteste da parte degli studenti e ha predisposto una lettera da sottoporre a presidi e insegnanti per chiedere la loro opinione: «Vi trovate di fronte classi affaticate dal peso di una doppia preparazione? Ragazzi assorbiti dai quiz? Rischio di voti finali più bassi?» E ancora: «Quali soluzioni proponete?».

«Niente test»

All’ultima domanda il preside Pessina risponderebbe senza incertezze: «Niente test, sono contrario, derivano da una cultura anglosassone che non è la nostra e impediscono a studenti meravigliosi, con vocazioni forti, di seguire il proprio destino. Piuttosto le università cerchino di accaparrarsi i più motivati attraverso dei colloqui, e selezionando con esami rigorosi nei primi anni. Non hanno spazi? Glieli diamo noi: le scuole sono vuote, al pomeriggio».

Fuori 6 sui 7

Se i numeri rimarranno quelli della vigilia – 69mila iscritti per 10mila posti (erano 84mila lo scorso anno) – sei candidati su sette rimarranno fuori. Inevitabile la frustrazione di aver sprecato del tempo, abbassato le medie, ritardato la preparazione. Ma c’è da prevedere che il giorno del test – 60 domande a scelta multipla, ciascuna con 5 opzioni di risposta – i candidati saranno meno del previsto. Spaventati dalla mole dei programmi, dalla lotteria a cui si devono sottoporre: «Biologia e chimica sono le materie che preoccupano di più – dice Arianna – Bisogna riprendere in mano programmi svolti negli anni passati in maniera superficiale e rifare tutto da capo».

Favoriti

Ad essere favorito, quest’anno è chi non va a scuola, quelli che tentano il test magari per la seconda o terza volta e hanno già superato lo scoglio della maturità. Se si continuerà su questa strada, in futuro chi vorrà tentare l’ingresso nella facoltà dei sogni dovrà studiare con almeno due anni d’anticipo e scegliere un liceo dal taglio più scientifico, con materie più attinenti ai test.

Il calendario

L’anno scorso i test d’ingresso erano stati retrocessi a luglio, poi, dopo il caso bonus-maturità, sono slittati nuovamente a settembre. Quest’anno il calendario è riuscito a fare peggio. Anche se, a sorpresa,un sondaggio di Skuola.net ha trovato un 33% di studenti favorevoli alle nuove scadenze: 1 su 4 pensa che in questo modo si abbia tempo per cercare alternative in caso non vada come ci si aspetti, mentre un 8% crede che così si presenteranno i ragazzi più determinati, e i concorrenti meno interessati si elimineranno da sé.
La scelta è stata dettata da una decisione del Consiglio nazionale universitario, che ha individuato quella data per il possibile allineamento con le altre scuole internazionali, visto che non in tutti i Paesi la scuola finisce a giugno come in Italia. Anticipare le prove d’accesso all’università, può anche attrarre studenti stranieri: in Italia sono ormai disponibili diversi corsi di laurea in lingua inglese. Vantaggi, però, che non sono proporzionati alle difficoltà che stanno incontrando gli studenti.

da corriere.it

Gite scolastiche in crisi, rinuncia uno studente su quattro

I dati sono dell’Osservatorio sul turismo scolastico del Touring Club, e ben sei classi su dieci non hanno programmato gite scolastiche.

“Quest’anno – sottolinea la Coldiretti – si stima un calo di oltre il 10 per cento con meno di 1,4 milioni di studenti in viaggio per effetto un trend di riduzione in atto dall’inizio della crisi”. “In molti casi – continua – sono gli stessi genitori a chiedere di eliminare le uscite extrascolastiche durante l’anno per contenere le spese ma anche per evitare discriminazioni tra i ragazzi che non possono più permettersi di partecipare ma a crescere è anche l’indisponibilità dei docenti che devono caricarsi di una pesante responsabilità, come dimostrano i ripetuti e gravi episodi di cronaca”.

“Il risultato non è solo la drastica riduzione dei viaggi ma – sostiene la Coldiretti – anche un radicale cambiamento delle destinazioni che privilegiano in misura crescente le escursioni a breve distanza con tagli di costi e tempi. Se per le scuole superiori di secondo grado le destinazioni estere ancora battono quelle nazionali, nelle scuole superiori di primo grado si registra che la quasi totalità delle gite si svolge sul territorio nazionale”.

In controtendenza il turismo ecologico ed ambientale come dimostra il fatto nei parchi e nelle aree protette il 20 per cento dei visitatori sono proprio i giovani in gita scolastica. Una scelta, spiega Coldiretti, giustificata dai costi contenuti, dall’elevato valore educativo e dalla pluralità di mete disponibili senza dover percorrere grandi distanze, in un Paese come l’Italia puo’ contare su ben 871 i parchi e aree naturali protette che coprono ben il 10 per cento del territorio nazionale.

La vera novità degli ultimi anni, riferisce la Coldiretti, “sono però le fattorie didattiche che si sono moltiplicate nelle campagne diventando le mete più gettonate delle gite organizzate soprattutto nelle scuole primarie”. Secondo il censimento della Coldiretti con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca “sono presenti in Italia 1300 fattorie didattiche autorizzate dove gli alunni delle scuole elementari e medie possono trascorre una giornata all’aria aperta a diretto contatto con le coltivazioni e gli animali”.

da orizzontescuola.it

Sì al prepensionamento, Madia insiste: “garantire continuità del reclutamento”

L’On. Madia, Ministro della funzione pubblica, ha relazionato alla Camera sul programma di Governo. Un capitolo è stato dedicato al progetto “staffetta generazionale”, che consentirebbe ridurre il personale della scuola per consentire l’ingresso delle nuove generazioni. Il testo dell’intervento

Il progetto “staffetta generazionale”

In queste settimane si è tanto discusso, a proposito di revisione della spesa, in merito al presunto blocco del turnover. L’amministrazione non può permettersi, e nemmeno serve, alcun blocco.

Il blocco delle assunzioni è un meccanismo “orizzontale” e non selettivo, mentre è necessario fare scelte consapevoli per operare una razionale redistribuzione. L’amministrazione ha bisogno di cambiamento, di rinnovamento e di nuove competenze fresche.

Per quanto la prima azione sarà un grande progetto di “staffetta generazionale” nella PA: va avviato un processo di riduzione non traumatica dei dirigenti e, più in generale, dei dipendenti vicini alla pensione, per favorire l’ingresso di giovani. Se non si fa, non ci può essere il rinnovamento della pubblica amministrazione, ma la sua agonia, con il rischio di alimentare uno scontro tra una generazione che ha dato molto ma ha anche potuto beneficiare delle condizioni di una diversa fase storica e le nuove generazioni cui, per garantire la quadratura dei conti, stiamo facendo pagare, anche nella pubblica amministrazione, il prezzo altissimo del blocco degli accessi e di un precariato perenne.

Abbiamo l’assoluta necessità di garantire la continuità del reclutamento – in una fase cruciale di modernizzazione, semplificazione e digitalizzazione del settore pubblico – anche in un periodo di crisi finanziaria, che impone di trovare le risorse per le nuove assunzioni.

Questa operazione, che non vuole mettere in discussione gli equilibri realizzati con la riforma della previdenza attuata nel dicembre 2011, garantirebbe da un lato una forte iniezione di indispensabile rinnovamento, dall’altro un risparmio complessivo per le casse dello Stato, dato dalla differenza tra gli stipendi attualmente pagati e quelli dei neo assunti, al netto della spesa per le pensioni erogate in anticipo.

Prepensionare i prof per far largo ai giovani. Scettica la Ragioneria dello Stato. Madia, i soldi ci sono

da orizzontescuola.it

Cambi orario? Puoi incorrere nel reato di abbandono del posto di lavoro

da Tecnica della Scuola

Cambi orario? Puoi incorrere nel reato di abbandono del posto di lavoro
di Lucio Ficara
L’autonomia scolastica, ma soprattutto il decreto 150/2009, inducono talora i dirigenti scolastici a comportamenti “curiosi”. Un caso emblematico: in Piemonte un dirigente equipara il cambio di orario non autorizzato all’abbandono del posto di lavoro. E alcuni sindacati insorgono.
L’autonomia scolastica dà origine talora a vere e proprie storture soprattutto quando organi collegiali e dirigenti scolastici ritengono che, in nome dell’autonomia, sia possibile interpretare a proprio piacimento norme generali o contrattuali. Per esempio, le circolari interne disposte dal dirigente scolastico non rappresentano di per sé norma giuridica, ma molto più semplicemente sono forniscono istruzioni, precisazioni, indicazioni e direttive riguardo i compiti da eseguire. Le circolari interne non possono in alcun modo contravvenire alle norme di legge e a quelle contrattuali, e se lo dovessero fare, farebbe bene il docente o il personale scolastico a non eseguire le disposizioni che vanno contro la legge. È utile ricordare che come esposto il Consiglio di Stato nella sentenza n. 7521/2010 le circolari amministrative sono atti diretti agli organi e uffici periferici ovvero sotto ordinati, che non hanno di per sé valore normativo o provvedimentale, ma appunto sono circoscritte a livello periferico. Quindi è importante comprendere che il dirigente scolastico quando scrive una circolare interna, si deve limitare a dare semplici indicazioni e direttive comportamentali di buon senso, senza avventurarsi in interpretazioni di carattere normativo e legislativo. Nonostante che ciò sia del tutto chiaro ed evidente, talora accade di trovarsi d fronte a circolari quanto meno curiose. Così come è capitato in una scuola calabrese, quando il dirigente scolastico ha deciso, tramite una circolare curiosa e a nostro avviso illegittima, visto gli innumerevoli casi di ritardo cronico di alcuni insegnanti, di obbligare tutti i docenti di quella scuola a timbrare il cartellino, imponendo una regola che non è prevista dalle norme legislative e contrattuali. Un’altra circolare che ci ha colpito particolarmente per la sua curiosità, arriva da un istituto comprensivo del Piemonte, dove il dirigente scolastico ricorda ai docenti, quasi fossero degli smemorati poco avvezzi allo studio della normativa scolastica, che tutti gli orari personali sono non modificabili. Inoltre, aggiunge il DS dell’istituto piemontese, tutti gli eventuali cambi interni devono essere preventivamente richiesti indirizzando una mail al dirigente che darà eventuale autorizzazione e comunicazione ai fiduciari. In caso di cambio turno non autorizzato sarà ravvisato l’ingiustificato abbandono di posto di lavoro. Quest’ultima vicenda ha provocato vivaci reazione nel territorio con nette prese di posizione da parte di diverse organizzazioni sindacali. I Cobas, per esempio, hanno chiesto un’immediata rettifica della circolare, che sembra adombrare – secondo il sindacato autonomo – una strisciante minaccia rivolta ai docenti della scuola, che si renderebbero rei, secondo le presunte norme richiamate dal DS, addirittura di “abbandono del posto di lavoro”.  Toni analoghi usa la CUB Scuola Piemonte che in un proprio comunicato scrive che il dirigente scolastico “mette in riga gli insegnanti” e sottolinea il tono “improvvido” della circolare che configura addirittura un reato e non una semplice inosservanza di una disposizione interna. Stupore per la circolare  viene manifestata anche dalla Sisa sindacato autonomo, che spiega garbatamente al Ds della scuola come l’istituto del cambio di turno sia una prassi diffusa in tutto il territorio nazionale, orientata su principi di solidarietà, indispensabile all’interno di una comunità educativa, ma anche dal primario senso di responsabilità e allo scrupolo pedagogico di non far mancare la loro continuativa presenza ai discenti. La stessa Fgu-Gilda rimarca che solamente l’autorità giudiziaria può stabilire se un determinato comportamento integri un reato o meno. Insomma una tempesta che si sarebbe potuta tranquillamente evitare se solo la questione fosse stata affrontata con un po’ più di buon senso e, perché no, con maggiore rispetto per le prerogative della RSU e della contrattazione di istituto.