Archive for the ‘ Precariato ’ Category

L’esercito dei prof precari: con gli ultimi inseriti nelle graduatorie d’Istituto sono 622mila

da tecnicadellascuola.it

L’esercito dei prof precari: con gli ultimi inseriti nelle graduatorie d’Istituto sono 622mila

Alessandro Giuliani

Ad evidenziare la quota record è il quotidiano Repubblica, che il 23 giugno, in occasione della scadenza per l’aggiornamento delle liste di attesa dei prof per lavorare nelle singole scuole, ha realizzato la somma dei tre raggruppamenti.

I docenti precari della scuola non si possono ridurre ai circa 155mila inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento: sono molti di più. Perchè a fare supplenze, con più o meno continuità, ci sono anche coloro che sono ospitati nelle gradautori e d’Istituto: non certo nella prima fascia, che ospita gli stessi delle GaE, ma chi sta in seconda e terza sì. Va considerato a tutti gli effetti un precario. Almeno questo è il pensiero di Corrado Zunino,giornalista del quotidiano La Repubblica.

“Bene, il nuovo aggiornamento – oggi, giorno di chiusura delle iscrizioni – ci dirà che gli aspiranti maestri-professori italiani non ancora in cattedra sono 622 mila. Sì, 622 mila. Seicentoventiduemila sono più del numero dei quattordicenni che stanno provando l’esame di terza media, più degli abitanti di Genova, la sesta città d’Italia. Seicentoventiduemila sono più dell’un per cento della popolazione italiana. È un numero impressionante di persone – aggiunge Zunino – che chiede ospitalità alla scuola, o in alcuni casi ha chiesto alla scuola perdendo poi ogni speranza e mettendosi a cercare altro. E la possibilità di guadagnare uno stipendio certo e di mostrare a una classe di bambini o pre-adulti tutto quello che hanno imparato loro, gli aspiranti insegnanti, in trent’anni di scuole”.

Per arrivare arrivarena questo numero impressionante, il cronista ricorda che nella “seconda fascia di istituto (gli abilitati non inseriti nella graduatoria a esaurimento provinciale) agli inquilini del precedente triennio (9.502 aspiranti) si aggiungeranno ben 121 mila neoabilitati, portando la seconda fascia a quota 130.000. Questo dato si stabilizzerà nei prossimi giorni. Poi c’è la terza fascia di istituto (i non abilitati/laureati). Qui l’ultimo numero analizzabile è quello del triennio precedente: 337.458 in attesa. Aspettando le integrazioni, tutte le leve (alcune in avanti con gli anni) che chiedono l’arruolamento nella scuola sono superiori alla cifra di 620 mila. Ben sopra il mezzo milione citato più volte dal ministro in carica, Stefania Giannini.

Sono numeri che confermano, insomma, il mantenersi in vita “dell’attrazione ancora forte dell’insegnamento in Italia, per il secondo ciclo del Tirocinio formativo attivo (Tfa) ci sono 147 mila domande per 22mila posti: solo uno su sette ce la farà. E al termine del percorso abilitante, come ricorda il sindacato Anief, il sopravvissuto scoprirà che l’abilitazione non gli servirà per entrare nel doppio canale di reclutamento che permetterebbe di insegnare con continuità aspirando all’assunzione in ruolo”.

Questi prof in attesa di lavoare, conclude Zunino, “sono un partito, gli aspiranti insegnanti italiani, davvero grande. Tre volte tanto Scelta civica, per dire. Se votassero tutti dalla stessa parte, sposterebbero più del due per cento dei consensi. Colpisce che la politica non se ne sia ancora accorta”. Oppure se ne accorge, ma non è in grado di soddisfare le loro richieste di lavorare dietro la cattedra.

Scuola, molti prof d’accordo sulla pensione. E la petizione fa il pieno di firme

Fino ad oggi, la petizione online lanciata da Mila Spicola sul prepensionamento degli insegnanti ha raggiunto 22mila adesioni. Un numero destinato sicuramente a crescere visto che gli insegnanti over 60 attualmente in servizio sono tantissimi e che una consistente fetta non vede l’ora di togliere il disturbo. Per rendersene conto basta fare un giretto nei corridoi di qualsiasi scuola. I 4mila “quota ’96” – coloro che sono stati bloccati dalla riforma Fornero con i requisiti per andare in pensione già maturati: 35 anni di servizio e 61 anni di età o 36 anni di servizio e 60 anni – sono alla ricerca di qualcuno che comunichi loro la fine dell’attesa.

E poi ci sono gli insegnanti over 50 – che in Italia abbondano davvero, visto che ammontano al 62 per cento del totale – che quando sono entrati di ruolo potevano lasciare la cattedra a 54 anni, ma che adesso si ritrovano imbrigliati in un lavoro sempre più stressante fino a 67 anni: ben 13 in più rispetto a quanto ipotizzato all’inizio della carriera. Un’eternità.

Diversi partiti, di maggioranza e opposizione, sembrano intenzionati a trovare una soluzione per il pasticcio dei Quota 96, generato dalla riforma delle pensioni. Ma anche all’interno del Pd, e del governo, sono parecchi coloro che si mostrano sensibili verso le ragioni dei prof che raccontano di una fatica del lavoro quotidiano in classe che si trasforma in realtà controproducente per l’insegnamento.

La Spicola, oltre ad essere insegnante, è anche componente della direzione nazionale del Pd di Renzi. E pur non essendo esclusivamente rivolta alla classe docente, qualche giorno fa, anche il ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, ha avanzato la proposta di una staffetta generazionale per inserire i giovani nel mercato del lavoro. Una eventualità che interessa da vicino i docenti che rappresentano circa un terzo degli impiegati pubblici italiani. Proposta che ha suscitato le critiche proprio del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che non vorrebbe innescare conflitti generazionali.

Ma resta il fatto – e la petizione pare testimoniarlo – che la vita in classe è particolarmente stressante. E che l’Italia, secondo l’Ocse, è il paese al mondo con la classe docente più anziana in cattedra. Vittorio Lodolo D’Oria, medico, già componente del collegio medico per l’inabilità al lavoro di Milano, se n’è accorto da tempo. Pubblicando articoli scientifici e saggi sulla maggiore esposizione al burnout – alla malattia psichiatrica – dei docenti italiani rispetto alla media dei pubblici dipendenti. Un fenomeno di cui si accorgono ogni giorno anche i genitori. “Ma come fate con 28 bambini in classe?”, si sentono dire sempre più spesso le maestre della scuola dell’infanzia dagli stessi genitori.

I più provati sono proprio gli insegnanti della scuola materna e di quella elementare. La petizione chiede al premier Matteo Renzi di prevedere che, “su base volontaria, i docenti di 60 anni (e perché no, anche 58) possano optare per modalità di prepensionamento o per meccanismi di riconversione ad altre funzioni strumentali all’insegnamento o alla gestione scolastica interne alla scuola, attuando una diversificazione nella carriera dei docenti e una funzionalizzazione del management scolastico che all’estero è norma e da noi non esiste”.

E sono bastati pochissimi giorni per raccogliere il favore di migliaia di insegnanti italiani. Gli oltre 22mila like alla proposta di prevedere una via d’uscita anticipata per coloro che volessero percorrerla potrebbero sembrare pochi rispetto agli oltre 700mila docenti della scuola nostrana. Ma rappresentano una percentuale considerevole – oltre il 30 per cento – rispetto ai circa 60/70 mila maestri e professori italiani over 60. Una quota eccessiva per qualsiasi sistema formativo al mondo, che di ultrasessantenni ne conta in media la metà. E che fa leva su giovani insegnanti – under 30 – che in Italia rappresentano una specie da proteggere: appena lo 0,27 per cento, poco più di 2mila.

da repubblica.it

Scuola, il governo ratifica 13mila assunzioni di personale amministrativo e docenti di sostegno

da Il Sole 24 Ore

Scuola, il governo ratifica 13mila assunzioni di personale amministrativo e docenti di sostegno

Claudio Tucci

Il consiglio dei ministri ratifica le assunzioni di docenti di sostegno e Ata, il personale amministrativo, già concordate dal Miur con Funzione pubblica e Mef. Complessivamente, il governo autorizza il ministero dell’Istruzione, per la copertura di posti effettivamente vacanti e disponibili, 13.556 assunzioni a tempo indeterminato.

La ripartizione Più precisazione si ratificano le assunzioni di 5.336 Ata per l’anno scolastico 2012/2013. Altre 3.730 Ata per il 2013-2014. Si accende l’ok anche all’assunzione di 4.447 docenti da destinare al sostegno di alunni con disabilità per l’anno scolastico 2013/2014, prima tranche del piano triennale di stabilizzazioni di docenti di sostegno previsto dal decreto Carrozza. A chiudere il conto, il governo autorizza pure l’assunzione di 43 assistenti amministrativi, 19 coadiutori, due direttori ed un collaboratore per le esigenze delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (il cosiddetto settore Afam)

Petizione sul ripristino della monetizzazione ferie non godute

da Tecnica della Scuola

Petizione sul  ripristino della monetizzazione ferie non godute
di Aldo Domenico Ficara
Presentata una petizione dal titolo “Ripristino monetizzazione ferie non godute. Regolarizzazione degli stipendi supplenti temporanei. Adeguamento scatti stipendiali personale precario“
Nella nota prot. 72696 del 4/09/2013, con la quale il MEF – RGS aveva fornito chiarimenti sulla retribuzione delle ferie non godute dal personale scolastico nell’a.s. 2012/13, al fine della corretta applicazione dell’art. 5 comma 8 del D. L. 95/2012 e dell’art. 1 commi 54, 55 e 56 della Legge 24 dicembre 2012 n. 228, tra le altre cose veniva scritto: “ Si ricorda che i giorni di sospensione delle lezioni comprendono, oltre a luglio ed agosto, anche i primi giorni di settembre e gli ultimi di giugno secondo il calendario scolastico, le vacanze natalizia e pasquale, l’eventuale sospensione per l’organizzazione dei seggi elettorali e per i concorsi, ecc…In relazione a quanto sopra espresso, le Ragionerie Territoriali dello Stato esamineranno la posizione dei dipendenti scolastici interessati dal compenso sostitutivo delle ferie riscontrando la posizione giuridica nella quale sono stati collocati durante i periodi di sospensione delle lezioni, al fine di verificare, in caso di mancata fruizione delle ferie, se per quei giorni vi sia assenza ad altro titolo. Infine, per quanto riguarda le ferie maturate sino al 31 dicembre 2012 e quindi prima dell’entrata in vigore del comma di cui trattasi, le stesse sono monetizzabili unicamente nei casi di cui alla citata nota DFP 32937/2012 “. Di pochi giorni fa la notizia della presentazione di una petizione dal titolo “Ripristino monetizzazione ferie non godute. Regolarizzazione degli stipendi supplenti temporanei. Adeguamento scatti stipendiali personale precario “ proposta da un gruppo Facebook ( Difendiamo il piano triennale di immissione in ruolo ) che condivide tra insegnanti argomenti riguardanti il mondo scolastico. L’oggetto della petizione è il seguente: L’istruzione e la ricerca sono il motore propulsivo di un Paese, la base da cui ripartire, invece, in questi ultimi anni i tagli alla spesa pubblica hanno fortemente penalizzato questo settore . Proprio in relazione a questa petizione girano in Facebook commenti su una percezione di mancato impegno delle testate di informazione scolastica nella diffusione mediatica della notizia.

Nuovo contratto: bisognerà tener conto del diverso impegno dei docenti?

da Tecnica della Scuola

Nuovo contratto: bisognerà tener conto del diverso impegno dei docenti?
di Lucio Ficara
I docenti che devono correggere centinaia e centinaia di prove scritte in un anno percepiscono lo stesso stipendio di chi non ha questa incombenza. Sono in molti a non essere più d’accordo con questo meccanismo. Forse anche al Miur ci stanno pensando.
Dopo la pantomimica vicenda degli scatti di anzianità, che ha visto protagonisti il ministro dell’Economia Saccomanni e quello dell’Istruzione Carrozza, alla quale è stata messa una toppa maldestra, con il decreto “scatti” appena depositato in Senato, il Governo ritiene, con diverse dichiarazioni pubbliche, che il meccanismo degli scatti d’anzianità per tutto il personale scolastico è un sistema che non è più sostenibile. Al Miur stanno pensando, per il futuro,  ad un sistema di scatto stipendiale legato ad altri parametri che non siano soltanto riferiti all’anzianità di servizio. Per il ministro Carrozza bisognerebbe pensare, in riferimento al raggiungimento dello scatto stipendiale, ad un percorso più virtuoso che tenga conto della specificità del ruolo dell’insegnante, un percorso che sia in grado di valorizzare l’impegno individuale, la capacità di lavorare in gruppo e l’aggiornamento. Se questo è l’intendimento di viale Trastevere, ci domandiamo: “Perché gli stipendi dei docenti non devono tenere in alcun conto dei carichi di lavoro obbligatori ed oggettivi che alcuni docenti svolgono, mentre altri sono  esentati dal sostenerli?” La correzione di migliaia di compiti, che un insegnante di materie con obbligo di valutazione scritta oltre che orale svolge dedicando centinaia di ore di lavoro, non è al momento riconosciuta né economicamente né  socialmente. Si tratta delle ore di lavoro, previste dall’art.29 del contratto collettivo nazionale della scuola, per quanto riguarda la preparazione delle verifiche scritte e la loro correzione. La norma contrattuale è percepita, dai docenti che hanno l’obbligo della verifica scritta, come una vera e propria ingiustizia, perché non riconosce economicamente un considerevole carico di lavoro aggiuntivo all’attività d’insegnamento. Ma quante ore mediamente ad anno scolastico dedica un docente per preparare e correggere le prove scritte? Facciamo qualche piccolo calcolo. Ad esempio, un docente di matematica e fisica che ha in media  4 classi per 18 ore di orario cattedra, dove, in due classi, insegna sia matematica che fisica e in altre due solo fisica, si troverà a correggere 1100 elaborati ad anno scolastico. Questo carico di lavoro, che non tutti i docenti hanno, si traduce in un impegno orario di lavoro, tra preparazione della verifica e correzione della stessa,  di almeno 250 ore annue. Se queste ore fossero riconosciute, come sarebbe giusto, come attività aggiuntiva di lavoro funzionale all’insegnamento dovrebbero essere pagate a 17,50  eur all’ora, producendo un aumento salariale annuo di 4375 euro lorde. Questo mancato riconoscimento economico del lavoro svolto per la preparazione degli elaborati scritti e la loro correzione, con relativa valutazione, è vista dai docenti che, per statuto normativo sono obbligati a somministrare un congruo numero di verifiche scritte, come una palese ingiustizia. Se il sistema degli scatti stipendiali riconosciuti soltanto per anzianità è ormai giunto al capolinea, come sostengono al Miur, allora bisognerà riconoscere, pe un nuovo sistema di avanzamento economico di carriera, anche il lavoro oggettivo e prioritario di chi è chiamato obbligatoriamente a somministrare un congruo numero di prove scritte, ed è poi chiamato a correggerle e valutarle.

Decreto immissioni sostegno, probabile prossima settimana. ATA, iter a rilento

A darcene notizia il ConITP che ha incontrato al Ministero il Direttore generale del MIUR dott. Luciano Chiappetta. Il Decreto sarebbe già pronto e vengono confermati i 4447 posti con decorrenza giuridica 2013. Manca autorizzazione MEF per immissioni ATA. Posti andranno ad assistenti tecnici e amministrativi.

Immissioni in ruolo sostegno

Il Direttore Chiappetta ha anticipato che è quasi pronto in decreto che permetterà l’immissioni in ruolo dei docenti di sostegno e che probabilmente la settimana prossima sarà anche emanato per dar avvio alla procedura di assunzione in ruolo. Pariamo di quei 4447 posti che rappresentano la prima tranche di un piano triennale previsto dal Decreto istruzione e che vedrà per i prossime immissioni per 13.342 posti per il 2014-2015 ed altri 8.895 per il 2015-2016. Vedi la tabella die posti per regione con il nostro commento

Immissioni in ruolo ATA

Per quanto riguarda le procedure per le immissioni in ruolo degli ATA,  il direttore ha comunicato che l’iter va a rilento, si attende ancora l’autorizzazione dal Ministero dell’economia il direttore ha spiegato, inoltre, che le immissioni in ruolo, 3740 unità, saranno distribuite per quasi la totalità dei posti nei ruoli degli assistenti tecnici e assistenti amministrativi e, forse, solo una piccola percentuale sarà assegnata al personale collaboratore scolastico. Immissioni in ruolo ATA, in arrivo 3.740 assunzioni con decorrenza 1 settembre 2013

http://www.orizzontescuola.it/news/decreto-immissioni-sostegno-probabile-prossima-settimana-ata-iter-rilento

Ecco come di anno in anno diminuiscono le supplenze

inviato da Luisa Genna – Spettabile Ministro M.C. Carrozza sono una docente precaria storica (così ci hanno etichettati) della Sicilia. Innanzitutto complimenti per il Vostro interessamento nei confronti della scuola pubblica e della cultura in generale (credo che il Paese possa rinascere soltanto in questa direzione). Le “rubo” pochi minuti del suo tempo per portare alla luce una situazione che da decenni e più si verifica nella nostra Regione (credo pure in altre).

Per prima cosa ogni anno, anche precedentemente alla “famosa crisi”, le immissioni in ruolo vengono fatte con il contagocce (sopratutto in provincia di TP); le nomine a TD diminuiscono anno dopo anno (specie nel sostegno) non perché diminuiscono i posti (i posti in deroga sono tanti), ma perché vengono dati in assegnazioni provvisorie ed utilizzazioni su tutti i posti disponibili (diritto-fatto).

Da anni si assiste al “balletto” di docenti che vanno fuori per entrare di ruolo ed in assegnazione ritornano dopo un anno. Non dico che è sbagliato, ma si potrebbe optare per il 50% così si darebbe continuità didattica agli alunni (specie se disabili, come giustamente ha affermato anche Lei), cosa che il più delle volte non avviene, e noi precari da anni in GE, pluriabilitati e plurispecializzati , che abbiamo servito con passione, professionalità e diligenza lo Stato potremmo avere la possibilità o di ottenere il ruolo (compatibilmente con i posti disponibili) oppure ricoprire l’incarico annuale che abbiamo avuto per svariati anni di seguito.

So che l’argomento è spinoso e non di facile risoluzione, ma mi appello (come tanti) al suo buon senso. Penso che anche noi, che per svariate ragioni abbiamo scelto di rimanere nella nostra terra, abbiamo il diritto di non essere dimenticati e tutelati. Forse ci saranno degli interessi che non mi sono chiari e che non riesco ad accettare. Adesso ci ritroviamo a rifare la “gavetta” aspettando la mattina il cell che squilla anche per un solo giorno di supplenza, sperando che la prima scuola a chiamare (ci hanno diminuito drasticamente anche il numero delle sedi da scegliere: appena 10 per Infanzia e Primaria, proprio una roulette russa) sia la migliore con più giorni di supplenza da proporre.

Altra “oscenità”: spesso le scuole, credo per mancanza di fondi, non chiamano il supplente dividendo le classi o togliendo l’insegnante di sostegno all’ alunno per fare le supplenze, cosa ancor più grave, l’insegnante di sostegno assente non sempre viene sostituito soprattutto se è presente l’assistente igenico-personale.

I genitori sono stanchi di combattere per diritti in teoria spettanti. La figura del docente, in questi ultimi decenni, è stata sminuita sempre più, umiliata, delegittimata, quasifossimo dei parassiti dello Stato in cerca del posto fisso. Ma mi chiedo, per il compenso economico riconosciuto, per tutte le difficoltà, l’instabilità , le responsabilità e le competenze che ci competono, ne vale la pena? La risposta me la sono data più volte nel momento di entrare in aula; in quella realtà multiforme e meravigliosa dove si incontrano-scontrano culture, opinioni, modi di essere. Dove tanti piccoli “uomini e donne” del domani ti osservano ed aspettano accoglienza, empatia; con molta voglia di imparare insieme ad affrontare nel miglior modo possibile le sfide del nuovo Mondo globalizzato.

Un’ultima cosa: perché la riforma Gelmini non è stata abrogata? Ad esempio, la nostra scuola primaria (con il suo modulo) era il fiore all’occhiello del percorso di istruzione-formazione, quasi invidiato dagli altri Paesi europei.

Grazie per la Sua cordiale attenzione

da orizzontescuola.it