Scuola: l’insopportabile decisione di spostare il test Invalsi

C’è qualcosa di assolutamente insopportabile nella decisione dell’Invalsi di rinviare le prove nelle scuole elementari a fronte dello sciopero plebiscitario del 5 maggio prossimo, qualcosa che fa il paio con le arroganti offese del Ministro Giannini di qualche giorno fa, quando ebbe a dire che i docenti italiani, o sono squadristi (quelli che l’hanno contestata, che in realtà squadristi non sono affatto, ma solo esasperati da decenni di incuria, tagli, stipendi da fame, riforme inutili e inefficaci), o sono abulici.

Questo qualcosa ha a che fare con quelle regole generali del gioco (democratico) che sono le uniche in grado di garantire tutti, va oltre dunque la discussione sui test in sé e sulla condizione attuale e disastrata della scuola pubblica italiana.

È evidente a chiunque abbia un minimo di conoscenza delle norme che sovraintendono ai rapporti sindacali, che spostare una prova programmata da tempo, contro la quale è stato dichiarato uno sciopero, è un atteggiamento palesemente anti-sindacale, dunque contrario alla legge.

Ma è anche di più: esso è testimonianza di una visione direi addirittura a-sindacale del mondo del lavoro, di una neg-utopiadi una società in cui il parere dei lavoratori è vissuto come un inutile fastidio, qualcosa di cui liberarsi al più presto, perché può avere il solo effetto di ritardare, o impedire, procedure ritenute indispensabili. Da chi? Da coloro che le hanno decise e che da tali procedure ricavano peraltro l’unica ragione della loro costosa esistenza: l’Invalsi stesso.

Cioè: uno dei giocatori, a metà partita, cambia le regole a proprio vantaggio. E i lavoratori faranno bene a tacere. Se non è fascismo, ci manca assai poco, è certamente il segno di una visione autocratica (tecnocratica, avrebbe detto il buon Gaber, che ai tecnocrati italiani dedicò un indimenticabile brano) del mondo, dove conta solo il parere di chi comanda.

Signor Ministro, lei ha qualcosa da dire al proposito, o anche questa domanda le sembra segno di un atteggiamento ‘squadrista’? Perché devono tacere gli insegnanti italiani, magari vi chiederete? Questo l’ha spiegato bene, il Ministro, qualche giorno fa: perché gli insegnanti italiani, o sono squadristi, o sono abulici e dunque, evidentemente, non hanno i medesimi diritti degli altri lavoratori.

Va da sé che, in qualsiasi democrazia che si rispetti, un Ministro, dopo dichiarazioni come quelle di Giannini, o si scusa, o si dimette. Conosco luoghi d’Europa dove, prima si scuserebbe, per dimettersi immediatamente dopo. Un Ministro che pensa della categoria di lavoratori che è chiamato ad amministrare quello che ha dichiarato Giannini non ha altra scelta. Dicendo quello che ha detto, ha sostenuto che ci troviamo in una situazione inemendabile. Cosa pensa di fare, per rimediare, Signor Ministro? Ci imporrà le mani e, ungendoci, ci cambierà? Che cosa intende fare per ridare a questa nazione una classe insegnante che si rispetti? Perché se non lo sa, se non conta sui miracoli, allora che ci sta fare a Viale Trastevere?

Persino l’on. Fassina, che fa parte del suo medesimo Partito, l’ha invitata a scusarsi, ma lei non ha avuto tempo di ascoltarlo, era troppo impegnata a sorridere. Sì, a sorridere, perché è quella la prima regola dei giovani politici italiani: sorridere comunque ed evitare accuratamente di rispondere alle domande. Non mi stupisco dunque che, in un’Italia in cui si pretende di fare una legge elettorale a colpi di ‘fiducia parlamentare’, sembri normale che un Ministro insulti i lavoratori, né che alcuni, ubriachi di populismo, gli diano ragione.

Non mi stupisco neanche dell’assoluta irenicità con cui l’Invalsi annuncia alla nazione che le regole sindacali non lo riguardano: è la stessa di Marchionne, quando doveva liberarsi della Fiom. Stessa scuola, stesse parole, stessi scopi, stessi mandanti. Nel frattempo la scuola pubblica italiana cade, letteralmente, a pezzi, le motivazioni dei suoi insegnanti, ridotti al rango sociale più basso della storia moderna, sono ormai svaporate del tutto, i nostri figli vanno a far lezione in aule vecchie, strapiene, uno sull’altro, con insegnanti ormai (questo sì) vecchi e stanchi (io per primo) e che lo diventeranno ancora di più prima della pensione, mentre migliaia di giovani sono lasciati fuori della porta, indotti a farsi la guerra l’uno con l’altro, in una corsa al posto fisso che assomiglia disgustosamente alla corsa dei carri che si usava nel West per assegnare le terre ai nuovi coloni.

Niente male per un Partito e per un Presidente del Consiglio che avevano messo la scuola al primo posto. Questa non mi pare #unabuonanotizia. Lei che pensa, Presidente? Sorride?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/28/scuola-linsopportabile-decisione-di-spostare-il-test-invalsi/1629373/

Scuola, è ufficiale: slittano di un giorno le prove Invalsi alla primaria

Ora è ufficiale: slittano di 24 ore le prove Invalsi, in vista dello sciopero unitario dei sindacati confederali della scuola proclamato il 5 maggio. Le prove di lettura e di italiano in seconda e quinta primaria in calendario proprio il 5 maggio si svolgeranno il giorno successivo, il 6 maggio. Lo di Claudio Tucci –

Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/8fP9M3

Sciopero del 5 maggio, cosa accadrà in caso di alta adesione? Semplice: si chiude la scuola

L’adesione totale o comunque molto alta del personale Ata comporterà comunque la chiusura dell’istituto, perché non si potrebbe assicurare la vigilanza e la tutela degli alunni all’ingresso e all’interno. In pratica, non si svolgeranno lezioni laddove anche tutti i docenti sono in servizio, ma i collaboratori scolastici decidono di aderire alla protesta.

Cosa accadrà in caso di alta adesione allo sciopero del 5 maggio, contro la #riformabuonascuola, proclamato dai Cobas e a cui hanno successivamente dato la loro adesione anche Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals, Gilda e anche altri sindacati tra cui l’Unicobas? Semplicemente, le lezioni non si svolgeranno.

A ricordarlo è la Flc-Cgil, che in una nota spiega che “se tutti dichiarano di scioperare la scuola chiude e il dirigente scolastico lo comunica alle famiglie. Il dirigente è tenuto a comunicare alle famiglie, almeno 5 giorni prima, le modalità di funzionamento della scuola nel giorno dello sciopero”.

 

Il sindacato Confederale ricorda che è compito sempre del dirigente scolastico “stimare se è possibile che alcune lezioni siano garantite o meno. L’adesione totale o comunque molto alta del personale Ata comporta comunque la chiusura della scuola, perché non si potrebbe assicurare la vigilanza e la tutela degli alunni all’ingresso e all’interno dell’istituto. La scuola – conclude la specifica della Flc-Cgil – , a differenza di altri servizi pubblici, non deve garantire servizi minimi, se non in casi rarissimi, come un contingente minimo di Ata durante gli esami finali”.

In una scuola, in pratica, dove sono presenti tutti i docenti ma hanno scioperato i collaboratori scolastici, le lezioni con ogni probabilità non si svolgeranno.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/11142-sciopero-del-5-maggio,-cosa-accadra-in-caso-di-alta-adesione-semplice-si-chiude-la-scuola.html

Lo sciopero della scuola di martedì 5 maggio

Uno sciopero generale della scuola è stato indetto dai principali sindacati per martedì 5 maggio 2015. L’iniziativa è stata promossa unitariamente dai sindacati scuola FLC CGIL, CISL scuola, UIL scuola, SNALS e GILDA. Lo sciopero è stato organizzato contro il disegno di legge cosiddetto “La buona scuola” del governo Renzi, che nelle settimane scorse è stato in esame presso la Settima commissione della Camera (Cultura, Scienza e Istruzione) e che ora è alla Camera dei Deputati.

Per lo sciopero della scuola i sindacati hanno organizzato cortei a Milano, Aosta, Catania, Palermo, Roma, Bari e Genova. Altre manifestazioni sono state organizzate dai Cobas in altre città come Torino, Bologna, Firenze, Cagliari e Catania. Era da circa 8 anni che le principali sigle sindacali della scuola non organizzavano uno sciopero con modalità simili contro un provvedimento del governo.

A Roma il corteo si riunirà in piazza della Repubblica, poi seguirà un percorso tra le vie della città fino ad arrivare in piazza del Popolo. A Milano il punto di ritrovo è stato organizzato in piazza della Repubblica, poi il corteo passerà in alcune vie centrali della città fino ad arrivare all’Arco della Pace, all’inizio di corso Sempione.

Gli insegnanti aderenti ad altre sigle sindacali avevano già partecipato a un altro sciopero, organizzato il 24 aprile scorso.

http://www.ilpost.it/2015/05/04/sciopero-scuola-5-maggio/

Studiare tanto e imparare poco: il gap digitale della Scuola italiana

Una recente ricerca OCSE afferma che gli studenti italiani studiano tanto (a casa) ma imparano poco al contrario dei loro colleghi del Nord Europa: il responsabile è il digital divide della scuola italiana

di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano
Una recente indagine dell’OCSE rileva come gli studenti italiani siano, nel mondo, tra i più “afflitti” dai compiti a casa. I nostri studenti delle medie superiori trascorrono, infatti, quasi nove ore la settimana a fare i “compiti” contro una media Ocse di 4,9 ore. E’ il dato più elevato tra i paesi dell’area.

 

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Fig. 1 Tempo dedicato ai compiti a casa dagli studenti dell’Area OCSE

 

Altro dato interessante: l’Italia si distingue anche per il maggior divario, nei risultati, tra gli studenti socio-economicamente avvantaggiati che dedicano ai compiti a casa circa undici ore per settimana – e quelli con una famiglia meno abbiente che non vanno oltre le sei ore. E’ la differenza maggiore dell’intera Ocse. In questo modo anche la disparità di performance tra “ricchi” e “poveri” è tra le più elevate del mondo. In Italia, genitori e famiglie che hanno il tempo, la preparazione o le disponibilità ed economiche per fare studiare di più i ragazzi a casa hanno perciò figli più preparati e con più opportunità rispetto alle famiglie più svantaggiate, cosa che accade di meno in altri paesi OCSE.

Ma perché gli studenti italiani che studiano il doppio a casa di quelli finlandesi, e coreani non hanno gli stessi risultati scolastici ad esempio in matematica? Finlandesi e coreani che svettano nelle classifiche sulle competenze scolastiche, dedicano, infatti, allo studio in media meno di tre ore la settimana, meno della metà degli italiani. Anche Inglesi, Francesi e tedeschi hanno risultati migliori in matematica e studiano a casa molto meno dei nostri studenti!

 

 

Fig. 2 Prestazioni degli studenti di quindici anni nell’area OCSE in Matematica (punteggio di riferimento 500 punti). Rapporto OCSE PISA 2012.

L’OCSE stessa fornisce la risposta a questo mistero della scuola italiana. Dopo circa quattro ore la settimana di “compiti” a casa, il tempo in più investito sui libri ha effetti trascurabili sulla performance; nel caso dei nostri studenti cinque ore di compiti a casa sono inutili!

Altre caratteristiche del sistema scolastico di un paese, come la qualità dell’istruzione, l’infrastrutturazione tecnologica e l’organizzazione delle scuole hanno un’importanza maggiore. Ora è proprio su questo che vogliamo porre l’accento. In Finlandia, ad esempio, viene investito in istruzione, formazione e ricerca il 7,1 del PIL in Italia, un risibile 0,8 per cento. Ma è a livello metodologico e tecnologico che il gap tra la scuola italiana e quelle più avanzate è davvero elevato. I nostri insegnati sono molto preparati ma lavorano all’interno di un sistema che presenta elementi di radicale inefficienza, rispetto a quelli dei nostri cugini OCSE. Io credo che molte di queste difficoltà potrebbero essere superate elevando drasticamente il tasso di digitalizzazione dell’infrastruttura scolastica: vediamo perché.

 

L’assenza di infrastruttura tecnologica impedisce di cambiare la didattica

 

Come abbiamo più volte rilevato in questa sede, infatti, e secondo i dati forniti anche dal documento governativoLa buona scuola in Italia solo il 9%, secondo le stime più ottimistiche, delle classi è connesso ad internet. Nei paesi con i migliori risultati nei test OCSE-PISA, questa percentuale supera sempre l’80%. Noi crediamo che essere “connessi” in classe offra agli insegnati e agli studenti un insieme di opportunità molto maggiore più rispetto a insegnati e studenti che si trovano a operare in classi “non connesse”. Analizziamo più in dettaglio le differenze:

a) Accesso diretto a contenuti disciplinari che possono fare la differenza

Il semplice accesso a Internet in classe offre la possibilità di accedere a una quantità di contenuti on-line e di ambienti di apprendimento disciplinari free disponibile on-line che evidentemente non posso che migliorare il tasso di preparazione e di motivazione degli studenti. Nel caso della matematica, oggetto dell’indagine OCSE-PISA cui ci riferiamo, la differenza è lampante. Ad esempio chi ha accesso a Internet in classe può usufruire e utilizzare le “classi virtuali” i video, e i contenuti del progetto Khan Accademy. Si tratta di un’organizzazione educativa no profit creata nel 2006 da Salman Khan, un ingegnere statunitense originario del Bangladesh. L’obiettivo dichiarato, di questo progetto è quello  di “fornire un’educazione di alta qualità a chiunque, dovunque”, il sito dell’organizzazione raccoglie (a metà del 2013, oltre 4000 video-lezioni, caricate attraversoYou Tube),che toccano un’ampia gamma di discipline; in particolare la matematica ma anche la fisica, la chimica, la biologia, l’astronomia, l’economia. Ciascuna lezione dura all’incirca dieci minuti ed è corredata di esercizi e di tracce di lavoro da svolgere nella classe virtuale che ciascun docente può crearsi gratuitamente. I contenuti di Khan Accademy sono disponibili anche in versione italiana a questo indirizzohttps://it.khanacademy.org

 

b) Risparmio di circa il 60% sui contenuti per l’apprendimento

Nei paesi più sviluppati gli studenti non devo più portare a scuola pensanti cartelle piene di libri cartacei che nella maggior parte dei casi vengono utilizzati sono in minima parte. Gli studenti vanno a scuola solo con un notebook o un tablet che garantisce loro l’accesso sia all’ambiente virtuale/registro elettronico della scuola che ai contenuti digitali per l’apprendimento creati e prodotti dagli editori specificamente per i supporti digitali. Negli USA e nel Regno Unito il risparmio per le scuole e le famiglie si aggira, appunto,  intorno al 60%, ove scelgano la versione digitale degli Handbook per la scuola. Questo perché gli editori anglosassoni e del Nord Europa hanno deciso autonomamente al contrario di quelli di casa nostra di farsi sul serio concorrenza sul nuovo supporto digitale come dimostra il market place on-line Course Smart. E’ ovvio ed evidente a tutti il vantaggio e non solo quello per le schiene degli studenti, ma soprattutto quello per il budget delle istituzioni formative e delle famiglie;

 

c) Gestione  diretta dei compiti da parte degli insegnanti: meno ore di lavoro a casa per genitori e studenti
E’ veniamo al punto che ci interessa di più in questo contesto e cioè il problema dei “compiti a casa” da cui siamo partiti. E’ chiaro che nei paesi dove Internet e le metodologie didattiche attive legate all’utilizzo delle tecnologie in classe sono più diffuse (Ferri, P.  Come sarà la scuola dei veri  Nativi Digitali? Il futuro nella flipped classroom) minore è il numero di ore che vengono dedicate ai “cosiddetti” compiti a casa. Come accade appunto in Finlandia e Corea e negli altri paesi ad alta integrazione delle tecnologie nei sistemi di apprendimento. L’adozione, infatti, di metodologie didattiche attive, riduce drasticamente la quota di apprendimento nozionistico necessario agli studenti. Il “lavoro dello studente” si trasforma in lavoro di ricerca e approfondimento, guidato, in classe o a casa, dall’insegnate. La barriera tra casa e scuola viene abbattuta attraverso l’adozione di Ambienti virtuali per l’apprendimento che permettono all’insegnate di gestire direttamente il lavoro a casa degli allievi. In questo modo gli studenti “attivati” e attivi sulla rete e in classe non debbono più passare ore a casa a studiare, per lo  più a memoria, i contenuti spiegati in classe dall’insegnate. A scuola e con la guida dell’insegnate lavorano concretamente a risolvere problemi, applicando i principi dellearning by doing di Dewey.

 

Conclusioni

Siamo partiti da un problema molto sentito dai genitori italiani quello dell’eccesso di compiti a casa rispetto al risultato scolastico segnalato dall’OCSE. Ricordiamoci che secondo le stime delle associazioni dei consumatori le “ripetizioni” costano ai genitori italiani tra i 150 e 200  milioni di euro all’anno (tutti in nero!) e siamo pervenuti ad una conclusione interessante. Anche in questo caso un uso “sensato” e metodologicamente corretto delle tecnologie digitali per l’apprendimento può risolvere sia il problema dei week end di genitori e studenti che quello dei budget familiari investito in libri cartacei e in ripetizioni. Con i 150 milioni risparmiate in “ripetizioni” forse anche gli stipendi dei docenti italiani – i più bassi d’Europa – potrebbero essere aumentati e resi più dignitosi, migliorando in questo modo anche la preparazione dei nostri studenti che studiano tanto e apprendono poco o comunque molto meno di quanto potrebbero.

 

26 Gennaio 2015

http://www.agendadigitale.eu/competenze-digitali/1296_studiare-tanto-e-imparare-poco-il-gap-digitale-della-scuola-italiana.htm

Alle Elementari le scienze in inglese

Il ministro Giannini: i nuovi assunti non possono cambiare sede per tre anni. La matematica? Il problema è la preparazione degli insegnanti

di Gianna Fregonara

Il ministro Stefania Giannini  all’inaugurazione dell’anno accademico all’Istituto tecnico agrario Sereni di Roma (Ansa/Maurizio Brambatti)Il ministro Stefania Giannini all’inaugurazione dell’anno accademico all’Istituto tecnico agrario Sereni di Roma (Ansa/Maurizio Brambatti)
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E’ conto alla rovescia per il decreto che entro la fine di febbraio dovrà fare la sintesi del progetto buona scuola.
Ministro Giannini, sono confermati i 140 mila assunti?
«Saranno tutti assunti il primo settembre e dovranno restare almeno tre anni nel posto che scelgono».
Cinquantamila circa copriranno le cattedre disponibili, gli altri ottantamila formeranno l’organico funzionale, in media due insegnanti in più per ogni istituto.
«Copriranno le supplenze, si occuperanno di alcune nuove competenze come la logica, l’educazione alla salute e all’ambiente e l’insegnamento lingua inglese, la lingua italiana per stranieri».
E’ prevista la formazione di questi prof? Con che fondi?
«Non subito, probabilmente durante l’anno. I fondi li troveremo, useremo i risparmi dell’abolizione delle supplenze. Ieri intanto ho stanziato altri 50 milioni per le spese correnti delle scuole».
Cosa cambia per i ragazzi?
«Il nostro è uno sforzo per traghettare la scuola dal Novecento al nuovo secolo, senza smantellare la base teorica che poggia sul sistema delle conoscenze. Aggiungeremo alcune competenze nel curriculum, ma quello che più ci interessa è che ci siano insegnanti preparati, motivati e aggiornati e che i singoli istituti funzionino. Saranno i bambini che inizieranno l’anno prossimo le elementari quelli che beneficeranno del tutto delle novità».
Che novità sono previste per le elementari?
«Nelle quarte e quinte oltre alla musica e all’educazione fisica con insegnanti specialisti da settembre ci sarà la possibilità di avere veri e propri professori di inglese che insegneranno, in compresenza con la maestra, una materia in inglese, il cosiddetto Clil».
C’è un numero sufficiente di insegnanti di lingua inglese? Nelle superiori sono dieci anni che si arranca e quest’anno i Clil per la maturità che doveva diventare obbligatorio non è partito…
«Abbiamo insegnanti per cominciare, poi si tratterà di orientare i concorsi, a partire dall’anno prossimo. So che ci vorrà del tempo,noi impostiamo un modello nazionale per la prossima generazione di insegnanti di inglese».
La materia in lingua inglese si farà anche alle medie?
«Per ora no. Ma i presidi potranno usare l’organico funzionale. Dal prossimo concorso avremo anche docenti di italiano come seconda lingua per i bambini non madrelingua».
Si è parlato di soglie o di quote riservate agli stranieri?
«No, direi di no. L’integrazione non è questione di quantità ma di qualità».
Scuola del futuro: non si può non parlare del digitale. L’Inghilterra ha introdotto due ore obbligatorie di programmazione alla settimana. E da noi?
«Ci rendiamo conto che non basta dare Ipad, computer o lim, né giocare con gli strumenti informatici. Ma non ci saranno ore di coding come disciplina, penso invece a lezioni di logica o a progetti specifici usando il personale a disposizione già alle elementari».
E alle superiori cosa cambierà?
«Arte sarà estesa con un’ora aggiuntiva in tutti e cinque gli anni dei licei, si sta studiando come inserirla nei tecnici e professionali, magari in modo facoltativo. Inseriremo anche un’ora di economia in terza e quarta superiore».
Gli studenti italiani sono in genere poco brillanti nelle materie Stem, cioè scientifiche, matematica in testa.
«Questo non è un problema di orario, ma di preparazione degli insegnanti e di condizioni dell’apprendimento».
Il Pd ha votato un risoluzione sul curriculum personalizzato, la riforma lo prevede?
«No, non si potrà personalizzare il curriculum. Ma con l’organico funzionale ogni scuola può ampliare la propria offerta e proporre progetti e materie in più».
Sugli scatti di merito ai prof avete fatto dietrofront?
«No, la proposta della buona scuola era provocatoria. Circa un quarto dello scatto sarà di anzianità, il resto sarà calcolato con i crediti guadagnati nel triennio dagli insegnanti. Mi piacerebbe che ci fossero dei criteri nazionali che se raggiunti daranno il diritto alla parte di scatto di merito».
In Italia non ci sono prof giovani. E i 140 mila precari non abbassano l’età media.
«Vogliamo smaltire le graduatorie e dal prossimo concorso avremo insegnanti più giovani e preparati per le esigenze della scuola del futuro. Tra dieci anni l’età media sarà scesa di almeno 3-4 anni».
Che cosa farete contro l’abbandono scolastico, vera piaga del sistema italiano?
«Non c’è una misura specifica, ma vorrei ripartire dal lavoro della Moratti sugli istituti professionali, aumenteremo le ore in azienda, da 70 a 200 nel triennio dei tecnici, al Sud cercheremo di coinvolgere anche il pubblico. Sarà determinante l’organico funzionale».
Nel decreto non c’è la riforma dei cicli, della scuola media. Perchè?
«Se non hai scuole autonome e un organico responsabile, cambiare l’ordinamento non serve a nulla. Vedremo più avanti».
I suoi rapporti con il Pd non sono idilliaci.
«C’è una certa cacofonia ma io lavorato bene sia con il sottosegretario Reggi che con Faraone. Il Pd tende giustamente ad essere molto protagonista».

Progetto Galileo nelle scuole superiori, dal 5 febbraio

Nell’ambito del protocollo d’intesa MIUR-INTEL CORPORATION S.p.A., l’avviso del 23/01/2015intende selezionare istituti secondari di secondo grado, con particolare riferimento agli istituti tecnici del settore tecnologico e gli istituti professionali del settore industria e artigianato, che saranno beneficiari dei prodotti e servizi previsti dall’Accordo
Operativo di cui sopra, al fine di favorire la sperimentazione e l’utilizzo di strumenti tecnologici per realizzare ambienti di apprendimento collaborativi, che diano la possibilità ai giovani di acquisire competenze per avvicinarsi al mondo del lavoro nell’ambito dei sistemi automatici.

L’avviso ha come oggetto la fornitura gratuita di n. 200 schede di sviluppo Intel® Galileo da distribuire ad un totale di 40 istituti di secondo grado secondo una dotazione predefinita di 5 schede Intel® Galileo per ciascuna scuola.

La documentazione e le informazioni sulla scheda sviluppo Intel® Galileo sono reperibili sul sito http://www.intel.it/content/www/it/it/do-it-yourself/galileo-maker-quark-board.html.

Possono candidarsi gli Istituti di secondo grado, e in particolare gli istituti tecnici del settore tecnologico e gli istituti professionali del settore industria e artigianato. Ciascuna Istituzione scolastica può presentare una sola candidatura.

Le domande di partecipazione dovranno essere inoltrate a partire dal giorno 5 febbraio 2015 e comunque entro e non oltre del giorno 20 febbraio 2015 dal dirigente scolastico delle isti tuzioni scolastiche interessate, esclusivamente, pena l’esclusione dalla procedura, mediante la compilazione del form on line presente nell ‘area dedicata sul sito del MIUR al seguente indirizzo http://www.istruzione.it/ProtocollilnRete/.

http://www.sinergiediscuola.it/notizie/miur/progetto-galileo-nelle-scuole-superiori.html