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Stop ai libri digitali a scuola

No, i libri digitali a scuola non saranno obbligatori neppure nel settembre 2014, l’ultima data fissata dal decreto Profumo (che lo scorso 26 marzo aveva spostato in avanti l’inizio della nuova era, in un primo momento previsto per il settembre 2013). Il ministro dell’Istruzione in carica, Maria Chiara Carrozza, a metà di questa settimana ha incontrato gli editori, arrabbiati per la rapida evoluzione digitale della scuola (che assorbe un quinto del totale dei libri venduti in Italia, un fatturato di 650 milioni di euro), e ha comunicato loro: «Fermiamo tutto, l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva, voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi».

Già, gli editori, conservativi e conservatori, due mesi dopo avevano fatto un ricorso al Tar contro il decreto Profumo: temevano un crollo delle vendite dei libri cartacei e temevano il contenimento dei prezzi dei loro prodotti, sia cartacei che digitali. La Carrozza, che ha ispirato il suo inizio mandato a un prudente monitoraggio del sistema scolastico in attesa di riforme “a settore” di lunga durata, ha detto agli editori: il sentiero dei libri digitali è segnato e non vogliamo uscirne, i tempi, però, mi sembrano troppo rapidi e il ministero non vuole nuovi contenziosi. Presto, interverrà in maniera formale per rivedere le indicazioni del suo predecessore, che, va ricordato, impose il decreto agli editori dopo diversi scontri culminati in un’infuocata riunione lunga cinque ore in viale Trastevere. È fortemente probabile che l’obbligo di libri scolastici digitali (o misti) slitti alla stagione scolastica 2015-2016. Il Miur non ha ancora spiegato se alla frenata sui testi digitali corrisponderà lo sblocco del tetto sui costi imposti da Profumo alle aziende (con risparmi per le famiglie dal 20 al 30 per cento).

Il ministro Carrozza ha scelto di congelare i libri digitali anche perché ha compreso il ritardo infrastrutturale tecnologico della scuola italiana: banda larga, wifi, cose per ora residuali nelle nostre aule. Gli editori, soddisfatti per i loro bilanci, commentano: «Avremmo dovuto macerare interi magazzini». E offrono queste spiegazioni alla loro posizione: «L’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche».

L’Associazione editori non ricorda, tuttavia, che alcuni editori hanno già lanciato versione 2.0 dei manuali scolastici e che soprattutto l’Ocse, l’organizzazione che raggruppa i paesi industrializzati, ha bocciato la lenta progressione della scuola digitale italiana ricordando che in Inghilterra l’80 per cento delle classi è attrezzata per il digitale. Sul piano dei libri digitali (non solo quelli scolastici), a fine giugno è stato certificato che il mercato è in rapida crescita: i titoli in formato digitale sono 60.598, ovvero l’8,3% dei titoli in commercio, e il 44,6% delle novità italiane sono pubblicate anche in ebook. Rispetto al 2012, i lettori in digitale sono il 45,5% in più. Ma la scuola resta fuori.

da repubblica

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

Salviamo la scuola dall’ebook integralista

da l’Unità

Salviamo la scuola dall’ebook integralista

Perché scuola significa, al di là dei mezzi che si utilizzano per fare lezione, soprattutto rapporto educativo

ROBERTO CARNERO robbicar@libero.it

CON UN RECENTE DECRETO FIRMATO DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE FRANCESCO PROFUMO si è data attuazione a un punto importante della cosiddetta «Agenda Digitale», che tanto sta a cuore a Mario Monti: dall’anno scolastico 2014-2015 i libri di testo adottati dovranno essere esclusivamente in formato elettronico o tuttal’più misto (cartaceo con una estensione elettronica). Quando si parla di questi argomenti, è sempre consistente il partito degli entusiasti, pronti a cantare «le magnifiche sorti e progressive» del cambiamento in senso moderno della scuola. Ci sono però anche alcune perplessità. Ad esempio c’è chi fa notare che il risparmio per le famiglie argomento portato a suffragio di questa innovazione è soltato teorico: perché per utilizzare i libri digitali bisogna acquistare specifici supporti informatici (computer portatile, tablet, e-reader ecc.). In molti, inoltre, esprimono la preoccupazione che l’eliminazione dei libri cartacei determini un problema di mancanza di punti di riferimento certi, stabili, autorevoli, in un ambiente virtuale, quello di Internet, in cui si trova tutto e il contrario di tutto. Tra costoro si colloca il filosofo Giovanni Reale, autore, presso l’Editrice La Scuola, di un vivace pamphlet intitolato Salvare la scuola nell’era digitale (pagine 110, curo 10.00). Reale pone l’accento su un aspetto che spesso sfugge, ma che sul quale non si può non essere d’accordo: «Occorre non trasformare in ‘fini’ quelli che sono semplici ‘mezzi’, che pure hanno una grande e innegabile portata, ma che, comunque, devono assolvere non altro che la loro funzione di mezzi». In altre parole, è un po’ semplicistico e illusorio pensare di migliorare la qualità dell’insegnamento soltanto attraverso l’introduzione di nuovi strumenti tecnici. Reale perciò cerca di smontare la visione che sta alla base delle nuove normative, una visione «fondata su un paradigma culturale fortemente ‘integralistico’, che ingabbia la realtà nelle dimensioni della tecnologia e dell’informatica». Perché scuola significa, al di là dei mezzi che si utilizzano per fare lezione, soprattutto rapporto educativo. E la qualità di un rapporto è data dalle persone. Forse, dunque, sarebbe il caso di partire da lì, dal valorizzare, sul piano motivazionale e anche su quello economico, i professionisti della scuola, cioè i docenti.

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

Libri di testo digitali: obbligatori dal 2014/15. Tetto di spesa ridotto del 30%

Nel Decreto, del quale orizzontescuola.it è venuto in possesso, quali sono gli obblighi per le scuole e quali sono le indicazioni da parte del Ministero per i libri misti e digitali.

L’obbligo per le scuole entrerà nel 2014/15, anno in cui i Colleghi dei docenti dovranno effettuare nuove adozioni. Prima spetterà alle classi prima e quarta della scuola primaria, alla prima classe della secondaria di primo grado e alla prima e terza classe della scuola secondaria di secondo grado. Limitatamente agli anni scolastici 2014/15 e 2015/16 per la prima e terza classe della secondaria di secondo grado, il collegio potrà evantualmente confermare le adozioni dei testi già in suo.

Riduzione dei tetti di spesa

I tetti di spesa nelle classi interessate all’adozione dei libri digitali subiranno una riduzione rispetto a quelli del 2013/14 del 30% nel caso in cui l’intera dotazione libraria si acomposta da libri in versione digitale, negli altri casi del 20%

Caratteristiche dei libri

Indicazioni vengono date dal MIUR anche per quanto riguarda le caratteristiche dei libri digitali e misti.

I testi misti si dovrà comporre di due parti, adottabili in maniera disgiunta:

  • una parte “testuale-narrativa, descrittiva-esplicativa”, in formato cartaceo o digitale, che contine i fondamenti della singola disciplina (leggi, definizioni, fatti, processi, ecc);
  • una parte di contenuti digitali integrativi. Questa parte conterrà, ad esempio: prove, argomentazioni, dimostrazioni, esempi e contro esempi, esercizi, approfondimenti come ricerche, spunti di riflessione, problemi reali. Tali contenuti dovranno avere come obiettivo l’interazionee dovranno veicolare esperienze o esercitazioni, sperimentazioni attraverso inteerattività e collaborazione, nonché approfondimenti.

I libri interamente digitali si differenziano dai misti perché la parte “testuale-narrative, descrittiva-esplicativa” deve essere anch’essa in formato digitale.

Scarica il Decreto con i particolari

da orizzontescuola.it

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

Libri di testo digitali, avanti sempre più adagio

Libri di testo digitali, avanti sempre più adagio
di Alessandro Giuliani
La commissione Industria di Palazzo Madama ha rallentato ulteriormente i tempi: nel maxiemendamento al decreto sviluppo, in un colpo solo è stata posticipata di un anno, al 2014/2015, l’adozione di “libri nella versione digitale o mista”. E pensare che il Governo Berlusconi prevedeva che già da quest’anno li avrebbero dovuti adottare tutte le classi. L’ultima parola spetta ora alla Camera.
Il destino dei libri di testo scolastici va certamente verso delle versioni sempre più digitali e meno cartacee. Solo che ciò avverrà con tempi decisamente distesi.
Nei giorni scorsi avevamo riportato la notizia sulla volontà espressa dal Governo di far approvare un emendamento al dl Sviluppo, attraverso la commissione Industria al Senato, per far adottare dal prossimo anno scolastico i libri digitali o misti solo nelle seconde classi della scuola secondaria di I grado e nella secondaria di II grado che aderiscono al piano “Scuola digitale-Classi 2.0″. Dal 2014/15 i libri ‘informatici’ avrebbero dovuto trovare spazio anche nelle le seconde classi della scuola secondaria di I grado e nelle prime classi della scuola secondaria di II grado che non aderiscono al progetto nazionale. Dal successivo, 2015/16 sarebbe toccato alle classi rimanenti.
Il provvedimento rappresentava, se approvato, già un bel passo indietro rispetto a quanto stabilito nella Legge 133 del 2008, che aveva previsto la messa a regime del passaggio progressivo al formato misto-digitale già dall’anno scolastico in corso. E anche rispetto alla prima versione del decreto sviluppo approvato un paio di mesi fa dal Governo Monti, secondo cui che introduceva le versioni “miste” già dal 2013/14 in tutte le scuole superiori. E nel successivo nella primaria e nella secondaria di primo grado.
Ora, però, la commissione Industria di Palazzo Madama ha rallentato ulteriormente i tempi. Nel maxiemendamento al decreto sviluppo passato, con la fiducia, il 6 dicembre al Senato, in un colpo solo è stata infatti posticipata di un anno, al 2014/2015, l’adozione di “libri nella versione digitale o mista, costituita da un testo in formato digitale o cartaceo e da contenuti digitali integrativi, accessibili o acquistabili in rete anche in modo disgiunto”. E, tra l’altro, solo nelle prime classe o in quelle che devono iniziare delle materie nuove. Quindi solo nelle prime e quarte classi della primaria, nelle prime classi delle medie, nelle prime e terze delle superiori. Per avere un’introduzione completa delle versioni digitali bisognerà aspettare l’a.s. 2016/17. Ora il testo passa alla Camera.
Ci dobbiamo aspettare ulteriori slittamenti? Probabilmente no. Ci sono ancora diversi anni per approvarli…
Emiliano
Coordinamento Scuole Valtiberina