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Dati pubblici Invalsi creano scuole di serie A e scuole di serie B

Eugenio Tipaldi, dirigente scolastico – Si vocifera che l’INVALSI l’anno prossimo renderà pubblici i dati sulle rilevazioni nelle scuole. I genitori così sapranno quali sono le scuole dove gli alunni raggiungono i risultati migliori e quali sono quelle dove gli studenti raggiungono i risultati peggiori e,ovviamente,cercheranno di iscrivere i figli nelle prime.

Ci saranno quindi scuole di serie A, dove ci sarà l’affollamento per le iscrizioni, e scuole di serie B, dove resteranno i più scalcagnati,come già avviene a causa del contesto socio-economico (al Sud d’Italia si raggiungono risultati peggiori all’INVALSI rispetto al Nord e idem, nella stessa città, nei quartieri svantaggiati economicamente rispetto ai quartieri benestanti).

A parte che sono contestabili le prove INVALSI bastate su test non sempre pertinenti e contestate anche nel mondo anglosassone da dove sono state emulate, per poter giudicare l’operato di una scuola, è l’ideologia sottesa a queste scelte che va contestata alla radice.

Quest’ideologia (una specie di darwinismo scolastico)sostiene che la concorrenza spinge al miglioramento le scuole. Ciò può essere vero a livello economico trattandosi di imprese, ma non è rispondente a livello di istruzione e di ricerca.

Su questo piano è stata sempre la cooperazione l’arma vincente, fino a prova contraria..

Si insiste invece nel teorema che la scuola sia un’azienda, con tutti i corollari che ne discendono: concorrenza deleteria fra le scuole, valutazione premiante dei dirigenti scolastici e degli insegnanti sulla base dei risultati INVALSI (sic!).

Quest’impostazione ha portato a chiudere le scuole nei quartieri-ghetto in Gran Bretagna. Vogliamo fare lo stesso anche in Italia? E’ una scelta discriminatoria..

Mi rivolgo al ministro Carrozza perché non accetti questa visione da darwinismo sociale e la rifiuti decisamente. Nei quartieri difficili la scuola è spesso l’unico presidio di legalità e di democrazia. Non facciamo l’errore di far chiudere queste scuole o di premiare gli insegnanti e i dirigenti scolastici delle scuole privilegiate, che si trovano in contesti tranquilli e garantiti. Premiamo invece quei docenti, quei collaboratori scolastici, quei dirigenti scolastici che restano in trincea a combattere nelle scuole di frontiera, con l’obiettivo di far rispettare le regole e di educare e di far studiare in contesti difficilissimi.

Ripristiniamo la platea scolastica, costringendo i genitori a iscrivere i loro figli nella scuola di quartiere. E’ la libera scelta dei genitori (altra ideologia liberista) che crea le scuole d’élite e le scuole -ghetto, perché i genitori scelgono, con la giusta ambizione di far migliorare i loro figli, le scuole di altri quartieri, anche se poi vengono ghettizzati,a loro volta, in classi raggruppate secondo la provenienza di residenza.

Nella scuola del quartiere -ghetto capita così che gli alunni migliori frequentino la scuola primaria e poi alle medie vadano via e restino gli alunni peggiori.

Invece con il ripristino della platea, le classi si potrebbero formare in maniera mista, con la presenza di alunni-modello da emulare in positivo, senza creare classi difficili da gestire e ingovernabili. Non ci meravigliamo, in queste condizioni, che i risultati dei test INVALSI saranno scarsi. Né i docenti né il dirigente scolastico di queste scuole, rispetto alla situazione di partenza, potranno fare miracoli ( il cosiddetto valore aggiunto!).

P.S. Ministro Carrozza, non faccia l’errore di dimettersi, perché le negano più fondi.

Ricordi quello che scrive Edgar Morin “oggi il problema dell’educazione e quello della ricerca sono ridotti in termini quantitativi “più fondi”, più insegnanti”, “più informatica” ecc. Si maschera, con ciò, la maggiore difficoltà che deriva dal fallimento di tutte le riforme dell’insegnamento che si sono succedute: non si può riformare l’istituzione senza prima aver riformato le menti, non si possono riformare le menti se non si sono prima riformate le istituzioni (in “La via. Per l’avvenire dell’umanità, Raffaello Cortina Editore, 2012 ). E’ una bella contraddizione, ma provi a risolverla

da orizzontescuola.it

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

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Il boicottaggio delle prove INVALSI esplode alle superiori. Cobas incontrano Doria, si discuterà del ruolo dei test alla maturità

A Mantova 2.700 studenti boicottano le prove e fioccano su Twitter le risposte burla

La protesta contro le prove INVALSI raggiunge il suo apice con le scuole superiori.

Numerose le niziative di protesta, dal boicottaggio, alle assenze mirate, alla consegna in bianco o con risposte sbagliate.

Molte di queste iniziative sono anche finite su Twitter e raccolte da portali come Skuola.net o Repubblica.it

Così, c’è chi, ad esempio, alla richiesta di “Giustificare la propria risposta” ha invocato la presenza del proprio avvocato.

Ma al di là del folklore, pare che le proteste di quest’anno abbiano fatto breccia a livello amministrativo e ieri i Cobas sono stati ricevuti dal sottosegretario Marco Rossi Doria che ha affermato la volotà di rivedere il ruolo delle prove, soprattutto per quanto attiene la maturità.

I Cobas, da canto loro, hanno chiesto che la somministrazione dei test venga decisa dai collegi e che vengano eliminati dagli esami di licenza media

da orizzontescuola.it

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

Matteo Renzi, il programma per la scuola. Dalla valutazione e incentivazione per docenti e dirigenti alla chiamata diretta di insegnanti ed ATA

E dopo la posizione di Bersani vediamo quella di Renzi sulla scuola. Notiamo che rispetto ai 7 punti di Bersani qui ne abbiamo 6, insomma ha già cominciato a tagliare (!)

Come Matteo Renzi rottamerebbe l’attuale assetto scolastico. Quali le sue proposte? In 6 punti una scuola basata sulla valutazione, formazione continua ed obbligata dei docenti, incentivi, ed ampia autonomia scolastica. Senza dimenticare la formazione dei docenti in ingresso e nuove regole per il reclutamento.

Al centro l’autonomia, ampia, “anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie”. E’ quanto si legge nel programma di Matteo Renzi, in corsa per le primarie del Partito Democratico.

“Una scuola dove si impara davvero”. Dice il “rottamatore” e nel suo programma snocciola 6 punti che rivoluzionerebbero l’attuale assetto scolastico:

  1. un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l’incentivazione degli insegnanti, sull’edilizia scolastica e sull’upgrade tecnologico della didattica;
  2. la valutazione degli istituti scolastici attraverso il completamento e il rafforzamento del nuovo Sistema di Valutazione centrato sull’azione di Invalsi e Indire, con la prospettiva di avvicinare gradualmente il nostro modello a quello britannico centrato sull’azione della Ofsted;
  3. incentivi ai dirigenti scolastici basati sulla valutazione della performance delle strutture loro affidate;
  4. una revisione complessiva delle procedure di selezione e assunzione dei docenti, basata sulle competenze specifiche e sull’effettiva capacità di insegnare;
  5. una formazione in servizio per gli insegnanti obbligatoria e certificata, i cui esiti devono contribuire alla valutazione dei docenti e alle progressioni di carriera, basata su un mix di: aggiornamento disciplinare, progettazione di percorsi con altri colleghi, aggiornamento sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica, incontri con psicologi dell’età evolutiva o con medici per capire come affrontare handicap o disturbi di apprendimento sui quali la scienza ha fatto progressi.
  6. la valutazione e incentivazione degli insegnanti, attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all’attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti migliori, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andrà il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota “Valorizza”, già sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.

 

Emiliano

Coordinamento Scuole Valtiberina

I soldi ci sono, ma non per noi !

Ieri forse in molti abbiamo seguito la puntata di Report, forse rimanendo delusi dal fatto che la sezione dedicata alla scuola era ben poca cosa. L’intera puntata si concentrava sul tema delle cricche che, a quanto pare, proliferano anche attorno ai grandi finanziamenti che il Miur mette in campo. Perchè alla fine questa è la vera notizia: i soldi ci sono, ma solo per alcuni. Quindi niente risorse per scatti di anzianità ed edilizia scolastica, ma pioggia di finanziamenti a progetti utili ma secondari come la digitalizzazione e le lim. Niente finanziamenti per fondo di istituto, ma 223 milioni di euro per le scuole private. A quanto pare l’onorevole Ghzzoni ha chiesto una audizione al ministro Profumo in relazione al servizio di ieri di Report (già per altro anticipato dal Fatto Quotidiano qualche giorno fa).